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  • Un’oasi di verità in un paese desertico

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  • Un’oasi di verità in un paese desertico
  • La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1977
  • Sottotitoli
  • ALLA RICERCA DI DIO
  • COMINCIO A SEGUIRE LA VERITÀ DELLA BIBBIA
  • SCONFITTA L’OPPOSIZIONE
  • UNA VITA NUOVA E GIOIOSA
  • DURANTE I TEMPI DIFFICILI GEOVA PROVVEDE
  • BENEDIZIONI INASPETTATE
La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1977
w77 1/8 pp. 457-461

Un’oasi di verità in un paese desertico

SONO nata a Khartoum, nome arabo che significa “proboscide di elefante”. Ma perché il mio paese nativo si chiama così? A motivo della forma di quella stretta lingua di terra che separa il Nilo Bianco dal Nilo Azzurro proprio poco prima del punto in cui si congiungono. Da questo punto divengono un solo possente fiume Nilo che scorre attraverso il Sahara. Esploratori e altri hanno detto cose poco carine su Khartoum, ma per me è “casa mia”.

Naturalmente il caldo è opprimente a motivo del cocente sole tropicale. Qui la terra è a soli 360 metri sopra il livello del mare e il calore intenso produce un deserto di sabbia a un chilometro o due soltanto dalle umide rive del fiume. Si deve anche combattere incessantemente contro le mosche. E la sabbia che soffia dal deserto sembra penetrare in ogni luogo e in ogni cosa. A volte trasforma il giorno in notte. Quante volte la nostra famiglia è stata sorpresa all’aperto da una violenta tempesta, l’haboob, quando avevamo portato tutti i letti fuori a causa del caldo per rinfrescarci al più sottile filo d’aria! La mattina ci toglievamo la sabbia dagli occhi e ci alzavamo per vedere il contorno lasciato dal nostro corpo sul materasso coperto di sabbia.

Queste sono le realtà della vita a Khartoum. E fu qui che, quale fedele figlia della Chiesa Ortodossa Copta, mi sposai e allevai i miei figli, tre maschi e due femmine.

ALLA RICERCA DI DIO

Avevo sempre cercato Dio. In questo non ero sola, come mi veniva rammentato ogni mattina. Prima che il sole si levasse udivo il canto nasale del muezzin dai minareti delle molte moschee sparse in tutta la città, cosa che si ripeteva cinque volte durante il giorno mentre il sole eseguiva il suo arco nel cielo. La città formata di tre quartieri, Khartoum, Khartoum North e Omdurman, è una comunità prevalentemente musulmana, e, quindi, noi che ci professavamo cristiani, membri della Chiesa Copta, eravamo in minoranza.

Il mio desiderio di servire Dio era così forte che, da piccola, avevo pensato di dedicarmi al servizio di suora nella mia chiesa. Ma ero turbata da dubbi sulle mie convinzioni e sulle cerimonie tradizionali della Chiesa Copta. Come potevo conciliare le processioni sfarzose e gli ornamenti elaborati delle feste religiose con la vita semplice di Gesù Cristo? Trascorsi anche molte notti insonni pensando ai terrori del “fuoco dell’inferno” e alle inspiegate complicazioni della Trinità, che in realtà non avevo mai accettato come parte della mia fede cristiana. Dopo il nostro matrimonio, mio marito mostrò poco interesse per la religione, ma io andavo in chiesa regolarmente portando i bambini con me. Per questo motivo eravamo “accettati” da vicini e parenti mentre conducevamo una povera esistenza nella nostra casa, fatta con fango del Nilo, la quale sorgeva all’ombra della sontuosa chiesa copta.

In una calda giornata di agosto del 1958, ero a casa e stavo cucendo. Con spirito devoto avevo chiesto a Dio di aiutarmi a trovare la verità perché potessi adorarlo. Ed ecco, comparve sulla porta una visitatrice! Doveva aver visto le croci e le immagini religiose che ornavano le pareti, riconoscendo a quale religione appartenevo. La signora era venuta per parlare con me della Bibbia. Fui immediatamente colpita dalla facilità con cui trovava i versetti biblici per mostrare che tali oggetti religiosi non erano espressioni del vero cristianesimo.

Superò subito le mie obiezioni che la sua Bibbia fosse diversa dalla mia versione in arabo suggerendomi di andare a prendere la mia Bibbia per consultarla. Così tirai fuori la mia vecchia Bibbia in arabo, non tanto pulita, e fu subito evidente che non riuscivo a trovare i versetti. I preti non mi avevano mai incoraggiato a esaminarne il contenuto in questo modo. Ma quale intima gioia provai quando mi vennero spiegate le verità bibliche inerenti a Gesù Cristo, la speranza dei morti e altri soggetti cari al mio cuore! Al termine della conversazione accettai prontamente due libri che mi avrebbero aiutata nello studio della Bibbia.

