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  • La buona notizia si diffonde in Guatemala

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  • La buona notizia si diffonde in Guatemala
  • La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1989
  • Sottotitoli
  • Si inizia a predicare il Regno
  • Si predica sulle alture
  • Nei bassopiani costieri
  • Violenza e persecuzione contrastano con la pace
La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1989
w89 15/8 pp. 25-28

La buona notizia si diffonde in Guatemala

MENTRE l’aereo si avvicina alla capitale, all’orizzonte si delinea improvvisamente il profilo azzurro delle montagne e di enormi vulcani. Da un lato dell’aereo i passeggeri guardano dal finestrino e vedono il vulcano Pacaya in piena eruzione, con una colonna di fumo che ascende dalla sua cima e si disperde nel cielo. I passeggeri dell’altro lato invece vedono barche a vela e a remi che solcano serenamente le acque del lago Amatitlán. Questo è il Guatemala, un paese di grandi contrasti.

Il Guatemala, situato nell’America Centrale, ha un’estensione di circa 109.000 chilometri quadrati. Il paesaggio varia dai monti maestosi, tra cui ci sono 33 vulcani, 4 dei quali attivi, alle pianure con foreste pluviali e fiumi e laghi cristallini. Quanto all’altitudine, si va dal livello del mare a 4.211 metri di quota. La capitale gode di un’eterna primavera, con una temperatura media di 24°C tutto l’anno. Mentre più in alto sui monti la temperatura può scendere sotto lo zero, sulla costa il caldo può raggiungere i 38°C. Questo è un paese che può soddisfare tutti i gusti, con spiagge, foreste, montagne, zone desertiche e fertili valli. E in tutte queste zone si predica la buona notizia del Regno.

Si inizia a predicare il Regno

La predicazione del Regno in Guatemala ebbe inizio verso il 1920. Col tempo, in varie parti del paese cominciarono a formarsi piccoli gruppi di interessati e di proclamatori del Regno. Quando, il 21 maggio 1945, arrivarono i primi due missionari, trovarono un notevole interesse. Uno di essi racconta: “Il secondo sabato dopo essere arrivato decisi di dedicarmi all’opera stradale con le riviste. Quella sera uscii con la borsa dei libri piena di pubblicazioni, e in un’ora e mezza la svuotai, distribuendo 32 riviste, 34 opuscoli, 4 libri e una Bibbia”. In quel primo mese i due missionari iniziarono 17 studi biblici a domicilio! Ora, 44 anni dopo, la prima missionaria continua ancora a proclamare con entusiasmo la buona notizia del Regno.

Nel territorio in cui predichiamo ci sono molti contrasti. Nella capitale, Guatemala, ci sono molti moderni grattacieli, come pure zone residenziali con case meravigliose, dove rispondono al citofono le domestiche. Ma a un tiro di sasso ci sono abitazioni dal pavimento in terra battuta con mura di mattoni cotti al sole e il tetto di paglia, in cui elettricità e acqua corrente non sono che un sogno. Con un territorio così vario, il servizio di campo non è mai monotono.

Da qualche anno a questa parte a molte porte non risponde nessuno perché sia il marito che la moglie sono al lavoro. Perciò, per dare testimonianza a queste persone, i Testimoni spesso partecipano all’opera stradale. Alcuni iniziano alle 5,30 del mattino, offrendo pubblicazioni alle trafficate fermate dell’autobus: costoro devono essere bene in forma per tenere il passo di chi si affretta a prendere l’autobus. Un mattino un gruppo di Testimoni decise di avvicinare alcuni tassisti, visto che non c’erano più tanti autobus in giro. Con loro sorpresa, molti tassisti tirarono fuori copie della Torre di Guardia già sottolineate. Un paio di loro fecero domande, e i fratelli furono felici di rispondere usando le Bibbie degli stessi tassisti.

Si predica sulle alture

Panajachel è uno dei villaggi che si affacciano sul lago Atitlán, un bellissimo specchio d’acqua dai riflessi smeraldini circondato da montagne maestose e da tre vulcani. Alcuni villaggi sono stati battezzati con nomi di apostoli. Circa il 95 per cento della popolazione discende dai maya, e fra le lingue principali ci sono il cakchiquel e il tzutuhil. Gli uomini parlano anche lo spagnolo, mentre le donne di solito no, poiché trascorrono la maggior parte del tempo a casa. Ogni villaggio ha i propri coloriti abiti tradizionali, di solito tessuti a mano dalle donne.

Arrivando a Panajachel, noterete che non è come le altre piccole cittadine guatemalteche. A fianco delle umili dimore di mattoni cotti al sole o di pietra, vedrete meravigliosi chalet. Più stridente ancora è il contrasto con i moderni alberghi. La gente arriva da tutto il mondo a Panajachel per ammirare il lago Atitlán.

