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  • Perché Dio fece l’uomo?

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  • Perché Dio fece l’uomo?
  • La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1957
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    La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1954
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    La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1957
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La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1957
w57 1/12 pp. 709-711

Perché Dio fece l’uomo?

Consiste la vita semplicemente di occupazioni egoistiche o vi è una causa più nobile e alta per vivere? La Bibbia dà questa risposta:

PER sapere perché Dio fece l’uomo, rivolgetevi alla Bibbia, perché Dio dà in essa la risposta. Sotto ispirazione l’apostolo Paolo scrisse ai Filippesi, dicendo: “Procurate con timore e tremore la vostra salvezza, perché è Dio che produce in voi il volere e il fare secondo la sua buona volontà”. Quindi l’uomo, secondo Paolo, fu fatto per la “buona volontà” di Dio, per condividere gli attributi del Creatore d’amore, sapienza, giustizia e potenza. Gli angeli del cielo diedero cantando una risposta simile: “Degno sei tu, o Signore nostro Dio, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu creasti tutte le cose e per voler tuo esse esistono e furon create”. — Filip. 2:12, 13; Apoc. 4:11, Ti.

Il perfetto uomo, creato a immagine e somiglianza del suo Creatore, avrebbe dovuto riflettere sulla terra perfettamente gli attributi del suo Fattore. Ma certo quello che l’uomo d’oggi riflette è ben lontano da quanto conosciamo dell’onnisapiente, pacifico Creatore. Che cosa è accaduto all’uomo? Mosè risponde: “Da parte loro hanno agito male; essi non sono suoi figli, la colpa ce l’hanno loro. Una generazione perversa e storta!” — Deut. 32:5, NM.

Mosè non dice questo di tutti gli uomini, specialmente non lo dice rispetto ai Cristiani. I Cristiani sanno perché sono viventi. Capiscono che da creature intelligenti devono adorare il loro Dio e perciò gli rendono lode e gioia. Se vengono meno in questo, Dio può farli sparire dall’esistenza. Paolo consiglia dunque loro: “Siate irreprensibili e innocenti, figli di Dio senza macchia in mezzo a una generazione perversa e storta, fra la quale risplendete come luminari nel mondo, afferrando saldamente la parola della vita”. Gesù chiamò i discepoli cristiani “la luce del mondo”, e disse loro: “Risplenda la vostra luce dinanzi al genere umano, affinché vedano le vostre giuste opere e diano gloria al Padre vostro che è nei cieli”. — Filip. 2:15, 16; Matt. 5:14-16, NM.

Far risplendere la propria luce in questo mondo di tenebre significa essere irreprensibili e innocenti, compiendo opere giuste. A queste persone è detto: “Temete Dio e dategli gloria, perché è arrivata l’ora del suo giudizio, e adorate quindi colui che ha fatto il cielo e la terra e il mare e le fonti delle acque”. Onde l’uomo adempia dunque la sua responsabilità umana sulla terra dev’essere un vero adoratore di Geova Dio. — Apoc. 14:7, NM.

Il perfetto uomo Gesù fece questo, e di lui fu detto: “Ecco l’uomo!” Egli rifletté così perfettamente l’immagine del Padre Geova che poté dire di se stesso: “Chi ha veduto me ha veduto anche il Padre”. Scrivendo intorno alla vita di Gesù, Giovanni dice: “Noi abbiamo avuto una visione della sua gloria, una gloria tale che appartiene a un figlio unigenito da parte di un padre, ed egli era pieno d’immeritata benignità e di verità”. — Giov. 19:5; 14:9; 1:14, NM.

Col suo perfetto modello di vita, Gesù insegnò agli uomini come essi pure possono riflettere la gloria di Geova. “Il discepolo non è al disopra del suo maestro”, egli disse, “ma chiunque è istruito perfettamente sarà simile al suo maestro. L’uomo buono trae il bene dal buon tesoro del suo cuore, ma l’uomo malvagio trae dal suo malvagio tesoro ciò che è malvagio; perché dall’abbondanza del suo cuore la sua bocca parla”. Gesù comunicò ai suoi discepoli le grandi verità essenziali per la vita e la salvezza che aveva apprese dal Padre. A loro volta i discepoli avrebbero dovuto comunicare questo prezioso messaggio ad altri. Essi avrebbero dovuto essere operatori della parola e non uditori soltanto. Avrebbero dovuto fare altri discepoli fra persone di ogni nazione, insegnando loro d’osservare tutte le cose che Gesù aveva comandate. Adempiendo questa responsabilità con fede avrebbero recato gioia alle creature e felicità al Creatore. — Luca 6:40, 45, NM; Matt. 28:19, 20.

