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  • Gioele ed Amos
  • La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1957
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  • AMOS
La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1957
w57 1/11 pp. 668-670

Lezione 48

Gioele ed Amos

GLI individui non sono importanti, neanche quelli impiegati da Geova Dio come suoi profeti e messaggeri. Questa verità è ripetutamente messa in risalto nello studio dei libri profetici della Bibbia. Spesse volte i profeti impiegati da Geova Dio per parlare e scrivere non sono praticamente identificabili. La cronaca personale, se pur viene fatta, è scarsa; e anche in tal caso è presentata in genere a motivo del suo significato profetico. Quello che è importante è il messaggio che viene dichiarato, non le persone che lo dichiarano. Ciò risulta evidente nel caso della profezia di Gioele. Il versetto iniziale, in forma di soprascritta, ci dice tutto ciò che dobbiamo definitivamente sapere circa l’uomo Gioele. Esso dice: “La parola dell’Eterno che fu rivolta a Gioele, figliuolo di Pethuel”. “Gioele” significa “Jah è Dio”.

Quando pronunciò e scrisse la profezia che Dio diede per mezzo suo? Su questo punto v’è un’accesa controversia, e le molte e grandi divergenze d’opinione fanno differire la discussa data di oltre cinquecento anni circa. Veramente la data non si può fissare con alcuna seria possibilità di certezza. Tuttavia, c’è qualche ragione per attribuire la profezia al tempo del re israelita Joram, il cui regno (921-909 a.C.) fu parallelo ai regni di Jehoram (o Joram) figlio di Giosafat, e di Achazia, re di Giuda, e potrebbe essersi di poco sovrapposto all’usurpato regno della sanguinaria regina di Giuda, Athalia.

La ragione è questa: La profezia di Gioele predice una piaga di locuste ed altri flagelli di devastanti proporzioni. La piaga delle locuste non è infrequente in Palestina, ma questa volta doveva essere cosa tale da essere considerata dalle generazioni future. Inoltre, questa particolare invasione d’insetti ha luogo per comando di Geova, è chiamata il “suo esercito”. Sulla sua scia seguirà una terribile carestia. (Gioele 1:2-4, 10-12, 16-20; 2:3, 11) Fu proprio questa la carestia che devastò la Palestina per sette anni, durante il regno di Joram re d’Israele. E questa carestia era stata appositamente suscitata da Geova, come lo fu quella che predisse Gioele. (2 Re 8:1) Tale piaga poteva giustamente venire come una sentenza di giustizia divina durante il tempo del regno di Joram in Israele e dei regni di Jehoram e di Achazia in Giuda perché tutti e tre erano malfattori e fecero sprofondare più che mai tutti e due i regni nel culto dei demoni. Fu predetto da Gioele che l’abbondanza avrebbe lasciato il posto alla carestia, e questo pure sarebbe accaduto secondo giustizia. Jehu succede a Joram in Israele e fa del bene; e i quattro re giudaici dopo Athalia sono divinamente approvati. — Gioele 2:21-27.

Un argomento conclusivo sostiene che la profezia di Gioele fu di questo periodo: L’Egitto ed Edom sono le nazioni destinate a giustizia punitiva per la loro violenza contro Giuda, mentre l’Assiria e Babilonia non sono menzionate. (3:19) Evidentemente al tempo in cui la profezia fu scritta l’Egitto ed Edom erano gli aggressori le cui violenze erano ancora fresche nella mente; è da ritenersi che l’Assiria e Babilonia non li avevano ancora sostituiti nel ruolo di principali persecutori. Tutto quanto precede è una chiara evidenza di circostanze che pongono la profezia di Gioele nel periodo indicato. La maggior parte degli studiosi sostiene che si trattasse del regno di Uzzia. La loro principale ragione è il riferimento all’Egitto e a Edom escludendo l’Assiria e Babilonia, ma la ragione si riferisce con maggior forza ai regni di Jehoram e Achazia perché i due regni che immediatamente li precedettero subirono le aggressioni dell’Egitto e di Edom. (2 Cron. 14:9-15; 20:10, 11) Alcuni credono che Gioele fosse dell’epoca successiva all’esilio, ma è poco probabile, poiché sembra che avesse predetta la restaurazione dall’esilio giudaico. Molto probabilmente Gioele fu profeta in Giuda mentre Eliseo serviva come profeta in Israele.

