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  • Esaminiamo le Scritture ogni giorno del 2026
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Esaminiamo le Scritture ogni giorno del 2026
es26 pp. 88-97

Settembre

Martedì 1º settembre

Continuate a esaminarvi per vedere se siete nella fede (2 Cor. 13:5)

Dobbiamo impegnarci molto non solo per diventare cristiani maturi, ma anche per continuare a esserlo. Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo evitare di essere troppo sicuri di noi stessi (1 Cor. 10:12). Dobbiamo ‘continuare a esaminarci’ per essere certi che stiamo progredendo. Nella sua lettera ai Colossesi, l’apostolo Paolo sottolineò nuovamente l’importanza di continuare a essere cristiani maturi. Anche se quei cristiani erano già maturi, Paolo li avvertì del fatto che potevano essere presi in trappola dal modo di pensare del mondo (Col. 2:6-10). Ed Epafra, che a quanto pare conosceva bene i fratelli della congregazione, pregava costantemente che continuassero “a essere completi”, o maturi (Col. 4:12). Cosa ci fa capire questo? Sia Paolo che Epafra avevano compreso che un cristiano, per continuare a essere maturo, ha bisogno dell’aiuto di Dio, ma deve anche impegnarsi per mantenere forte la sua relazione con lui. Paolo ed Epafra volevano che i colossesi continuassero a essere cristiani maturi nonostante le difficoltà che stavano affrontando. w24.04 6-7 parr. 16-17

Mercoledì 2 settembre

Con noi c’è Geova. Non abbiate paura di loro (Num. 14:9)

Se abbiamo sviluppato il giusto timore di Geova, lo amiamo così tanto da non voler mai fare niente che possa dispiacergli. Vogliamo capire sempre meglio la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra la verità e la falsità, così da ottenere l’approvazione di Geova (Prov. 2:3-6; Ebr. 5:14). Se dovessimo temere gli uomini più di quanto temiamo Dio, potremmo sviarci dalla verità. Pensiamo ai 12 capi che andarono a esplorare la terra che Geova aveva promesso di dare agli israeliti. Dieci di quegli esploratori temevano i cananei più di quanto amassero Geova. Dissero agli altri israeliti: “Non siamo in grado di salire contro quella gente, perché è più forte di noi” (Num. 13:27-31). Da un punto di vista umano, i cananei erano più forti. Questa parte del ragionamento era vera. Ma dire che gli israeliti non sarebbero riusciti a sconfiggere i loro nemici significava escludere Geova dai piani. w24.07 9 parr. 5-6

Giovedì 3 settembre

Il Giudice di tutta la terra non farà forse quello che è giusto? (Gen. 18:25)

Possiamo avere l’assoluta certezza che quando Geova giudica gli esseri umani prende sempre la decisione giusta? Sì! Come Abraamo sapeva bene, Geova è il perfetto, onnisapiente, misericordioso “Giudice di tutta la terra”. Lui ha affidato a suo Figlio il compito di giudicare tutti, e lo ha addestrato per farlo (Giov. 5:22). Sia Geova che Gesù possono vedere cosa c’è nel cuore di ogni essere umano (Matt. 9:4). Quindi faranno sempre “quello che è giusto”! Siamo determinati a fidarci delle decisioni di Geova. Riconosciamo che noi non siamo in grado di giudicare, ma lui sì! (Isa. 55:8, 9). Quindi lasciamo con fiducia che siano Geova e suo Figlio a occuparsi interamente del giudizio. Sappiamo che il nostro Re, Gesù, rispecchia alla perfezione la giustizia e la misericordia di suo Padre (Isa. 11:3, 4). w24.05 7 parr. 18-19

Venerdì 4 settembre

Geova detesta chi è subdolo, ma è intimo amico dei giusti (Prov. 3:32)

Che sia importante essere profondamente sinceri emerge da quello che successe quando Gesù e Natanaele si incontrarono per la prima volta. Quando Filippo portò il suo amico Natanaele a conoscere Gesù, successe qualcosa di particolare. Anche se i due non si erano mai incontrati prima, Gesù disse: “Ecco davvero un israelita in cui non c’è inganno!” (Giov. 1:47). Gesù vide in Natanaele una sincerità fuori dal comune. Come noi, Natanaele era imperfetto. Ma in lui non c’era niente di artificiale, non c’era nessuna traccia di ipocrisia. Gesù lo notò, e lodò Natanaele per questo. Molti dei requisiti per piacere a Geova menzionati nel Salmo 15 riguardano il modo in cui trattiamo gli altri. Salmo 15:3 dice che chi è ospite nella tenda di Geova “non sparge calunnie con la sua lingua, [...] non fa nulla di male al prossimo e non diffama gli amici”. Usare il dono della parola in questi modi sbagliati potrebbe danneggiare seriamente gli altri (Giac. 1:26). w24.06 10 par. 7; 11 parr. 9-10

