Giugno
Lunedì 1º giugno
Tu sei buono, o Geova, e pronto a perdonare (Sal. 86:5)
Oggi traiamo già beneficio dal sacrificio di riscatto di Cristo. Per esempio, sulla base del riscatto Geova perdona i nostri peccati. Lui non è obbligato a perdonarci, vuole farlo (Sal. 103:3, 10-13). Alcuni potrebbero pensare di non meritare il perdono di Geova. In effetti nessuno di noi lo merita. L’apostolo Paolo si rendeva conto che “non [era] degno di essere chiamato apostolo”, eppure disse: “Grazie all’immeritata bontà di Dio sono quello che sono” (1 Cor. 15:9, 10). Quando ci pentiamo dei nostri peccati, Geova ci perdona. E non lo fa perché lo meritiamo, ma perché ci ama. Se stiamo lottando contro il senso di indegnità, ricordiamoci che Geova non ha provveduto il riscatto per persone perfette che non peccano, ma per persone imperfette che si pentono dei loro peccati (Luca 5:32; 1 Tim. 1:15). w25.01 27 parr. 3-4
Martedì 2 giugno
L’uomo buono fa del bene a sé stesso, ma quello crudele si fa del male (Prov. 11:17)
Non possiamo controllare quello che gli altri dicono o fanno, ma possiamo cercare di controllare la nostra reazione. E spesso la migliore reazione è perdonare. Perché? Perché amiamo Geova, e lui vuole che perdoniamo. Se rimaniamo arrabbiati e non perdoniamo è più probabile che agiremo in modo insensato, e forse soffriremo fisicamente (Prov. 14:17, 29, 30). Liberandoci del risentimento eviteremo che il nostro cuore venga danneggiato dall’amarezza. Inoltre faremo un regalo a noi stessi: potremo finalmente andare avanti e goderci di nuovo la vita. Come possiamo gestire i sentimenti feriti e andare avanti? Un modo è concederci del tempo per guarire. Dopo aver ricevuto le cure mediche necessarie, una persona che è stata ferita gravemente ha bisogno di tempo per guarire. In modo simile, potrebbe volerci del tempo per guarire dal punto di vista emotivo prima di essere pronti a perdonare di cuore qualcuno (Eccl. 3:3; 1 Piet. 1:22). Preghiamo Geova, chiediamogli di aiutarci a perdonare. w25.02 16-17 parr. 8-11
Mercoledì 3 giugno
Il cibo solido è per le persone mature (Ebr. 5:14)
Tra gli insegnamenti basilari ci sono il pentimento, la fede, il battesimo e la risurrezione (Ebr. 6:1, 2). Proprio perché questi sono insegnamenti fondamentali, l’apostolo Pietro li menzionò quando alla Pentecoste diede testimonianza a una folla (Atti 2:32-35, 38). Per diventare discepoli di Cristo bisogna accettarli. Ad esempio, Paolo disse chiaramente che chi non accetta l’insegnamento della risurrezione non può dire di essere un vero cristiano (1 Cor. 15:12-14). Comunque, non dobbiamo accontentarci di avere una conoscenza basilare della verità. A differenza degli insegnamenti basilari, il cibo spirituale solido include non solo le leggi di Geova, ma anche i suoi princìpi, che ci aiutano a capire il suo modo di pensare. Per trarre beneficio da questo cibo dobbiamo studiare la Parola di Dio, meditarci su e mettere in pratica attentamente quello che dice. Facendo questo, sviluppiamo la capacità di prendere decisioni che piacciono a Geova. w24.04 5 parr. 12-13
Giovedì 4 giugno
Nel giudizio gli uomini di Ninive saranno risuscitati (Matt. 12:41)
Dio ricordò a Giona che i niniviti “non [sapevano] distinguere il bene dal male” (Giona 1:1, 2; 3:10; 4:9-11). In seguito Gesù usò questo esempio per aiutare a comprendere la giustizia e la misericordia di Geova. In quale “giudizio” saranno risuscitati i niniviti? Gesù parlò di una futura “risurrezione di giudizio” (Giov. 5:29). Si riferiva a quello che accadrà durante il suo Regno millenario, quando “ci sarà una risurrezione sia dei giusti che degli ingiusti” (Atti 24:15). Per quanto riguarda gli ingiusti, si tratterà di “una risurrezione di giudizio”. Questo significa che Geova e Gesù osserveranno e valuteranno il loro comportamento: quelle persone metteranno in pratica quello che verrà loro insegnato? Se un ninivita si rifiuterà di adorare Geova riceverà un giudizio di condanna (Isa. 65:20). Tutti quelli che invece sceglieranno di adorare Geova fedelmente riceveranno un giudizio favorevole. Avranno la prospettiva di vivere per sempre! (Dan. 12:2). w24.05 5 parr. 13-14