Un Testimone spiega come si compie qui l’opera di predicazione: “Per prima cosa si affitta una barca per un giorno, e si invitano i fratelli dalla vicina Sololá, insieme ad altri dalla capitale, ad aiutare a percorrere il vasto territorio. I fratelli di Sololá sono di grande aiuto perché quasi tutti vivono in territorio montuoso simile a quello da percorrere e parlano la lingua locale. Si parte al mattino presto. Mentre l’imbarcazione attraversa il lago, i bambini ammirano le acque cristalline e i genitori si esercitano a pronunciare qualche parola nella lingua locale.

“Questa volta saranno visitati cinque villaggi. Prima si formano tre gruppi. Poi all’interno di questi si formano le coppie, abbinando coloro che parlano la lingua a quelli che non la parlano. Ci sono solo tre porticcioli dove sbarcare per raggiungere questi villaggi, così lasciamo un gruppo in ciascuno d’essi. È bello e incoraggiante vedere i fratelli nei variopinti abiti locali lavorare fianco a fianco con quelli vestiti con abiti occidentali. Questo è di per sé un’ottima testimonianza per gli abitanti dei villaggi. Di solito ad accoglierci è una folla di bambini curiosi, che dopo aver capito lo scopo della nostra visita corrono a informare tutti gli abitanti del villaggio.

“Quando giungiamo alle umili dimore molti ci stanno già aspettando, curiosi di vedere i nostri opuscoli colorati o Il mio libro di racconti biblici, di cui i bambini hanno parlato loro. Qualunque pubblicazione biblica lasciamo alla prima casa sarà quella che ci sarà chiesta alle case successive, perché tutti vogliono avere la stessa cosa bella che ha avuto il loro vicino. Molti non sanno leggere, per cui apprezzano specialmente le illustrazioni riguardo al veniente Paradiso. I loro volti si illuminano a sentir parlare della speranza per il futuro che la Bibbia promette in Rivelazione 21:3, 4. Una breve sosta per un bel pranzo al sacco, e poi di nuovo a parlare alle persone fino alle tre del pomeriggio. A questo punto ci dirigiamo di nuovo al porticciolo e aspettiamo che la barca torni a prenderci. Una volta a bordo i fratelli, felici, si scambiano esperienze.

“Una sorella ricorda la gioia che ha provato quando ha udito sopra di lei una donna gridare: ‘Sorella, sorella, sono qui! Sei tornata a farmi visita. Grazie, grazie!’ Ha alzato lo sguardo al successivo terrazzo del monte e ha riconosciuto la donna che, eccitata, la salutava con la mano: l’ultima volta che aveva fatto visita in quel villaggio aveva mostrato molto interesse mentre insieme ragionavano sulla Bibbia. La donna aveva aspettato che la sorella, come promesso, facesse ritorno. In questo modo hanno potuto di nuovo mettersi a sedere e fare un altro piacevole studio biblico.

“Pur essendo molto stanchi per la scarpinata sul terreno roccioso, tutti sono ansiosi di sapere quando ci sarà il prossimo viaggio. Al momento dell’approdo ci scambiamo i saluti, e parliamo già della prossima gioiosa occasione”.

Nei bassopiani costieri

Il Guatemala ha anche due coste molto diverse: quella pacifica con le sue spettacolari spiagge di sabbia nera, e quella caribica con la sua sabbia bianca.

A 45 minuti di macchina dalla capitale in direzione del Pacifico il paesaggio e il clima cambiano considerevolmente. Sulla costa prevale un clima caldo e umido, e abbondano gli insetti. La vegetazione lussureggiante, con tanto di palme, noci di cocco e ceibe, dimostra che siamo nei tropici. In molte città della zona vi sono grandi congregazioni di testimoni di Geova.

Qui la bicicletta ha sostituito il tradizionale cavallo, per cui non è raro vedere i nostri fratelli pedalare agilmente fra i canneti mentre danno testimonianza di capanna in capanna. Un fratello studiava la Bibbia con un uomo che viveva a 35 chilometri di distanza: ogni settimana copriva due volte questa distanza in bicicletta per insegnargli la verità della Bibbia.

Se osservate i due porti gemelli di Santo Tomas de Castilla e Puerto Barrios, sulla costa caribica, potete avere l’impressione di essere entrati in un altro paese. Lo stile di vita è diverso da quello del resto del Guatemala. Attorno alle case si possono vedere prati e cespugli, ed è raro trovare attorno a una proprietà un muro di mattoni cotti al sole, che invece è caratteristico nel Messico e nell’America Centrale. Inoltre, qui non si trova il vestito tribale così comune nel resto del Guatemala.