Sabato 5 settembre

Signore, anche i demòni ci sono sottoposti nel tuo nome (Luca 10:17)

Se ti prepari bene per il ministero, probabilmente farai meno fatica a parlare con gli altri. Prima di mandare i discepoli a predicare, Gesù li aiutò a prepararsi (Luca 10:1-11). I discepoli misero in pratica quello che Gesù aveva insegnato loro, e quindi provarono grande gioia per quello che riuscirono a fare. Come possiamo prepararci per il ministero? Pensiamo a come spiegare a parole nostre le verità della Bibbia in modo efficace. Può anche essere utile pensare a due o tre cose che in genere dicono le persone del nostro territorio e alla risposta da dare in ciascun caso. Poi, quando iniziamo una conversazione, proviamo a rilassarci, sorridere ed essere amichevoli. w24.04 16 parr. 6-7

Domenica 6 settembre

Tu sei degno, Geova, nostro Dio, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose (Riv. 4:11)

Il motivo più importante per cui predichiamo la buona notizia è che amiamo Geova Dio e il suo santo nome. Consideriamo il ministero un modo per lodarlo. Siamo assolutamente convinti che Geova Dio è degno di ricevere “la gloria, l’onore e la potenza” da parte dei suoi leali servitori. Gli diamo “la gloria [e] l’onore” parlando ad altri delle prove convincenti del fatto che lui “[ha] creato tutte le cose” e che è grazie a lui che esistiamo. Gli diamo “la potenza”, cioè la nostra potenza, usando il tempo, le energie e i beni che possediamo per partecipare il più possibile al ministero (Matt. 6:33; Luca 13:24; Col. 3:23). In parole semplici, ci piace parlare di Geova perché lo amiamo. Ci sentiamo spinti a parlare ad altri anche del suo nome e delle sue qualità. w24.05 17 par. 11

Lunedì 7 settembre

Dio ricompensa quelli che lo cercano assiduamente (Ebr. 11:6)

Geova ci fa provare pace e soddisfazione ora, e ci darà la vita eterna in futuro. Possiamo confidare in Geova, sicuri che lui ha sia il desiderio che il potere di ricompensarci. Questa certezza ci spinge a continuare a servirlo con impegno proprio come fecero i suoi fedeli servitori del passato. Uno di questi fu Timoteo (Ebr. 6:10-12). Timoteo riponeva la sua speranza nell’“Iddio vivente” (1 Tim. 4:10). Questo gli dava la motivazione per ‘faticare e sforzarsi’. In quali modi lo faceva? L’apostolo Paolo lo incoraggiò a progredire come insegnante e oratore pubblico. Timoteo inoltre doveva dare il buon esempio ai compagni di fede, sia giovani che vecchi. E gli furono affidati incarichi non facili, tra cui quello di dare consigli in modo fermo ma amorevole a chi ne aveva bisogno (1 Tim. 4:11-16; 2 Tim. 4:1-5). Timoteo poteva essere sicuro che Geova lo avrebbe ricompensato (Rom. 2:6, 7). w24.06 22-23 parr. 10-11

Martedì 8 settembre

Geova aveva avvisato più volte Israele e Giuda per mezzo di tutti i suoi profeti (2 Re 17:13)

Geova spesso si servì dei suoi profeti per avvertire e correggere il suo popolo. Ad esempio, tramite il profeta Geremia disse: “Torna, o rinnegata Israele [...]. Non ti guarderò con ira, perché sono leale [...]. Non serberò rancore per sempre. Solo riconosci il tuo errore, perché ti sei ribellata contro Geova” (Ger. 3:12, 13). Tramite Gioele, Geova rivolse agli israeliti questa esortazione: “Ritornate da me con tutto il vostro cuore” (Gioe. 2:12, 13). A Isaia chiese di estendere questo invito: “Purificatevi. Allontanate dalla mia vista le vostre azioni malvagie. Smettete di fare il male” (Isa. 1:16-19). E attraverso Ezechiele disse: “Pensate che io provi piacere nella morte di un malvagio? [...] Non preferisco piuttosto che abbandoni la sua condotta e continui a vivere? [...] Non provo piacere nella morte di nessuno [...]. Ravvedetevi, dunque, e vivrete” (Ezec. 18:23, 32). Geova è felice quando gli esseri umani si pentono perché vuole che continuino a vivere, vuole che vivano per sempre. w24.08 9 parr. 5-6