Venerdì 5 giugno
Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto (Luca 19:10)
Gesù rifletté perfettamente la misericordia di suo Padre (Giov. 14:9). Con quello che disse e quello che fece dimostrò che il suo compassionevole e misericordioso Padre ama tutte le persone e vuole aiutarle a vincere la lotta contro il peccato. Gesù aiutò i peccatori a provare il desiderio di cambiare e di diventare suoi discepoli (Luca 5:27, 28). Gesù sapeva cosa lo aspettava. Più di una volta disse ai suoi discepoli che sarebbe stato tradito e giustiziato su un palo di tortura (Matt. 17:22; 20:18, 19). Sapeva che il suo sacrificio avrebbe tolto il peccato del mondo. Gesù disse anche che dopo aver offerto la sua vita avrebbe attirato a sé “persone di ogni tipo” (Giov. 12:32). Gli esseri umani peccatori avrebbero potuto avere l’approvazione di Geova accettando Gesù come loro Signore e seguendo le sue orme. In questo modo sarebbero stati “liberati dal peccato” (Rom. 6:14, 18, 22; Giov. 8:32). Quindi Gesù volontariamente e con coraggio andò incontro a una morte terribile (Giov. 10:17, 18). w24.08 5 parr. 11-12
Sabato 6 giugno
In tutte le nazioni si deve prima predicare la buona notizia (Mar. 13:10)
Ripensiamo a come ci siamo sentiti quando abbiamo conosciuto le verità della Parola di Dio. Abbiamo scoperto che il nostro Padre celeste ci ama, vuole che facciamo parte della sua famiglia di servitori e ha promesso di mettere fine al dolore e alle sofferenze. Abbiamo scoperto anche che possiamo sperare di rivedere nel nuovo mondo i nostri cari che sono morti (Mar. 10:29, 30; Giov. 5:28, 29; Rom. 8:38, 39; Riv. 21:3, 4). Queste e molte altre preziose verità ci hanno colpito profondamente (Luca 24:32). Amavamo quello che stavamo imparando e non riuscivamo a tenerlo per noi! (Confronta Geremia 20:9.) Quando l’amore per le verità bibliche mette radice nel nostro cuore, non possiamo tenerle per noi (Luca 6:45). Ci sentiamo come i discepoli di Gesù che dissero: “Non possiamo smettere di parlare delle cose che abbiamo visto e sentito” (Atti 4:20). Amiamo così tanto la verità che vogliamo parlarne a più persone possibile. w24.05 15 par. 5; 16 par. 7
Domenica 7 giugno
Servite Geova con gioia (Sal. 100:2)
Noi servitori di Geova predichiamo perché amiamo il nostro Padre celeste e desideriamo aiutare altri a conoscerlo. Ma non tutti provano tanta gioia nel ministero. Perché? Alcuni sono molto timidi e insicuri. Altri si sentono a disagio ad andare dalle persone senza essere stati invitati. Altri ancora potrebbero avere paura di essere respinti. E ad alcuni forse è stato insegnato a cercare in ogni modo di non dare fastidio agli altri. Questi fratelli e queste sorelle trovano molto difficile parlare della buona notizia a chi non conoscono. Ti capita di non provare tanta gioia nel ministero per questi motivi? Se sì, non scoraggiarti. Il fatto che ti senti insicuro potrebbe indicare che sei umile e non vuoi attirare l’attenzione su di te o che non vuoi metterti a discutere con le persone. A nessuno piace essere rifiutato, in particolare quando cerca di aiutare gli altri. Il tuo Padre celeste sa bene quali sono le difficoltà che affronti e desidera darti l’aiuto di cui hai bisogno (Isa. 41:13). w24.04 14 parr. 1-2
Lunedì 8 giugno
La sapienza è con i modesti (Prov. 11:2)