“In una città portuale come questa c’è la possibilità di portare il messaggio della Bibbia a persone di ogni sorta”, spiega un ministro a tempo pieno. “Un giorno entrai in una taverna. La gestrice accettò l’offerta di un libro e della Bibbia, e mi invitò a tornare per insegnarle come studiarli. Quando tornai, la settimana successiva, la trovai ad aspettarmi a un grande tavolo, con la Bibbia e il libro. Mi fece amichevolmente cenno di sedermi e mi chiese di aspettare un attimo mentre chiamava tutte le ‘ragazze’. Voleva che imparassero anche loro. Prima che me ne rendessi conto, tutto il tavolo era circondato dalle sue ‘ragazze’. Quindi, rivolgendosi a me, la signora disse: ‘Ora ci mostri come studiare la Bibbia’. Mi chiesi come avevo fatto a cacciarmi in quella situazione, ma proseguii con calma, come se studiare la Bibbia nelle taverne fosse per me la cosa più normale di questo mondo”. La signora fece un rapido progresso, abbandonò la sua attività e divenne una Testimone battezzata. Oggi è attiva in un’altra congregazione, e a sua volta conduce studi biblici con interessati.

Dall’altro lato della baia, a un’ora di viaggio in canoa, c’è la pittoresca cittadina di Livingston, una tranquilla comunità di persone amichevoli dove forte è l’influenza della superstizione africana e del vudù. Qui non è raro udire nella notte il suono dei tamburi ed assistere a balli africani per le strade in occasione delle feste. Si può anche sentire un dialetto dai suoni strani: il caribe, o garifuna. Un gruppo di proclamatori del Regno, non molto numeroso ma in rapida crescita, serve gli interessi spirituali di queste persone.

Violenza e persecuzione contrastano con la pace

Nel 1982, quando il nuovo presidente del Guatemala tentò di sopprimere l’attività dei guerriglieri, intensificatasi durante il governo del suo predecessore, sorsero alcuni problemi. La sua strategia consisteva nel formare pattuglie di civili armati che perlustravano le strade di notte, difendendo le città e avvertendo i militari di ogni attività sospetta. In molte zone l’istituzione di queste pattuglie di civili mise alla prova la neutralità dei nostri fratelli.

In una città l’intera congregazione fu messa alle strette affinché violasse la propria neutralità cristiana partecipando ai pattugliamenti. Minacciati di morte, i fratelli fuggirono nella capitale, dove furono accolti in una Sala del Regno finché non poterono essere alloggiati in casa di fratelli. Sì, molti fratelli hanno sopportato dure prove e persecuzione mentre i militari tentavano di costringerli ad andare di pattuglia.

Un fratello riferisce: “Ho vent’anni e vivo con mio fratello e sua moglie. I miei problemi iniziarono quando gli scontri fra guerriglieri ed esercito raggiunsero la fattoria in cui lavoravo. In una circostanza, otto persone furono portate via sotto la minaccia delle armi davanti ai nostri occhi. Solo due fecero ritorno. Nessuno vide mai più gli altri sei.

“Nell’aprile 1984 soldati dell’esercito vennero alla fattoria per cercare nuove reclute. Chiesero ai miei compagni di lavoro e a me di unirci a loro. Quando mi rifiutai, mi picchiarono senza tregua. Vedendo questo, i miei compagni di lavoro piansero come bambini, supplicandomi di prendere l’arma e di andare con loro. Un soldato mi conficcava le dita nel collo e mi torceva le orecchie mentre un altro mi teneva a terra così che un terzo soldato potesse prendermi a schiaffi e a calci. Un ufficiale gridò adirato: ‘Cosa c’è che non va? Sei un animale, o sei Dio?’ Alla fine arrivò un altro ufficiale che disse: ‘Lasciatelo stare, è così che sono i Testimoni. Bisogna ammazzarli prima che si diano per vinti’. Il primo ufficiale disse: ‘Sparagli!’ Ma invece di spararmi mi colpì allo stomaco con il calcio del fucile. Quando si convinsero che non sarei andato con loro, smisero di picchiarmi. Dopo tre giorni mi lasciarono libero. Con l’aiuto di Geova non infransi la mia integrità. Ecco perché dico agli altri giovani di avere molta fiducia in Geova, il quale ci aiuterà a perseverare nel momento del bisogno”. Felicemente, la situazione è molto cambiata da che il nuovo presidente è entrato in carica nel gennaio 1986.

Molto presto i contrasti tra guerra e pace, tra ricchezza e povertà, tra vita e morte scompariranno per sempre. Nel prossimo Paradiso mondiale, si godrà dei piacevoli contrasti tra la notte e il giorno, tra i monti e le valli, tra il fragore dell’oceano e la quiete dei laghi, come si era proposto Geova. Potete esserci anche voi in quel Paradiso se, come gli oltre diecimila proclamatori del Regno del Guatemala, accettate di tutto cuore la buona notizia.

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