Mercoledì 9 settembre

Tutta la Scrittura è ispirata da Dio ed è utile (2 Tim. 3:16)

Tutti i servitori di Dio ricevono il cibo spirituale, la guida e la protezione di cui hanno bisogno. Che Geova sia imparziale è dimostrato dal fatto che ha reso la Bibbia disponibile in tutto il mondo. Le Sacre Scritture in origine furono scritte in tre lingue: ebraico, aramaico e greco. Chi sa leggere la Bibbia nelle lingue originali ha un’amicizia più stretta con Geova rispetto a tutti gli altri? Assolutamente no (Matt. 11:25). L’approvazione di Geova non dipende dall’istruzione che abbiamo o da quante lingue conosciamo. Anziché offrire la sua sapienza soltanto a chi è molto istruito, Geova la mette a disposizione di tutti, indipendentemente dal loro livello di istruzione. La sua Parola ispirata, la Bibbia, è stata tradotta in migliaia di lingue. Quindi chiunque in tutto il mondo può trarre beneficio dai suoi insegnamenti e capire cosa fare per stringere un’amicizia con Dio (2 Tim. 3:16, 17). w24.06 6-7 parr. 13-15

Giovedì 10 settembre

La devastazione di Gerusalemme è vicina (Luca 21:20)

La distruzione del sistema di cose giudaico predetta da Gesù si stava avvicinando. I cristiani dovevano sfruttare il tempo che li separava da quel momento per prepararsi, rafforzando qualità come fede e perseveranza (Ebr. 10:25; 12:1, 2). Noi stiamo per affrontare una tribolazione molto più grande di quella che affrontarono i cristiani ebrei (Matt. 24:21; Riv. 16:14, 16). Vediamo uno dei consigli che Geova diede loro e che possono rivelarsi utili anche per noi. L’apostolo Paolo incoraggiò i suoi fratelli a scavare nella Parola di Dio (Ebr. 5:14–6:1). Usando le Scritture Ebraiche, ragionò con loro sulla superiorità del modo di adorare cristiano rispetto al giudaismo. Paolo sapeva che una conoscenza più accurata e una comprensione più profonda della verità avrebbero permesso a quei cristiani di riconoscere e respingere i ragionamenti falsi, in modo da non essere fuorviati. w24.09 8-9 parr. 2-3; 10 par. 6

Venerdì 11 settembre

Di certo il Signore è stato risuscitato (Luca 24:34)

I discepoli di Gesù avevano bisogno di essere incoraggiati. Alcuni di loro avevano lasciato casa, famiglia e lavoro per seguire Gesù a tempo pieno (Matt. 19:27). Altri erano stati emarginati dalla società perché erano diventati suoi discepoli (Giov. 9:22). Avevano fatto quei sacrifici perché erano sicuri che Gesù era il Messia promesso (Matt. 16:16). Ma quando Gesù fu messo a morte, videro svanire le loro speranze e si scoraggiarono. Sicuramente Gesù sapeva che il dolore che stavano provando i suoi discepoli non era sintomo di debolezza spirituale, ma una reazione comprensibile a una terribile perdita. Quindi il giorno stesso in cui fu risuscitato iniziò a incoraggiare i suoi amici. Ad esempio, apparve a Maria Maddalena mentre lei piangeva presso la sua tomba (Giov. 20:11, 16). Apparve anche ai due discepoli in cammino verso il villaggio di Emmaus. Inoltre apparve all’apostolo Pietro. w24.10 13 parr. 5-6

Sabato 12 settembre

Siate sempre pronti a difendere la vostra speranza davanti a chiunque ve ne chieda ragione (1 Piet. 3:15)