Quando leggi la Bibbia, invece di cercare di mettere in pratica tutto in una volta quello che leggi, poniti una quantità ragionevole di obiettivi. Prova a fare così: fai un elenco delle cose su cui devi lavorare, poi scegline una o due a cui dare la precedenza e rimanda le altre a un momento successivo. Come potresti decidere da quale obiettivo iniziare? Potresti decidere di iniziare da un obiettivo che ritieni più facile da raggiungere. Oppure potresti scegliere di lavorare su un aspetto in cui pensi di aver più bisogno di migliorare. Dopo che hai deciso da quale obiettivo partire, fai ricerche nelle nostre pubblicazioni. Parla con Geova dell’obiettivo che ti sei posto e chiedigli di darti “sia il desiderio che la forza di agire” (Filip. 2:13). Poi metti in pratica quello che hai imparato. Dopo che avrai fatto qualche progresso in relazione al tuo primo obiettivo, probabilmente ti sentirai più motivato a impegnarti per raggiungerne un altro. Infatti, se riesci a migliorare in un aspetto della vita cristiana o in una qualità cristiana, probabilmente troverai più facile fare la stessa cosa anche in altri campi. w24.09 6 parr. 13-14
Martedì 9 giugno
In questa faccenda vi siete dimostrati puri sotto ogni aspetto (2 Cor. 7:11)
Forse ti senti in colpa perché alcune tue azioni del passato hanno fatto soffrire qualcuno. Cosa puoi fare? Fai tutto il possibile per rimediare, ad esempio chiedendo sinceramente scusa. Inoltre chiedi a Geova di aiutare le persone che hai ferito. Lui può aiutare sia te che loro a perseverare e a ritrovare la pace. Impara dagli errori che hai commesso e lascia che Geova ti impieghi in qualunque modo lui voglia. Pensa al profeta Giona. Invece di andare a Ninive, come Dio gli aveva comandato, fuggì nella direzione opposta. Geova lo disciplinò, e lui imparò dal suo errore (Giona 1:1-4, 15-17; 2:7-10). Geova non considerò Giona una causa persa, gli diede un’altra opportunità di andare a Ninive. E questa volta Giona ubbidì prontamente, non lasciò che i rimorsi per l’errore che aveva commesso gli impedissero di accettare questo incarico da parte di Geova (Giona 3:1-3). w24.10 8-9 parr. 10-11
Mercoledì 10 giugno
Perciò pentitevi e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati, e vengano così da Geova stesso tempi di ristoro (Atti 3:19)
Geova non si limita ad annullare i nostri debiti, o peccati; li cancella completamente. Pensando a un debito che viene annullato, potremmo immaginare una cifra su cui viene apposta una grande X. In questo caso, però, i numeri sotto quella X si vedrebbero ancora. Cancellare qualcosa, invece, è molto diverso. Per capire questa immagine mentale dobbiamo tenere presente che nell’antichità l’inchiostro che veniva usato era una mistura che includeva carbone, resina e acqua. Una persona poteva prendere una spugna bagnata e cancellare quello che era stato scritto. Quindi, quando un debito veniva “cancellato”, scompariva del tutto. A occhio nudo non si poteva più vedere nessuna traccia di quello che era stato scritto. Era come se quel debito non fosse mai esistito. Sapere che Geova non solo annulla i nostri peccati ma li cancella del tutto ci tocca profondamente (Sal. 51:9). w25.02 10 par. 11
Giovedì 11 giugno
Non indignarti e non fare il male (Sal. 37:8)
Quando gli altri ci giudicano o ci trattano male, siamo sicuri che Geova sa come stanno veramente le cose. Questa fiducia ci aiuta a sopportare le ingiustizie, perché sappiamo che alla fine lui correggerà la situazione. Lasciando tutto nelle mani di Geova impediamo alla rabbia e al risentimento di avvelenare il nostro cuore. Questi sentimenti potrebbero portarci a reagire in modo esagerato, privarci della gioia e rovinare la nostra amicizia con Geova. Ovviamente non riusciremo mai a seguire l’esempio di Gesù alla perfezione. A volte potremmo dire o fare cose di cui poi ci pentiamo (Giac. 3:2). E alcune ingiustizie potrebbero lasciarci brutte cicatrici fisiche o emotive. Se questo è il nostro caso, possiamo star certi che Geova sa cosa stiamo passando. E anche Gesù può capire i nostri sentimenti, perché lui stesso soffrì ingiustamente (Ebr. 4:15, 16). Siamo davvero contenti che Geova ci dia consigli pratici per aiutarci a far fronte alle ingiustizie. w24.11 6 parr. 12-13