La presenza del Cristianesimo in questo ventesimo secolo è una prova convincente che i discepoli adempirono il comando di Gesù. Ai Romani Paolo rivelò come la verità del Cristianesimo era stata resa nota: “‘La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore’; cioè, la ‘parola’ della fede che noi predichiamo. Perché se pubblicamente dichiari quella ‘parola della tua bocca’, che Gesù è il Signore, ed eserciti fede nel tuo cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti, sarai salvato. Perché col cuore si esercita fede per la giustizia, ma con la bocca si fa pubblica dichiarazione per la salvezza”. — Rom. 10:8-10, NM.

RAGIONE DI VIVERE OGGI

Perciò la ragione per cui l’uomo vive in questo periodo ha molta relazione col giusto uso della sua lingua, perché per mezzo di questo piccolo membro del suo corpo egli spande gloria o riprovazione, onore o disonore sul suo Fattore. Il profeta Isaia scrisse: “Il Signore, l’Eterno, m’ha dato una lingua esercitata perch’io sappia sostenere con la parola lo stanco”. (Isa. 50:4) Una Traduzione Americana di questo versetto dice: “Il Signore DIO mi ha dato una lingua per insegnare affinché sappia come soccorrere con una parola lo stanco”.

Il profeta Daniele mostra che “la conoscenza aumenterà” in questa fine del mondo. Il profeta Sofonia dichiara che Geova avrebbe rivolto “ai popoli una lingua pura, affinché tutti invochino il nome di Geova, per servirlo di comune accordo”. Isaia dice che tutti i credenti qualche giorno “saranno istruiti dal Signore [Geova], i tuoi figli avranno abbondanza di pace”. I Proverbi affermano che “la lingua de’ savi reca guarigione”, che “la lingua che calma, è un albero di vita”. — Dan. 12:4; Sof. 3:9, SA; Isa. 54:13, Ti; Prov. 12:18; 15:4.

Dio ha fatto adempiere oggi queste profezie, perché ora sulla terra egli ha un popolo che gli rende gloria e onore. Questo popolo è la luce del mondo in quanto lascia che per suo mezzo la luce della verità biblica risplenda fino ai confini della terra. Essi compiono opere giuste adorando Geova in spirito, e verità, restando irreprensibili e innocenti in questa generazione corrotta e storta, facendo conoscere ad altri la via che conduce alla vita. Questo gruppo di persone che temono Dio è rappresentato nella società del nuovo mondo dai testimoni di Geova. Di essi uno scrittore moderno ha detto:

“Quali testimoni spinti da forza divina per far conoscere l’imminenza della fine dell’età e la venuta della Teocrazia, essi cercano con ogni mezzo concepibile di portare il loro messaggio al popolo. Non c’è da sorprendersi di alcun nuovo metodo che essi possano impiegare. . . . I Testimoni di Geova hanno letteralmente percorso la terra con la loro testimonianza”. Dopo aver fatto una relazione della grande quantità di letteratura distribuita lo scrittore quindi continua: “Si può veramente dire che nessun singolo gruppo religioso del mondo ha mostrato più zelo e costanza dei Testimoni di Geova nel tentativo di diffondere la buona notizia del Regno. . . . Non vi sono Cristiani moderni che facciano maggior uso di scritture, o che le imparino a memoria in misura maggiore dei Testimoni. Per discutere con successo con loro su argomenti scritturali, bisogna conoscere le proprie scritture meglio della maggioranza degli stessi seguaci delle chiese fondamentaliste d’oggi”. — Charles Samuel Braden, These Also Believe, 1950, pagine 370, 380.

È verissimo che i testimoni di Geova conoscono la Bibbia e ne parlano. Essi devono conoscere la loro Bibbia se devono recare gloria a Dio. Mediante la conoscenza biblica abbattono trincerate fortezze, facendo crollare ragionamenti e ogni altezza innalzata contro la conoscenza di Dio, e mediante essa conducono ogni pensiero in sottomissione per renderlo ubbidiente al Cristo. — 2 Cor. 10:4, 5.

“Nulla di terreno può influire sulla mente umana a tal punto come la viva voce”, disse Edwin G. Lawrence. “Perciò, è ragionevole che il linguaggio colto è la più grande arma che l’uomo possieda”. E lo scopo del linguaggio “è quello di trasmettere il pensiero da una mente all’altra, e, in senso lato, influire sulla persona alla quale si parla”.

Questo è esattamente lo scopo del Cristianesimo. Con le sue parole giuste, che offrono una speranza, esso influirà su alcuni in modo da condurli alla giustizia e alla vita. Condividere la conoscenza di Dio e del suo regno con gli uomini di buona volontà è la più alta e nobile ragione di vivere in questo periodo. Vogliate condividere questa felicissima ragione di vivere.

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