Se sei genitore, prepara tuo figlio a spiegare ad altri perché crede in un Creatore. Potresti trovare utile ripassare insieme a lui gli articoli della serie intitolata “Creazione o evoluzione?”, nella rubrica “I giovani chiedono”, su jw.org. Poi ragionate insieme sulle argomentazioni che lui trova più utili per aiutare altri a conoscere la verità sul Creatore. Incoraggialo a usare ragionamenti semplici e logici con chi è disposto a un dialogo aperto. Ad esempio, un compagno potrebbe dirgli: “Io credo solo in quello che vedo, e Dio non l’ho mai visto”. Tuo figlio potrebbe rispondere: “Immagina di camminare in mezzo a una foresta, lontano da qualsiasi attività dell’uomo, e di vedere una bella casa. Cosa concluderesti? Se c’è una casa in mezzo alla foresta, significa che qualcuno l’ha fatta. A maggior ragione questo vale quando si parla dell’universo!” w24.12 18 par. 16

Domenica 13 settembre

Non c’è forse sapienza fra gli anziani, e giudizio fra coloro che sono avanti con gli anni? (Giob. 12:12)

Quando dobbiamo prendere decisioni importanti, tutti abbiamo bisogno di guida. Spesso questa guida può arrivare dagli anziani della congregazione e da altri fratelli maturi. Se questi fratelli sono molto più grandi d’età rispetto a noi, non dovremmo pensare automaticamente che i loro consigli siano superati. Geova vuole che impariamo dalle persone anziane. Avendo vissuto più a lungo, hanno acquisito più esperienza, giudizio e saggezza. Nei tempi biblici Geova si servì di fedeli uomini avanti con gli anni per incoraggiare e guidare il suo popolo. Pensiamo ad esempio a Mosè, a Davide e all’apostolo Giovanni. Vissero in periodi diversi ed ebbero circostanze molto diverse. Quando la loro vita stava per finire, diedero dei consigli saggi a chi era più giovane. Ognuno di questi fedeli uomini avanti con gli anni mise in risalto l’importanza di ubbidire a Dio. Sia che siamo giovani o vecchi, possiamo trarre beneficio dai loro consigli (Rom. 15:4; 2 Tim. 3:16). w24.11 8 parr. 1-2

Lunedì 14 settembre

Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi (Giov. 6:53)

Ai giorni di Noè, Dio aveva vietato agli esseri umani di mangiare sangue (Gen. 9:3, 4). E aveva ribadito quel divieto nella Legge data a Israele. Chiunque avesse mangiato sangue doveva essere “messo a morte” (Lev. 7:27, nt.). Gesù si atteneva a quella Legge (Matt. 5:17-19). Quindi è impensabile che invitasse una folla di giudei a nutrirsi letteralmente della sua carne o a bere il sangue che gli scorreva nelle vene. Gesù stava usando un linguaggio figurato, come aveva fatto quando aveva detto a una samaritana: “L’acqua che [...] darò [...] dà vita eterna” (Giov. 4:7, 14). Gesù non stava dicendo alla samaritana che avrebbe ottenuto la vita eterna semplicemente bevendo un certo tipo di acqua. Allo stesso modo, a Capernaum Gesù non stava dicendo a coloro che lo ascoltavano che sarebbero vissuti per sempre se avessero letteralmente mangiato la sua carne e bevuto il suo sangue. w24.12 9 parr. 4-6

Martedì 15 settembre

Presentate il vostro corpo in sacrificio vivente, santo e gradito a Dio, rendendogli sacro servizio con le vostre facoltà mentali (Rom. 12:1)

I mariti cristiani devono stare attenti a non adottare un punto di vista sbagliato sulle donne. Perché? Una ragione è che spesso i pensieri si tramutano in azioni. L’apostolo Paolo disse ai cristiani unti di Roma di ‘smettere di farsi modellare da questo sistema di cose’ (Rom. 12:1, 2). Quando Paolo scrisse ai romani, la congregazione esisteva evidentemente già da un po’ di tempo. Eppure le parole di Paolo fanno capire che alcuni in quella congregazione erano ancora influenzati dalle usanze e dal modo di pensare del mondo. Per questo li esortò a cambiare il loro modo di pensare e di agire. Quel consiglio si applica sicuramente anche ai mariti cristiani di oggi. Purtroppo alcuni di loro si sono lasciati influenzare dal modo di pensare del mondo e sono arrivati al punto di maltrattare la moglie. w25.01 9 par. 4

Mercoledì 16 settembre

Pascete il gregge di Dio affidato alle vostre cure, prestando servizio come sorveglianti (1 Piet. 5:2)