Venerdì 12 giugno
Questa è l’opera di Dio, che esercitiate fede in colui che egli ha mandato (Giov. 6:29)
Esercitare fede in Gesù è una cosa necessaria per avere la “vita eterna” (Giov. 3:16-18, 36; 17:3). Molti giudei non accettarono l’insegnamento di Gesù riguardo a questa nuova “opera di Dio”. Gli chiesero: “Quale segno compirai, così che possiamo vederlo e crederti?” (Giov. 6:30). Dissero che ai giorni di Mosè i loro antenati avevano ricevuto la manna, paragonabile al pane (Nee. 9:15; Sal. 78:24, 25). Chiaramente le loro menti erano ancora concentrate sul pane letterale. Non chiesero chiarimenti a Gesù nemmeno quando in seguito lui parlò del “vero pane dal cielo”, paragonabile a manna dal cielo che dava vita (Giov. 6:32). Erano così concentrati sui loro bisogni fisici che non ascoltavano le verità spirituali che Gesù stava cercando di trasmettere loro. w24.12 5-6 parr. 10-11
Sabato 13 giugno
Chi ha costruito ogni cosa è Dio (Ebr. 3:4)
Studiando scienze a scuola, tuo figlio scoprirà che molte strutture presenti in natura sono governate da leggi specifiche. Ad esempio, ogni fiocco di neve rispetta uno schema geometrico chiamato frattale. I frattali si ritrovano spesso in natura. Ma chi ha ideato le leggi che regolano queste bellissime forme? Chi c’è dietro l’ordine e l’attenta progettazione che notiamo in natura? Più tuo figlio rifletterà su queste domande, più sarà convinto che Dio ha creato ogni cosa. A un certo punto potresti fargli questa domanda: “Se c’è un Dio che ci ha creato, non è ragionevole concludere che ci abbia anche dato una guida morale che ci aiuta a essere felici?” Poi potresti spiegargli che questa guida preziosa ci viene fornita tramite la Bibbia. w24.12 16 par. 8
Domenica 14 giugno
Si sente dire che fra voi si commette immoralità sessuale, e un’immoralità tale che non si trova neanche fra le nazioni: un uomo convive con la moglie di suo padre (1 Cor. 5:1)
Ispirato da Dio, l’apostolo Paolo scrisse una lettera in cui diceva che un peccatore che non si era pentito doveva essere allontanato dalla congregazione (1 Cor. 5:13). Come dovevano trattarlo i cristiani fedeli? Paolo disse loro di “smettere di stare in [sua] compagnia”. Cosa significava questo? Paolo spiegò che questo comando significava “non [mangiare] nemmeno con [lui]” (1 Cor. 5:11). Quando ci si siede a mangiare qualcosa con una persona, si passa del tempo e si parla con lei, e questo può portare ad avere ulteriori contatti. Chiaramente, quindi, Paolo intendeva dire che la congregazione non doveva intrattenere rapporti sociali con quell’uomo. Questo l’avrebbe protetta dalla sua influenza negativa (1 Cor. 5:5-7). Inoltre, evitando contatti stretti con quell’uomo, i componenti della congregazione avrebbero potuto aiutarlo a rendersi conto di quanto si era allontanato dalle norme di Geova, e questo avrebbe potuto portarlo a vergognarsi e a pentirsi. w24.08 15 parr. 4-5
Lunedì 15 giugno
Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Figlio unigenito (Giov. 3:16)
In Israele ogni anno veniva osservato il Giorno dell’Espiazione. Quel giorno il sommo sacerdote offriva dei sacrifici animali a favore del popolo. Ovviamente i sacrifici animali non potevano espiare completamente i peccati di nessuno, perché gli animali hanno un valore inferiore a quello degli esseri umani. Ma se gli israeliti pentiti offrivano i sacrifici richiesti, Geova era disposto a perdonare i loro peccati (Ebr. 10:1-4). Questo provvedimento imprimeva nella mente degli israeliti il fatto che erano peccatori. Geova però aveva in mente un provvedimento definitivo per il perdono dei peccati. Dispose che il suo caro Figlio venisse “offerto una volta sola per portare i peccati di molti” (Ebr. 9:28). Gesù diede “la sua vita come riscatto in cambio di molti” (Matt. 20:28). w25.02 4 parr. 9-10