Chiusa la porta alle spalle della visitatrice, ballai letteralmente per la gioia, rendendomi conto che le mie preghiere erano state esaudite. Ero stata ristorata dalle acque della verità in questo paese desertico.

COMINCIO A SEGUIRE LA VERITÀ DELLA BIBBIA

Nel nostro quartiere di El Masalama, a Omdurman, non esiste veramente la vita privata. La visitatrice, insolita nella nostra umile casa scura, con il tetto piatto e fatta di mattoni di fango, suscitò immediatamente l’interesse di tutto il vicinato. La nostra casa era molto primitiva anche per un quartiere come Omdurman, e il mio figlio minore ricorda ancora la volta che la sabbia soffiata dal vento fece saltare le finestre e la pioggia battente entrò dal tetto. Nondimeno, avevo sempre cercato di trovare la felicità nella ricerca di Dio, e traevo grande gioia e soddisfazione dai miei studi biblici settimanali. Ma parenti ed ex amici non partecipavano alla mia gioia, poiché ora criticavano più di quanto fosse comprensibile la mia ospite venuta a studiare la Bibbia.

Il soggetto della croce venne considerato all’inizio delle nostre conversazioni. Avevo sempre insegnato ai miei figli a farsi il segno della croce più grande e visibile che fosse possibile, poiché lo consideravo una protezione per loro. Portavano tutti la croce al collo e questo simbolo aveva una parte notevole nella nostra vita religiosa. Ero riluttante a togliere queste croci sebbene la mia visitatrice presentasse la convincente evidenza che l’uso della croce non era cristiano. Tali informazioni influivano anche su altri familiari. Mio marito mi mise in guardia contro la nuova visitatrice, suggerendomi di accoglierla solo come amica. Poi il mio figlio maggiore disse al suo insegnante della scuola domenicale che veniva una “predicatrice” a casa nostra, e fu informato in termini molto enfatici che non dovevamo avere nulla a che fare con lei perché non era ‘niente di buono’. Tuttavia, il mio desiderio di piacere a Dio era forte, e dopo due mesi di studio, presi tutte le croci e le immagini religiose e le gettai nella buca dei rifiuti nel cortile.

La gioia di imparare nuove verità in merito a Geova e al suo proposito fu così grande che mi spinse a parlarne a parenti, amici e vicini a ogni occasione. I vicini reagirono gettando sassi nel nostro cortile e contro la casa durante gli studi biblici. I preti della chiesa e i parenti cercarono più volte di farci smettere lo studio.

La nostra famiglia aveva l’abitudine di celebrare tutti gli anni la Festa di Maria. Preparavo una torta speciale, e festeggiavamo questa speciale occasione insieme ai parenti. Ma ora avevo appreso dalla Bibbia che Maria ebbe altri figli anche dopo la nascita di Gesù e questo mi sorprese moltissimo. Quando dichiarai la mia intenzione di smettere di celebrare la Festa di Maria, la mia figlia maggiore mi raccomandò caldamente di smettere di studiare la Bibbia con la visitatrice. Cominciai a pensare fra me: “Perché smettere di celebrare la Festa di Maria?” E conclusi: “La prossima volta che viene la signora, le dirò che è benvenuta come ospite, ma non per parlare di soggetti religiosi”.

La mia preoccupazione era così profonda che quando il giorno prima del successivo studio biblico caddi sul pavimento della cucina, interpretai la cosa come un castigo di Dio per quello che avevo fatto. Ma ecco, la mia visitatrice era lì! Era venuta un giorno prima, e ora mi trovava coperta di fango per la caduta. Mi aiutò a rialzarmi e le dissi quello che avevo pensato di fare, ma con mia sorpresa mi abbracciò affettuosamente e mi baciò. Dopo aver parlato della cosa pregammo insieme perché avessi la forza di difendere fermamente la verità della Parola di Dio. Così ebbero fine le Feste di Maria!

SCONFITTA L’OPPOSIZIONE

Le ingerenze dei vicini aumentarono e quando vennero a casa mia armati di bastoni, decisi a far del male alla mia nuova amica, invitai loro e i preti a considerare la cosa con la studentessa della Bibbia in casa mia. La sera fissata, quando non era ormai più tanto caldo, sembrò che tutto El Masalama, invece di prendere la strada dei suks, o mercati, avesse preso la via di casa mia. La casa era gremita, e altri, molti dei quali indossavano il tradizionale costume sudanese, un lungo abito bianco e il turbante, erano rimasti fuori nel cortile recintato. I preti non erano venuti ma si erano fermati in fondo alla strada, e durante la discussione i diaconi e i loro rappresentanti correvano fuori ogni tanto per andare a consultarsi con quei dignitari religiosi.