Oggi gli anziani sono molto impegnati. Sono evangelizzatori (2 Tim. 4:5). Sono in prima linea nel ministero di campo, organizzano l’opera di predicazione a livello locale e ci aiutano a predicare e insegnare efficacemente. Prestano anche servizio come giudici misericordiosi e imparziali. Se un cristiano commette un peccato grave, gli anziani cercano di aiutarlo a ristabilire la sua amicizia con Geova. Allo stesso tempo si danno da fare per mantenere pura la congregazione (1 Cor. 5:12, 13; Gal. 6:1). Ma prima di tutto gli anziani sono pastori (1 Piet. 5:1-3). Pronunciano discorsi biblici ben preparati, cercano di conoscere bene tutti nella congregazione e fanno visite pastorali. Alcuni anziani danno anche una mano nella costruzione e nella manutenzione delle Sale del Regno, vengono impiegati nell’organizzazione dei congressi, nei Comitati di assistenza sanitaria e nei Gruppi di visita ai pazienti, e svolgono molti altri incarichi. Gli anziani si danno davvero tanto da fare per noi! w24.10 20 par. 9

Giovedì 17 settembre

Come in Adamo tutti muoiono, così nel Cristo tutti riceveranno la vita (1 Cor. 15:22)

Nella Bibbia il termine redenzione si riferisce al fatto di essere stati liberati, o assolti, grazie al pagamento del riscatto. L’apostolo Pietro espresse il concetto in questo modo: “Sapete [...] che siete stati liberati [lett. “riscattati”, “redenti”] dal vostro futile modo di vivere, tramandatovi dai vostri antenati, non con cose corruttibili, come argento e oro, ma con sangue prezioso, come quello di un agnello senza alcun difetto e immacolato, quello di Cristo” (1 Piet. 1:18, 19; nt.). Grazie al sacrificio di riscatto possiamo essere liberati dal dominio oppressivo del peccato e della morte (Rom. 5:21). Senz’altro ci sentiamo profondamente in debito nei confronti di Geova e di Gesù per la redenzione che otteniamo grazie al prezioso sangue, o alla preziosa vita, di Gesù. w25.02 5 parr. 15-16

Venerdì 18 settembre

Felice è l’uomo che sta sempre in guardia (Prov. 28:14)

Come possiamo stare in guardia? Vediamo cosa possiamo imparare dal ragazzo di cui si parla nel capitolo 7 di Proverbi. Questo ragazzo commise immoralità sessuale con una donna immorale. Il versetto 22 ci dice che il ragazzo le andò dietro “all’improvviso”, ma i versetti precedenti mostrano che prima di arrivare a quel punto il ragazzo aveva preso varie decisioni poco sagge: era arrivato gradualmente a peccare. Cosa lo portò a peccare? Innanzitutto, di sera “camminava per la strada vicino all’angolo dove stava [la donna immorale]”. Poi si diresse verso la casa di lei (Prov. 7:8, 9). Dopo, quando vide la donna, non andò via. Anzi, accettò da lei un bacio e rimase ad ascoltarla mentre lei parlava dei sacrifici di comunione che aveva offerto, forse nel tentativo di fargli pensare che in fondo era una brava persona (Prov. 7:13, 14, 21). Se non avesse compiuto queste azioni, il ragazzo si sarebbe tenuto alla larga dalle tentazioni e dal peccato. w24.07 16 parr. 8-9; 19 par. 19

Sabato 19 settembre

Perdonatelo benevolmente e confortatelo (2 Cor. 2:7)

Geova non tollera le gravi trasgressioni tra i suoi servitori. Per lui mostrare misericordia non significa permettere a un peccatore che non si pente di rimanere tra i suoi fedeli servitori. Geova è misericordioso, ma non è permissivo; non transige sulle sue norme abbassando l’asticella, per così dire (Giuda 4). Fare questo in realtà non sarebbe affatto misericordioso, perché metterebbe in pericolo tutti i componenti della congregazione (Prov. 13:20; 1 Cor. 15:33). Allo stesso tempo capiamo che Geova non vuole distruggere nessuno. Vuole salvare tutti, se possibile. Mostra misericordia a quelli che cambiano il loro modo di pensare e di agire e che desiderano ristabilire la loro relazione con lui (Ezec. 33:11; 2 Piet. 3:9). Quindi, quando l’uomo della congregazione di Corinto si pentì e cambiò la sua condotta sbagliata, Geova si servì dell’apostolo Paolo per spiegare alla congregazione che quell’uomo doveva essere perdonato e riaccolto. w24.08 17 par. 7; 18-19 parr. 14-15