Il capitolo 1 di Gioele specifica la desolazione lasciata nella scia delle successive ondate di bruchi, grilli, cavallette e locuste. Sia l’uomo che la bestia soffrono per la piaga della carestia. Il capitolo 2 ravviva il quadro, aggiungendovi soltanto un accento militare. In nubi che oscurano il cielo le invadenti locuste continuano a giungere. Il crepitio di milioni e milioni d’ali e di zampe è come fuoco che divora la paglia, il loro ronzio è come il rumore delle vertiginose ruote d’un carro. Marciano sopra le mura della città in ranghi serrati, corrono avanti e indietro per la città, si arrampicano sulle case, v’entrano per le finestre. Le incombenti masse assalitrici non hanno alcun re visibile; eppure ognuna segue il proprio sentiero senza spingere la sua vicina. Geova le dirige come un suo esercito vendicatore. Il popolo afflitto è invitato a umiliarsi, a lacerarsi il cuore ed emendare le proprie vie. Se ciò fosse fatto, Geova riverserebbe quell’esercito d’insetti dal nord verso sud; lo porterebbe sulle ali del vento sino alle sterili e deserte regioni del sud di Giuda. (2:1-20; Prov. 30:27) L’adempimento su piccola scala ebbe luogo con locuste letterali; le locuste non simbolizzano gli eserciti di Babilonia o altri eserciti pagani. Geova stesso ne indica nella sua Parola il significato simbolico nell’adempimento su più grande scala, in Apocalisse 9:1-11, che predice la devastazione dei pascoli e del foraggio religioso per mezzo dei Suoi testimoni.

L’abbondanza segue la carestia e il pentimento. Viene predetto che lo spirito di Dio sarà sparso su ogni carne, e questa espressione profetica ebbe il suo famoso adempimento su piccola scala al tempo della Pentecoste nel 33 d.C. (2:28, 29; Atti 2:14-18) Chiunque invoca il nome di Geova sarà liberato. Il capitolo 3 è apparentemente una profezia con lontano adempimento la quale addita non solo la cattività babilonese ma la liberazione da essa. Poi le persecutrici nazioni pagane che hanno disperso il popolo di Dio saranno radunate per la distruzione. Esse sono invitate a prepararsi per la guerra contro Geova, a venire in massa e in pieno assetto di guerra per la loro finale disfatta nella valle della decisione o della strage. I versetti finali mostrano la benedetta, purificata condizione di Giuda e Gerusalemme e la loro eterna dimora nella sicurezza.

AMOS

Amos non fu addestrato nel collegio o scuola teocratica dei profeti fondato da Samuele. Egli fu chiamato da Geova all’incarico profetico dalla sua condizione di pastore e raccoglitore di frutti di sicomoro in Tekoa di Giuda. Il suo servizio di profeta ebbe luogo nei giorni del re Uzzia di Giuda e del re Geroboamo II d’Israele, probabilmente nel periodo di quindici anni in cui quei due regni si sovrapposero (826-811 a.C.). Perciò il suo servizio fu contemporaneo a quello di Osea e d’Isaia. Inoltre, egli profetizzò due anni prima un terremoto disastroso durante il regno di Uzzia; ma non è possibile fissare il tempo di quel disastro, benché si creda comunemente che avvenisse al tempo in cui Uzzia presunse di assumere i doveri sacerdotali nel tempio e fu colpito da lebbra. (2 Cron. 26:16-21; Zacc. 14:5) Il nome Amos significa “portato; portatore di pesi”, e come profeta portò messaggi grevi di calamità non soltanto per Israele ma anche per numerose nazioni pagane. — Amos 1:1; 7:14, 15.