Quella sera, in mezzo al frastuono, furono considerati molti soggetti, ma ricordo che il rappresentante della chiesa disse alla folla: “State zitti, questo mi è utile”. Alla fine, però, mi disse: “Non lasci la religione della sua chiesa!” Fu davvero una sera memorabile. Per quanto mi riguarda, la verità fu sostenuta e io continuai a esserne spiritualmente ristorata, come nell’oasi di un deserto.

Tuttavia, i vicini e la chiesa non erano soddisfatti e continuarono a intromettersi. Continuarono a lanciare sassi e anche grandi quantità d’acqua sporca nel nostro cortile al fine di spaventare la nostra famiglia. L’opposizione giunse al culmine quando alcuni vicini mi accusarono alla polizia di essere entrata in casa loro senza permesso, cioè di violazione di domicilio. Fui accusata e convocata dinanzi al giudice della corte civile, dove mi trovai davanti a due avvocati considerati i migliori di Omdurman. La pena sarebbe stata di tre mesi di prigione e una multa di cinquanta sterline sudanesi (circa 127.000 lire). Ma un avvocato uscì completamente fuori tema, dichiarando che la mia attività era “l’inizio del sionismo nel Sudan”.

Emanando il verdetto, il giudice chiese: “Perché voi avvocati siete tutti contro questa donna?” Decretò che ero libera di far conoscere la mia religione in tutto il Sudan se lo desideravo. Grata a Geova per l’esito della causa, a quel tempo non mi rendevo conto di che formidabile lavoro sarebbe stato quello di rendere testimonianza alla verità in tutto questo paese, il più grande dell’Africa. Ma desideravo senz’altro essere una proclamatrice della buona notizia in servizio continuo per esprimere la mia gratitudine verso ciò che Geova aveva fatto per me.

UNA VITA NUOVA E GIOIOSA

Ogni giorno, la mia vita era assorbita dallo studio della Parola di Dio e dall’opera di parlare ad altri del regno di Dio. Mi alzavo presto e prima delle 9 avevo sbrigato tutte le faccende domestiche; poi, dopo un pasto a base di fool, o ciò che voi potreste chiamare colazione di pane e fave, partecipavo all’opera di testimonianza del Regno finché non tornavano i miei figli da scuola, alle 13,30. Nel Sudan, il caldo regola le nostre giornate, e dalle 2 alle 5 circa del pomeriggio abbiamo il rahat el zuhr, o riposo pomeridiano. Ma impiegando bene le mattinate potevo dedicare ogni mese fino a novanta ore all’attività di testimonianza. Molte volte ero accompagnata dalla mia figlia maggiore, e si tenevano adunanze di studio biblico in casa nostra. Il gruppo era ancora piccolo, ma il numero raddoppiò all’improvviso quando vi si aggiunse la mia famiglia. Il mio figlio minore, che allora aveva forse sette anni, ricorda che dopo queste adunanze offrivamo il tè e la torta. Non vedeva l’ora che finisse l’adunanza per ricevere queste cose buone, insolite in casa nostra!

In maggio del 1959 mio marito e io e i nostri due figli più grandi fummo battezzati nelle acque del Nilo Bianco, per simboleggiare la nostra dedicazione a Geova. Alcuni giorni dopo, ricevemmo la visita del presidente della Watch Tower Society, il fratello Knorr, che durante un giro di servizio in Africa passava dal Sudan.

Quelli erano giorni di intensa attività. Adesso ero una proclamatrice “pioniera regolare” della buona notizia. Mi avreste potuto trovare quasi tutti i giorni a camminare frettolosamente nel labirinto di strade sabbiose e irregolari di Omdurman: eccomi mentre passo davanti al lattaio seduto con le caviglie incrociate sul collo del suo asino, dai cui fianchi pendono i recipienti del latte, o mentre esito davanti a un cammello che mi attraversa la strada diretto al mercato col suo carico. Per il beneficio dei viaggiatori assetati, i musulmani mettono grandi brocche di terracotta piene d’acqua all’ombra degli alberi e le potete trovare in quasi tutte le strade di Omdurman. Ma ora ci facevo poco caso. Ero stata ristorata dalle acque della verità ed ero determinata a trovare altri che volevano a loro volta essere ristorati.