Domenica 20 settembre

Ogni volta che l’avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me (Matt. 25:40)

Nella parabola delle pecore e dei capri, Gesù disse che avrebbe giudicato le persone in base alla loro decisione di sostenere o meno i suoi fratelli unti (Matt. 25:31-46). Emetterà questo giudizio durante la “grande tribolazione”, appena prima di Armaghedon (Matt. 24:21). Proprio come un pastore separa le pecore dai capri, Gesù separerà quelli che avranno sostenuto lealmente i suoi fratelli unti da quelli che non lo avranno fatto. Le profezie bibliche mostrano che, in qualità di Giudice nominato da Geova, Gesù emetterà un giudizio giusto (Isa. 11:3, 4). Lui esamina le azioni, gli atteggiamenti e i discorsi delle persone, incluso il modo in cui trattano i suoi fratelli unti (Matt. 12:36, 37). Gesù saprà chi avrà sostenuto i suoi fratelli unti e la loro opera. Uno dei modi principali in cui una persona può sostenere i fratelli di Cristo è aiutarli nell’opera di predicazione. w24.09 20-21 parr. 3-4

Lunedì 21 settembre

Verificate ogni cosa (1 Tess. 5:21)

Possiamo verificare se quello che pensiamo è vero mettendolo a confronto con quello che dice la Bibbia. Prendiamo ad esempio il caso di un ragazzo che pensa di valere poco per Dio. Dovrebbe semplicemente prendere per vero questo pensiero? No, dovrebbe “[verificare] ogni cosa” cercando di capire come la pensa Geova sulla questione. Quando leggiamo la Parola di Dio, “sentiamo” Geova che ci parla. Ma per capire come la pensa su una questione specifica è richiesto un certo impegno da parte nostra. Dobbiamo fare una lettura biblica mirata, soffermandoci su passi biblici che riguardano la nostra preoccupazione. Possiamo fare ricerche su quell’argomento usando i tanti strumenti per lo studio che l’organizzazione di Geova provvede (Prov. 2:3-6). Preghiamo Geova perché guidi le nostre ricerche e ci aiuti a capire come la pensa sull’argomento. Poi cerchiamo princìpi biblici e informazioni che fanno al caso nostro. w24.10 25 parr. 4-5

Martedì 22 settembre

[L’amore] non cerca il proprio interesse (1 Cor. 13:5)

Geova non benedice gli sforzi di chi è motivato da orgoglio o ambizione egoistica (1 Cor. 10:24, 33; 13:4). In alcuni casi perfino i collaboratori più stretti di Gesù aspirarono a determinati privilegi per il motivo sbagliato. Pensiamo all’occasione in cui due apostoli, Giacomo e Giovanni, chiesero a Gesù di concedere loro una posizione importante nel suo Regno. Gesù non li lodò per la loro ambizione; al contrario spiegò a tutti e 12 gli apostoli: “Chiunque vuole diventare grande fra voi dev’essere vostro servitore, e chiunque vuole essere il primo fra voi dev’essere schiavo di tutti” (Mar. 10:35-37, 43, 44). I fratelli che desiderano diventare servitori di ministero per il motivo giusto, cioè servire gli altri, si riveleranno una benedizione per la congregazione (1 Tess. 2:8). w24.11 15-16 parr. 7-8

Mercoledì 23 settembre

Con molti consiglieri si ottengono ottimi risultati (Prov. 15:22)

Quando dobbiamo prendere decisioni, l’amore ci motiverà a cercare l’interesse degli altri e a essere modesti (1 Cor. 10:23, 24, 32; 1 Tim. 2:9, 10). Così prenderemo una decisione basata sull’amore e sul rispetto che abbiamo per gli altri. Cosa dobbiamo fare quando ci troviamo a dover prendere una decisione molto importante? Gesù ci esortò a “[calcolare] la spesa” (Luca 14:28). Questo significa che dovremmo pensare al tempo, alle risorse e all’impegno che sarà necessario investire per mettere in atto quella decisione. In alcuni casi potremmo consultarci con i nostri familiari per capire cosa dovrebbe fare ognuno per sostenere la decisione. Questo è utile perché potrebbe rivelare che è necessario fare qualche modifica all’opzione che stiamo valutando o che sarebbe meglio sceglierne un’altra. Se coinvolgiamo i nostri familiari e ascoltiamo i loro suggerimenti, loro saranno più propensi a collaborare con noi per fare in modo che le cose funzionino dopo che la decisione sarà stata presa. w25.01 18-19 parr. 14-15