Martedì 16 giugno
Vigilate e pregate di continuo per non cadere in tentazione (Matt. 26:41)
“Certo, lo spirito è volenteroso, ma la carne è debole” (Matt. 26:41b). Con queste parole Gesù dimostrò di capire la nostra natura imperfetta. Ma le sue parole racchiudevano anche un avvertimento: non dobbiamo essere troppo sicuri di noi stessi. In precedenza, quella stessa notte, i discepoli avevano espresso con sicurezza la loro determinazione a rimanere vicini al loro Signore (Matt. 26:35). Le loro intenzioni erano sicuramente buone, ma non si rendevano conto di quanto facilmente potessero cedere sotto pressione. Quindi Gesù li mise in guardia con le parole della scrittura di oggi. Purtroppo i discepoli non riuscirono a vigilare, abbassarono la guardia. Così, quando Gesù fu arrestato, anziché rimanere al suo fianco cedettero alla tentazione di fuggire. Fecero esattamente quello che avevano detto che non avrebbero mai fatto: abbandonarono Gesù (Matt. 26:56). w24.07 14 parr. 1-2
Mercoledì 17 giugno
Siamo stati riconciliati con Dio attraverso la morte di suo Figlio (Rom. 5:10)
Adamo ed Eva persero la speciale amicizia che avevano con il loro Padre celeste, Geova. All’inizio, Adamo ed Eva facevano parte della famiglia di Dio (Luca 3:38). Ma quando disubbidirono a Geova furono espulsi dalla sua famiglia, e questo accadde prima che iniziassero ad avere figli (Gen. 3:23, 24; 4:1). Quindi noi, essendo loro discendenti, abbiamo bisogno di essere riconciliati con Geova (Rom. 5:10, 11). In altre parole, dobbiamo stringere una buona relazione con lui. Secondo un’opera di consultazione, la parola greca qui usata per esprimere il concetto di “riconciliazione” può significare “fare in modo che un nemico diventi un amico”. È straordinario che sia stato Geova a prendere l’iniziativa e a rendere questo possibile. Come lo ha fatto? Mediante l’espiazione, il provvedimento che Geova ha preso per ristabilire una buona relazione tra lui e gli esseri umani peccatori. Comporta dare una cosa in cambio di un’altra di uguale valore. In questo modo qualcosa che è andato perso o distrutto può essere riottenuto o sostituito. w25.02 3-4 parr. 7-8
Giovedì 18 giugno
La tristezza secondo Dio produce il pentimento che porta alla salvezza (2 Cor. 7:10)
L’apostolo Paolo disse: “Per quest’uomo è sufficiente il rimprovero che la maggioranza di voi gli ha fatto” (2 Cor. 2:5-8). In altre parole, la disciplina impartita all’uomo che aveva avuto rapporti sessuali con la moglie di suo padre aveva raggiunto il suo scopo (1 Cor. 5:1). Quale? Condurlo al pentimento (Ebr. 12:11). Riguardo all’uomo che si era sviato, Paolo disse ai componenti della congregazione di “perdonarlo benevolmente e confortarlo”, e di “riconfermargli il [loro] amore”. È da notare che Paolo voleva che gli anziani non si limitassero a permettere a quell’uomo di tornare nel popolo di Geova. Voleva che con le loro parole, il loro modo di fare e le loro azioni lo rassicurassero del fatto che lo avevano davvero perdonato e che lo amavano. In questo modo gli avrebbero fatto capire chiaramente che erano felici di riaccoglierlo nella congregazione. w24.08 15 par. 4; 16-17 parr. 6-8
Venerdì 19 giugno
Siete stati esposti pubblicamente a insulti e tribolazioni (Ebr. 10:33)