Studiavo con ciascuno dei miei figli separatamente in giorni diversi della settimana, prestando loro attenzione individuale. Il mio figlio minore imparò presto a leggere l’arabo dal libro Dal paradiso perduto al paradiso riconquistato, ancor prima di cominciare la scuola.

DURANTE I TEMPI DIFFICILI GEOVA PROVVEDE

Sopraggiunse all’improvviso un tempo di crisi. Mio marito perse il lavoro e non avevamo nessun’entrata. Cosa potevamo fare? Vendetti un po’ di gioielli d’oro, tre tappeti e altri oggetti. Poi ricorremmo ai piccioni e in quel periodo i piccioni si moltiplicarono quasi miracolosamente. Il mio figlio maggiore ne portava due o tre coppie al mercato tutti i giorni, vendendoli per 15 piastre (circa 500 lire) la coppia. Avevamo anche abbastanza piccioni per provvedere in parte ai pasti quotidiani. Geova provvide a noi in questo modo per quasi un anno. Un giorno, mentre mi preparavo per andare nel servizio del Regno, mi accorsi che non rimaneva una sola piastra. Che avrei fatto ora? Allora mia figlia scoprì una vecchia scatoletta che avevamo usata in precedenza per conservarvi alcune piastre e che avevamo dimenticata. C’era un po’ di denaro! Mi bastò per andare nel territorio di servizio e comprare da mangiare per quel giorno.

Nel marzo del 1962 fui invitata a unirmi alle file dei “pionieri speciali”, che dedicano ogni mese 140 o più ore all’opera di parlare ad altri del regno di Dio. E da allora ho sempre avuto questo privilegio.

BENEDIZIONI INASPETTATE

Al principio del 1963 venne a casa nostra un fratello in visita e mi parlò del congresso cristiano che si sarebbe tenuto in seguito a Monaco, in Germania, quello stesso anno. Come desideravo andarci per trovarmi insieme a molti altri miei fratelli cristiani, ma, naturalmente, sembrava impossibile! Poi, sei giorni più tardi, la mia figlia maggiore fu assunta come hostess da una linea aerea intercontinentale. Potei così avere un biglietto di andata e ritorno per una somma insignificante, e fu una grande gioia potermi radunare a Monaco insieme a tanti altri della mia stessa fede.

Il mio secondo figlio e la mia figlia minore furono battezzati nel 1962, e il mio figlio minore nel 1965. Ho avuto la felicità di vedere il loro zelo per Geova. Questa figlia coltivò il desiderio di servire Geova di continuo e nel 1968 divenne una “pioniera regolare”. Nel 1971 si unì a me nelle file dei “pionieri speciali”, privilegio che ha conservato dopo avere sposato un servitore di ministero della nostra congregazione. Il minore dei miei tre figli ha ora un lavoro con cui provvedere a sé e a sua moglie e che gli permette d’avere il privilegio d’essere un servitore di ministero nella congregazione.

Una cosa meravigliosa per me è il modo in cui il nostro tenore di vita è migliorato dal tempo in cui abbiamo messo al primo posto gli interessi del regno di Dio. Ci siamo sempre sforzati di mettere le cose spirituali prima di quelle materiali, e così facendo abbiamo avuto la gioia, come famiglia, di aiutare più di trenta persone a dedicare la propria vita a Geova ed essere battezzate. Ma abbiamo avuto prosperità anche in altri modi. Dopo avere assistito all’assemblea di Monaco, alcuni miei familiari e io stessa abbiamo assistito ad altri raduni cristiani internazionali in Europa e in varie parti dell’Africa. Superata la nostra crisi finanziaria, ci trasferimmo da Omdurman a Khartoum, e ora abbiamo una casa abbastanza grande per tenervi le adunanze di una congregazione in continuo aumento.

Il mio secondo figlio, avendo ottenuto ottimi voti a scuola, decise di seguire un corso universitario in Egitto. Ma dopo un anno soltanto tornò a casa per unirsi alla famiglia e usare tutte le sue energie per promuovere la vera adorazione nel Sudan. Ora è un anziano, e la congregazione si avvale molto delle sue capacità e della sua devozione, che sono apprezzate.

Cosa significhi arrivare in un’oasi del deserto quando si ha la gola riarsa dalla sete può essere pienamente compreso solo da colui che spegne la propria sete. E la felicità di vedere altri ristorati è anche maggiore. Pertanto, le acque della verità sono state una benedizione per me e la mia famiglia, e ne ringraziamo veramente la Fonte della verità, Geova nostro Dio.

[Cartina a pagina 457]

(Per la corretta impaginazione, vedi l’edizione stampata)

SUDAN

Khartoum

FIUME NILO

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