Giovedì 24 settembre

Esultate e gioite (Isa. 65:18)

Isaia spiega perché abbiamo ogni motivo per ‘esultare e gioire’ nel paradiso spirituale. Questo paradiso è stato creato da Geova (Isa. 65:18, 19). Non ci sorprende che lui ci stia usando per aiutare le persone a uscire dalle organizzazioni spiritualmente povere di questo vecchio mondo e a entrare nel nostro meraviglioso paradiso spirituale. Siamo entusiasti delle benedizioni che abbiamo essendo nella verità, e ci sentiamo spinti a parlarne ad altri (Ger. 31:12). Siamo grati e pieni di entusiasmo anche per la speranza che abbiamo grazie al fatto che viviamo nel paradiso spirituale. La Bibbia promette che “[costruiremo] case e le [abiteremo], [pianteremo] vigne e ne [mangeremo] il frutto”; “non [faticheremo] inutilmente” perché saremo “benedetti da Geova”. Lui ci promette che ci sentiremo al sicuro, proveremo un profondo senso di soddisfazione e avremo un vero scopo nella vita. Geova conosce i bisogni di ognuno e “[soddisferà] il desiderio di ogni vivente” (Isa. 65:20-24; Sal. 145:16). w24.04 22-23 parr. 11-12

Venerdì 25 settembre

È Dio la mia forte roccia, il mio rifugio (Sal. 62:7)

Confidando pienamente in Geova facciamo di lui la nostra Roccia. Siamo sicuri che ubbidirgli anche quando affrontiamo situazioni difficili è sempre la cosa migliore per noi (Isa. 48:17, 18). Quando vediamo come ci sostiene, la nostra fiducia in lui cresce. E siamo pronti ad affrontare anche le prove più difficili, quelle che possiamo superare solo grazie a Geova. Proprio come una roccia massiccia, Geova è fermo e stabile. La sua personalità non cambia, e lui è irremovibile nei suoi propositi (Mal. 3:6). Quando ci fu la ribellione nell’Eden, Geova non cambiò il suo proposito riguardo agli esseri umani. Come scrisse l’apostolo Paolo, Geova “non può rinnegare sé stesso” (2 Tim. 2:13). Questo significa che, indipendentemente da quello che succede o da quello che fanno gli altri, Geova non cambierà mai le sue qualità, il suo proposito o le sue norme. Sapendo che Geova è stabile, non avremo dubbi sul fatto che lui ci darà la salvezza e tutto l’aiuto di cui avremo bisogno nei momenti difficili (Sal. 62:6, 7). w24.06 27-28 parr. 7-8

Sabato 26 settembre

La persona segreta del cuore è di grande valore (1 Piet. 3:4)

Se ti stai frequentando con una persona, cosa ti aiuterà a decidere se sposarla o meno? Cerca di conoscerla bene. Probabilmente hai capito alcune cose di lei prima che iniziaste a frequentarvi, ma ora hai l’opportunità di arrivare a conoscere “la persona segreta del cuore”. Questo significa conoscere più a fondo la sua spiritualità, la sua personalità e il suo modo di pensare. Col tempo dovresti essere in grado di rispondere a domande come: “Sarà un buon coniuge per me?” (Prov. 31:26, 27, 30; Efes. 5:33; 1 Tim. 5:8). “Riusciremo a soddisfare i bisogni emotivi l’uno dell’altra? Riuscirò a passare sopra ai suoi difetti?” (Rom. 3:23). Man mano che conosci meglio l’altra persona, ricorda: la compatibilità non dipende tanto da quanto siete simili, ma da quanto siete disposti ad accettare quello che vi rende diversi e ad adattarvi. w24.05 27 par. 5

Domenica 27 settembre

Ho peccato contro Geova (2 Sam. 12:13)