L’apostolo Paolo poteva parlare con convinzione di quello che serve per perseverare. Ricordò ai cristiani che per riuscire a perseverare non dovevano confidare in loro stessi, ma in Geova. Paolo poté dire con coraggio: “Geova è il mio aiuto; non avrò paura” (Ebr. 13:6). Alcuni nostri fratelli stanno affrontando la persecuzione proprio ora. Possiamo sostenerli lealmente attraverso le nostre preghiere e a volte anche in modi pratici. La Bibbia però dice chiaramente: “Tutti quelli che desiderano vivere con devozione a Dio uniti a Cristo Gesù saranno perseguitati” (2 Tim. 3:12). Per questo motivo tutti noi dobbiamo prepararci per i tempi difficili che ci aspettano. Continuiamo a confidare pienamente in Geova, sicuri che lui ci aiuterà a superare qualunque prova. A suo tempo, Geova darà sollievo a tutti i suoi fedeli servitori (2 Tess. 1:7, 8). w24.09 12-13 parr. 17-18
Sabato 20 giugno
Molti dei corinti che ascoltavano credettero e vennero battezzati (Atti 18:8)
Cosa aiutò i corinti ad arrivare al battesimo? (2 Cor. 10:4, 5). La Parola di Dio e il potente spirito santo li aiutarono a fare grandi cambiamenti nella loro vita (Ebr. 4:12). Coloro che a Corinto accettarono la buona notizia riguardo a Cristo riuscirono ad abbandonare abitudini e pratiche come ubriachezza, furto e omosessualità (1 Cor. 6:9-11). Anche se alcuni a Corinto dovevano liberarsi di abitudini profondamente radicate, non pensarono che sarebbe stato troppo difficile per loro diventare cristiani. Si impegnarono molto per incamminarsi sulla strada stretta che porta alla vita eterna (Matt. 7:13, 14). Anche tu stai lottando per liberarti di una cattiva abitudine o di un vizio così da poterti battezzare? Non smettere di combattere. Chiedi a Geova il suo spirito santo per resistere al desiderio di fare ciò che è male. w25.03 6 parr. 15-17
Domenica 21 giugno
Se qualcuno di voi manca di sapienza, continui a chiederla a Dio (Giac. 1:5)
Geova promette di darci la sapienza necessaria per capire se una certa decisione gli piacerà. Lui dà questa sapienza “generosamente a tutti e senza trovare da ridire”. Dopo aver pregato per ricevere la guida di Geova, dovremmo prestare attenzione alla sua risposta. Facciamo un esempio. Stiamo andando da qualche parte e ci perdiamo. Allora chiediamo aiuto a una persona del posto. Ce ne andremmo prima ancora che possa darci delle indicazioni? Ovviamente no. Ascolteremmo con attenzione. In modo simile, dopo aver chiesto a Geova sapienza, cerchiamo di capire qual è la sua risposta individuando leggi e princìpi biblici che hanno a che fare con la nostra situazione. Per esempio, per decidere se accettare l’invito a una festa, potremmo prendere in considerazione quello che la Bibbia dice sulle feste sfrenate, sulle cattive compagnie e sull’importanza di mettere il Regno al primo posto (Matt. 6:33; Rom. 13:13; 1 Cor. 15:33). w25.01 16 parr. 6-7
Lunedì 22 giugno
Ecco, i miei servitori mangeranno, ma voi avrete fame (Isa. 65:13)
La profezia di Isaia fa un vivido contrasto tra la vita di quelli che si trovano all’interno del paradiso spirituale e la vita di quelli che si trovano fuori. Geova soddisfa abbondantemente i bisogni spirituali dei suoi servitori. Abbiamo il suo spirito santo, la sua Parola scritta e tanto cibo spirituale, così che possiamo ‘mangiare’, ‘bere’ e ‘gioire’. (Confronta Rivelazione 22:17.) Al contrario, quelli che si trovano fuori dal paradiso spirituale ‘hanno fame’, ‘hanno sete’ e ‘provano vergogna’. I loro bisogni spirituali non vengono soddisfatti (Amos 8:11). Geova provvede generosamente ai suoi servitori quello di cui hanno bisogno, incluso il cibo spirituale (Gioe. 2:21-24). Lo fa tramite la Bibbia, le pubblicazioni bibliche, il nostro sito, le adunanze, le assemblee e i congressi. Possiamo nutrirci di questo cibo spirituale ogni giorno, e di conseguenza ci sentiamo più in salute e ritemprati. w24.04 21 parr. 5-6
Martedì 23 giugno
Le vostre parole siano sempre gentili (Col. 4:6)