Siri, Filistei, Tiri, Edomiti, Ammoniti, son tutti destinati a piegarsi sotto la futura vendetta di Dio, secondo il capitolo 1 di Amos. Il secondo capitolo aggiunge Moab all’elenco delle nazioni pagane, predice brevemente la cattività che deve venire su Giuda, e l’attenzione profetica si volge quindi con intensità quasi costante a Israele, il regno delle dieci tribù. Ad esso principalmente è rivolta per il resto del libro. Le passate liberazioni per mano di Geova sono dimenticate da Israele, che si degrada nel culto dei demoni.

Amos 3:7 dice: “Poiché il Signore, l’Eterno, non fa nulla, senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti”. Ad Amos Geova rivelò la futura caduta d’Israele e la ragione di essa. Un ampio avvertimento fu dato per mezzo del profeta; in effetti, Geova stesso li ammonì in modo speciale trattenendo la pioggia, mandando la pestilenza e abbattendo alcuni. Eppure essi non tornarono a Geova; perciò: “Preparati, o Israele, a incontrare il tuo Dio!” (3:1–4:13) Il quinto capitolo comincia con una lamentazione sopra Israele, si muta in una esortazione al pentimento e termina con una denuncia delle sue inaccettabili offerte idolatre e la predizione che andrà in “cattività al di là di Damasco”. Precedentemente numerosi Israeliti erano stati condotti schiavi a Damasco; ma ora devono andare più lontano, nella schiavitù assisa. (2 Re 10:32, 33; 15:29; 17:6) Il sesto capitolo continua questa predizione della schiavitù, mostrando la vastità della desolazione e accusa particolarmente quelli che si cullano comodamente nella soddisfazione di se stessi.

Dopo aver predetto la rovina d’Israele mediante tre visioni, il settimo capitolo narra un’esperienza del servizio di campo del profeta. Amos si era spinto intrepidamente nel territorio nemico col messaggio di Dio, ed esso aveva suscitato l’ira del falso sacerdote del centro religioso d’Israele a Bethel, cioè, Amatsia. Questi corse dal re Geroboamo accusando Amos di sedizione, e disse poi ad Amos di andarsene a casa, in Giuda, e di non profetizzare in Israele o a Bethel perché quivi avevano il loro “santuario” o “residenza reale”. (7:10-13) In conseguenza di ciò Amos predisse personalmente ad Amatsia molta sofferenza. Dopo aver predetto gli atti di giudizio di Dio sopra Israele per la sua oppressione dei poveri, l’ottavo capitolo predice una carestia, “non fame di pane o sete d’acqua, ma la fame e la sete d’udire le parole dell’Eterno”. (Cap. 8 Vers. 11) Il nono ed ultimo capitolo dipinge con le più vivide espressioni l’impossibilità di sfuggire all’esecuzione dei giudizi di Geova; anche nella cattività l’iniquo Israele patirà il male. Solo gli ultimi cinque versetti rischiarano il gravoso messaggio di calamità: in essi è predetto che un rimanente tornerà dalla cattività per compiere un’opera di ricostruzione e godere benedizioni sempre più copiose sotto il ricostituito regno della casa o discendenza di Davide.

[Domande per lo studio]

1. Quale verità circa gli individui è confermata nel caso del profeta Gioele?

2. Quando fu trasmessa la profezia di Gioele? e su che cosa basate voi la vostra risposta?

3. Descrivete l’esercito d’insetti e il risultato della sua invasione.

4. Quando, come e quale profezia di Gioele ebbe un ben noto adempimento su piccola scala?

5. Riassumete il contenuto del capitolo 3 di Gioele.

6. Quale informazione preliminare viene data riguardo ad Amos e al tempo in cui profetizzò?

7. Riassumete (a) i capitoli 1 e 2. (b) I capitoli da 3 fino a 6.

8. Quale esperienza di campo ebbe Amos a Bethel?

9. Quale profezia illumina l’ottavo capitolo?

10. Quale quadro dipinge il capitolo finale?

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