Il re Davide commise dei gravi peccati. Ma quando il profeta Natan lo mise davanti all’evidenza del suo peccato, Davide con umiltà si pentì (Sal. 51:3, 4, 17, soprascritta). Anche il re Ezechia peccò contro Geova (2 Cron. 32:25). Ma come Davide, con umiltà si pentì (2 Cron. 32:26). In ultima analisi, Geova lo considerò un re fedele che “[aveva continuato] a fare ciò che era giusto” (2 Re 18:3). Cosa impariamo? Dobbiamo pentirci dei nostri peccati e fare tutto quello che possiamo per non ripeterli. Se riceviamo dei consigli dagli anziani, anche su cose apparentemente di poca importanza, non dovremmo pensare di essere stati respinti da Geova o dagli anziani. Anche i re buoni dovettero ricevere consigli e correzione (Ebr. 12:6). Quando veniamo corretti, dovremmo (1) reagire con umiltà, (2) fare i necessari cambiamenti e (3) continuare a servire Geova di tutto cuore. Se ci pentiamo dei nostri peccati, Geova ci perdonerà (2 Cor. 7:9, 11). w24.07 21 par. 8; 22 parr. 9, 11

Lunedì 28 settembre

Allontanate la persona malvagia di mezzo a voi (1 Cor. 5:13)

Un peccatore viene allontanato dalla congregazione quando non si lascia aiutare dagli anziani nonostante i loro ripetuti tentativi di condurlo al pentimento (2 Re 17:12-15). Dalle sue azioni è evidente che ha scelto di non attenersi alle norme di Geova (Deut. 30:19, 20). Quindi, si fa un annuncio per informare la congregazione che quella persona non è più testimone di Geova. Lo scopo di questo annuncio non è umiliare chi ha peccato. Piuttosto, viene fatto affinché la congregazione possa seguire il comando scritturale di “smettere di stare in compagnia” di quella persona, “non mangiando nemmeno con [lei]” (1 Cor. 5:9-11). Ci sono buoni motivi per cui Geova ha dato questo comando. L’apostolo Paolo scrisse: “Un po’ di lievito fa fermentare tutto l’impasto” (1 Cor. 5:6). Un peccatore che non si pente può indebolire la determinazione di chi vuole attenersi alle giuste norme di Geova (Prov. 13:20; 1 Cor. 15:33). w24.08 27 parr. 3-4

Martedì 29 settembre

Per ogni cosa ho forza grazie a colui che mi dà potenza (Filip. 4:13)

Non possiamo letteralmente trasmettere forza o energia ad altri, ma possiamo usare la nostra forza per aiutarli. Ad esempio, potremmo fare delle commissioni o delle faccende di casa per un fratello avanti con gli anni o malato. Oppure potremmo offrirci di partecipare alle pulizie o ai lavori di manutenzione della Sala del Regno. Non dimentichiamo che possiamo dare forza ad altri anche con le nostre parole. Ci viene in mente un fratello o una sorella a cui farebbe bene una lode sincera o che ha bisogno di conforto? Perché non prendiamo l’iniziativa per fare qualcosa per quella persona? Potremmo andarla a trovare, farle una telefonata o magari mandarle un bigliettino, un’e-mail o un messaggio. Non serve dire chissà cosa. Poche semplici parole che vengono dal cuore possono essere proprio quello di cui la persona ha bisogno per stare un po’ meglio o per rimanere fedele un giorno ancora (Prov. 12:25; Efes. 4:29). w24.09 27-28 parr. 8-10

Mercoledì 30 settembre

Se un uomo aspira a essere sorvegliante, desidera un’opera eccellente (1 Tim. 3:1)

Se sei servitore di ministero da un po’ di tempo, potresti essere sulla buona strada per diventare idoneo come anziano. Potresti aspirare a svolgere quest’“opera eccellente”? Quali compiti ha un anziano? Un anziano è in prima linea nel predicare, si dà da fare nell’opera pastorale e nell’insegnamento, e incoraggia la congregazione a parole e con l’esempio. Gli anziani si spendono tanto per la congregazione. A ragione la Bibbia li definisce “doni sotto forma di uomini” (Efes. 4:8). Come puoi diventare idoneo per servire come anziano? Avere i requisiti per prestare servizio come anziano non è come avere le competenze necessarie per ottenere un impiego. Spesso nel mondo del lavoro, se hai le competenze di base che un datore di lavoro sta cercando, puoi ottenere il posto. Se invece vuoi essere nominato anziano, non è sufficiente che tu sia bravo a predicare e a insegnare. Devi soddisfare i requisiti scritturali per gli anziani elencati in 1 Timoteo 3:1-7 e in Tito 1:5-9. w24.11 20 parr. 1-3

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