Se vuoi frequentarti con qualcuno, potreste mettervi d’accordo per parlare in un luogo pubblico o per fare una chiamata o una videochiamata. Esprimi chiaramente le tue intenzioni (1 Cor. 14:9). Se necessario, lascia all’altra persona il tempo per pensarci (Prov. 15:28). E se non è interessata rispetta i suoi sentimenti. E se qualcuno ti dice che è interessato a te? Probabilmente ci è voluto coraggio da parte di quella persona per venire a parlarti, quindi sii gentile e mostra rispetto. Se hai bisogno di tempo per pensarci, diglielo. Comunque cerca di dare una risposta il prima possibile (Prov. 13:12). Se non sei interessato, dillo in modo gentile ma chiaro. Se invece sei interessato, di’ come preferiresti gestire il periodo in cui vi conoscerete meglio. Tieni conto che le tue preferenze potrebbero essere diverse da quelle dell’altra persona. w24.05 23-24 parr. 12-13
Mercoledì 24 giugno
Io ti affronto nel nome di Geova degli eserciti (1 Sam. 17:45)
Quando probabilmente era ancora adolescente, Davide andò nell’accampamento degli israeliti. Scoprì che i soldati erano terrorizzati perché Golia, un gigante filisteo, stava lanciando una “sfida alle schiere d’Israele” (1 Sam. 17:10, 11). I soldati avevano paura perché si concentravano sul gigante e sulle minacce che sentivano nel campo di battaglia (1 Sam. 17:24, 25). Davide invece vedeva le cose da un’altra prospettiva: per lui Golia non stava semplicemente sfidando le schiere di Israele, stava sfidando le “schiere dell’Iddio vivente” (1 Sam. 17:26). Davide aveva Geova al centro dei suoi pensieri. Era convinto che lo stesso Dio che lo aveva aiutato quando era un pastore lo avrebbe aiutato anche in questa situazione. Sicuro del sostegno di Dio, Davide affrontò Golia e ovviamente lo sconfisse (1 Sam. 17:45-51). w24.06 21 par. 7
Giovedì 25 giugno
Non aver paura, perché io sono con te. Non essere ansioso, perché io sono il tuo Dio. Ti rafforzerò, ti aiuterò, ti sorreggerò con la mia destra di giustizia (Isa. 41:10)
Pensiamo a come sarebbe la nostra vita se non servissimo Geova. Fare questo può aiutarci a rimanere fedeli e ad arrivare alla stessa conclusione del salmista, che disse: “Quanto a me, avvicinarmi a Dio è un bene per me” (Sal. 73:28). Possiamo affrontare qualunque prova ci si presenti durante questi ultimi giorni perché siamo “schiavi di un Dio vivente e vero” (1 Tess. 1:9). Il nostro Dio è una Persona reale che agisce in favore di quelli che lo servono. Ha dimostrato di essere con i suoi servitori in passato ed è con noi anche oggi. Presto affronteremo la più grande tribolazione della storia umana. Ma non saremo soli. Tutti noi “possiamo dire con coraggio: ‘Geova è il mio aiuto; non avrò paura’” (Ebr. 13:5, 6). w24.06 25 parr. 17-18
Venerdì 26 giugno
Voi vedrete la differenza fra il giusto e il malvagio (Mal. 3:18)
La Bibbia menziona più di 40 uomini che furono re d’Israele. I re buoni fecero alcune cose cattive. Pensiamo al re Davide. Di lui Geova disse: “Il mio servitore Davide [...] mi seguì con tutto il suo cuore facendo solo ciò che era giusto ai miei occhi” (1 Re 14:8). Eppure quell’uomo aveva commesso immoralità sessuale con una donna sposata e aveva architettato un piano perché suo marito venisse ucciso in battaglia (2 Sam. 11:4, 14, 15). Ma ci furono anche molti re infedeli che fecero cose buone. Pensiamo al re Roboamo. Lui “fece ciò che era male” agli occhi di Geova (2 Cron. 12:14). Eppure Roboamo ubbidì al comando di Dio di lasciare che 10 tribù si separassero dal suo regno. Fece anche del bene alla nazione fortificando le città (1 Re 12:21-24; 2 Cron. 11:5-12). Su quale base Geova determinò se un re era stato fedele o meno? A quanto pare tenne conto della condizione del suo cuore, del suo pentimento e del suo attaccamento alla vera adorazione. w24.07 20-21 parr. 1-3
Sabato 27 giugno
Continuate a crescerli nella disciplina e nell’istruzione di Geova (Efes. 6:4)
