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  • Significato delle notizie
  • La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1979
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  • Commenti su una dichiarazione del papa
  • Induismo cattolico in India
  • L’esperanto non spera più
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  • La Chiesa farà ciò che il papa ha detto?
    La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1980
  • Giovanni Paolo II in azione: Riuscirà a unire la sua chiesa divisa?
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  • I viaggi del papa: Perché sono necessari?
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Altro
La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1979
w79 15/10 p. 11

Significato delle notizie

Commenti su una dichiarazione del papa

● Il nuovo papa, Giovanni Paolo II, ha detto che vi sono repressione e discriminazione contro un gran numero di cittadini che hanno dovuto soffrire ogni sorta di oppressione, anche la morte, semplicemente per preservare i loro valori spirituali, ma che, nonostante ciò, non hanno mai smesso di cooperare in qualsiasi cosa potesse servire al vero progresso civile e sociale del loro paese.

Commentando questa dichiarazione, il “Buenos Aires Herald” ha detto in un articolo di fondo: “Il papa, ovviamente, si riferiva in maniera specifica alla persecuzione religiosa nei paesi comunisti. Purtroppo, quasi ogni parola che ha detto si potrebbe applicare all’Argentina di oggi. . . . la libertà religiosa è negata a diverse migliaia di testimoni di Geova [oltre 30.000] in questo paese”.

L’articolo fa notare che i Testimoni vengono arrestati, picchiati e i loro figli sono cacciati dalle scuole, e tuttavia “sono lavoratori, gente onesta e timorata di Dio. . . . la loro religione si basa sugli insegnamenti della Bibbia. Se tutte le altre democrazie moderne, stabili e pluralistiche del mondo tollerano i testimoni di Geova, non c’è nessuna ragione per cui questo governo non possa farlo”.

“L’intera questione potrebbe essere risolta con alcune misure avvedute che concedano ai testimoni di Geova la libertà religiosa invocata dal papa. Sono buoni argentini che chiedono semplicemente sia loro permesso di servire il proprio Dio e il proprio paese. Anzi, probabilmente in Argentina il patriottismo ne sarebbe rafforzato, se si desse più enfasi all’impegno e alla dedizione interiori verso il paese e la sua costituzione che non all’osservanza esteriore dei simboli”.

Induismo cattolico in India

● “È difficile a credersi”, afferma “The Indian Express” di Bombay, “ma è vero: sacerdoti e suore cantano i bhajans [canti religiosi] scalzi e accovacciati sul pavimento, eseguono l’‘arati’ [agitano un piatto contenente incenso e canfora accesi] invece di agitare il turibolo [incensiere]”, e seguono altre pratiche indù. Il giornale osserva che “ormai nelle chiese del Kerala, con la sua tradizione vecchia di 2.000 anni, non è inconsueto udire l’inno upanisadico ‘Asatho ma sad gamaya, thamaso ma jyothirgamaya, mruthvorama amrutham gamaya’ cantato prima di iniziare la santa messa”.

Joseph Parecattil, cardinale cattolico romano dell’India, ritenuto “un acceso sostenitore dell’indianizzazione della chiesa”, dichiara che “alla fine questo movimento è destinato a vincere”. Secondo l’“Express”, il cardinale Parecattil ha detto che “era appropriato attingere alle ricche risorse dell’induismo” per certi aspetti del culto cattolico fra gli indiani.

Per quanto liberale tale filosofia possa sembrare, riflette il vero concetto cristiano dell’adorazione? Difficilmente. La Sacra Bibbia cattolica a cura della Conferenza Episcopale Italiana comanda: “Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto infatti ci può essere tra la giustizia e l’iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre? . . . quale collaborazione tra un fedele e un infedele?” — 2 Cor. 6:14-18.

L’esperanto non spera più

● L’esperanto, “lingua internazionale”, ha compiuto senza molto scalpore i cento anni d’esistenza lo scorso dicembre. Il “Daily Telegraph” di Londra riferisce che “non ci sono state celebrazioni, cartoline di auguri, nemmeno una telefonata da qualcuno dei 1.500 membri dell’Associazione Britannica per L’Esperanto”. L’inventore dell’esperanto lo ideò come lingua universale nella speranza che potesse servire a porre fine a tutte le guerre. (La parola significa letteralmente: “Colui che spera”). Il segretario generale dell’Associazione ammette: “Ora comprendiamo che si sbagliava”.

Certo una lingua parlata da tutti sarebbe veramente utile. Tuttavia gli odii e le lotte esistenti anche tra quelli che parlano la stessa lingua fanno capire che gli ideali di persone bene intenzionate non possono porre fine alle guerre. Solo il nostro Creatore, Colui che “fa cessare le guerre fino all’estremità della terra” ha il potere di fare quanto è necessario. Questo ha promesso di fare, non per mezzo di qualche programma sociale, ma, piuttosto, con il giudizio e “la distruzione degli uomini empi” che fomentano divisioni fra i loro simili. — Sal. 46:9; 2 Piet. 3:7.

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