Che dire se a commettere una grave trasgressione è un Testimone battezzato che non ha ancora compiuto 18 anni? Il corpo degli anziani disporrà che due anziani si incontrino con lui e i suoi genitori Testimoni. Gli anziani cercheranno di capire quali passi hanno già compiuto i genitori per aiutare il figlio a pentirsi. Se il minore ha un buon atteggiamento e i genitori stanno riuscendo ad aiutarlo, i due anziani potrebbero decidere che non sia necessario intraprendere nessun’altra azione. Dopotutto, Dio ha affidato ai genitori la responsabilità di correggere in modo amorevole i figli (Deut. 6:6, 7; Prov. 6:20; 22:6; Efes. 6:2-4). Di tanto in tanto gli anziani parleranno con i genitori per assicurarsi che il minore stia ricevendo l’aiuto di cui ha bisogno. Cosa farebbero invece gli anziani se il minore battezzato non si pentisse e persistesse nel tenere una condotta errata? In quel caso un comitato di anziani si incontrerebbe con lui e i suoi genitori Testimoni. w24.08 24 par. 18
Domenica 28 giugno
C’è più felicità nel dare che nel ricevere (Atti 20:35)
Siamo felici quando riceviamo un regalo. Eppure proviamo una gioia ancora più grande quando siamo noi a fare un regalo a qualcuno. Creandoci così, Geova ci ha messo nelle condizioni di influire sulla nostra stessa felicità. Possiamo accrescerla cercando sempre più opportunità per dare ad altri. Non è una caratteristica bellissima? (Sal. 139:14). Le Scritture ci assicurano che dare fa provare gioia, quindi non sorprende che definiscano Geova il “felice Dio” (1 Tim. 1:11). Lui è stato il primo a dare qualcosa ad altri ed è colui che dà più di chiunque altro. Grazie a lui “abbiamo la vita, ci muoviamo ed esistiamo”, come disse l’apostolo Paolo (Atti 17:28). È proprio vero: “Ogni dono buono e ogni regalo perfetto” vengono da Geova (Giac. 1:17). Probabilmente tutti noi vogliamo provare in misura maggiore la gioia che deriva dal dare. Possiamo riuscirci imitando la generosità di Geova (Efes. 5:1). w24.09 26 parr. 1-4
Lunedì 29 giugno
Qualunque progresso abbiamo già fatto, continuiamo su questa stessa strada (Filip. 3:16)
Dopo aver esaminato i requisiti da soddisfare per servire come anziano, potresti pensare che non riuscirai mai a essere idoneo. Ma ricorda che né Geova né la sua organizzazione si aspettano che tu soddisfi quei requisiti alla perfezione (1 Piet. 2:21). E poi, è il potente spirito di Geova che ti aiuta a sviluppare le qualità necessarie (Filip. 2:13). C’è una qualità in particolare su cui vorresti lavorare? Prega Geova al riguardo, fai ricerche e chiedi a un anziano suggerimenti su come migliorare. Continua ad avere l’obiettivo di diventare anziano. Chiedi a Geova di addestrarti e di modellarti perché tu possa essere ancora più utile a lui e alla congregazione (Isa. 64:8). Geova benedirà senz’altro gli sforzi che fai per diventare anziano. w24.11 24-25 parr. 17-18
Martedì 30 giugno
Dio non è ingiusto da dimenticare la vostra opera e l’amore che avete dimostrato per il suo nome servendo i santi come avete fatto e continuate a fare (Ebr. 6:10)
Nessuno di noi dovrebbe pensare di meritare la misericordia di Geova, nemmeno se lo serve da tanti anni. Ovviamente Geova dà valore a tutto quello che abbiamo fatto per lui nel corso del tempo. Ma lui ha dato suo Figlio per noi come dono, non come compenso per il servizio che gli rendiamo. Sostenere che la misericordia di Geova ce la siamo guadagnati o che abbiamo diritto a uno speciale trattamento da parte sua equivarrebbe a dire che la morte di Cristo non è servita a nulla. (Confronta Galati 2:21.) L’apostolo Paolo sapeva di non meritare il favore di Dio. Perché allora si impegnava così tanto per servirlo? Non per dimostrare di meritare il favore di Geova, ma in segno di gratitudine per la sua immeritata bontà (Efes. 3:7). Come Paolo, continuiamo a servire Geova con zelo non per guadagnarci la sua misericordia, ma perché siamo grati che lui la mostri nei nostri confronti. w25.01 27 parr. 5-6