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  • Esaminiamo le Scritture ogni giorno del 2026
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Esaminiamo le Scritture ogni giorno del 2026
es26

Novembre

Domenica 1º novembre

Non serberò rancore per sempre (Ger. 3:12)

Quando hanno a che fare con qualcuno che è stato allontanato dalla congregazione, gli anziani cercano di riflettere la compassione di Geova. Ad esempio, nell’antichità Geova non aspettò che il suo popolo ostinato facesse il primo passo. Piuttosto prese l’iniziativa per aiutare gli israeliti prima ancora che loro dessero qualsiasi segnale di pentimento. Per far capire quanto è grande la sua compassione, Geova chiese al profeta Osea di invitare la moglie a riconciliarsi con lui nonostante lei stesse ancora peccando (Osea 3:1; Mal. 3:7). Come Geova, gli anziani cristiani desiderano sinceramente che il peccatore ritorni, e non vogliono renderglielo difficile. Nella parabola di Gesù del figlio prodigo, il padre “corse incontro [a suo figlio] e lo abbracciò baciandolo affettuosamente” (Luca 15:20). È da notare che il padre non aspettò che suo figlio implorasse il suo perdono, piuttosto prese l’iniziativa, come farebbe qualsiasi padre amorevole. w24.08 35:7-8

Lunedì 2 novembre

Se qualcuno di voi manca di sapienza, continui a chiederla a Dio, perché egli dà generosamente a tutti e senza trovare da ridire (Giac. 1:5)

Come indica la scrittura di oggi, Geova non tiene la sua sapienza tutta per sé. La condivide generosamente con gli altri. È interessante anche il fatto che, quando Geova dà sapienza, lo fa “senza trovare da ridire”. Lui non ci fa mai sentire a disagio per il fatto che chiediamo la sua guida. Anzi, ci incoraggia a ricercarla (Prov. 2:1-6). Come possiamo imitare Geova e condividere la nostra sapienza con altri? (Sal. 32:8). I servitori di Geova hanno molte opportunità per condividere con altri quello che hanno imparato. Ad esempio, spesso addestriamo i nuovi nel ministero. Gli anziani aiutano con pazienza i servitori di ministero e altri fratelli a capire come svolgere i loro incarichi nella congregazione. E chi ha esperienza nel campo della costruzione e della manutenzione può dare una mano nell’addestrare chi ha poca esperienza a occuparsi delle strutture che usiamo per l’adorazione. w24.09 39:11-12

Martedì 3 novembre

Ci eravate divenuti cari (1 Tess. 2:8)

Se sei un fratello, per diventare idoneo come anziano devi essere irreprensibile, cioè devi esserti fatto una buona reputazione nella congregazione grazie a una condotta ineccepibile (1 Tim. 3:2). Inoltre, dovresti godere di una buona reputazione agli occhi di quelli di fuori. Chi non è Testimone potrebbe criticare le tue convinzioni religiose, ma non dovrebbe avere nessun valido motivo per mettere in dubbio la tua onestà o la tua condotta (Dan. 6:4, 5). Chiediti: “Ho una buona reputazione sia all’interno che all’esterno della congregazione?” Se sei amante della bontà, cerchi il bene negli altri e li lodi per le loro belle qualità (Tito 1:8). Sei anche felice di fare del bene, andando persino oltre ciò che ci si aspetta. Perché questa qualità è così importante per gli anziani? Perché usano gran parte del loro prezioso tempo per prendersi cura del gregge e per svolgere i loro incarichi (1 Piet. 5:1-3). Questo richiede un notevole impegno, ma dato che amano la bontà, la gioia che provano servendo gli altri supera di gran lunga qualsiasi sacrificio (Atti 20:35). w24.11 47:3-5

Mercoledì 4 novembre

C’è più felicità nel dare che nel ricevere (Atti 20:35)

I servitori di ministero svolgono dei compiti importanti nella congregazione. L’apostolo Paolo apprezzava molto questi uomini leali. Ad esempio, scrivendo ai cristiani di Filippi, mandò in modo specifico saluti anche ai servitori di ministero oltre che agli anziani (Filip. 1:1). Molti fratelli di ogni età sono davvero felici di essere servitori di ministero. Ad esempio, Devan è stato nominato quando aveva 18 anni. Un fratello di nome Luis invece è stato nominato quando aveva da poco superato i 50. Luis esprime i suoi sentimenti, che sono condivisi da molti, con queste parole: “Ritengo sia un enorme privilegio prestare servizio come servitore di ministero, soprattutto se penso a tutto l’amore che la congregazione mi ha mostrato”. Se sei un fratello battezzato e non sei ancora servitore di ministero, potresti porti l’obiettivo di diventarlo? w24.11 46:1-3

Giovedì 5 novembre

Ti supplico, o Geova, ricorda che ho fatto ciò che era bene ai tuoi occhi (2 Re 20:3)

All’età di 39 anni Ezechia, re di Giuda, si ammalò gravemente. Tramite il profeta Isaia, Geova fece sapere a Ezechia che sarebbe morto (2 Re 20:1). Sembrava che per Ezechia non ci fosse alcuna speranza. Devastato da quella notizia, Ezechia pianse a dirotto e pregò intensamente Geova. Geova fu così toccato dalla supplica e dalle lacrime di Ezechia che amorevolmente gli mandò a dire: “Ho ascoltato la tua preghiera. Ho visto le tue lacrime. Ecco, ti guarisco”. Tramite Isaia, Geova promise misericordiosamente a Ezechia che gli avrebbe allungato la vita e che avrebbe salvato Gerusalemme dagli assiri (2 Re 20:4-6). Stiamo combattendo contro un problema di salute che sembra senza via d’uscita? Rivolgiamoci a Geova in preghiera, perfino in lacrime. La Bibbia ci assicura che “il Padre della tenera misericordia e l’Iddio di ogni conforto” ci conforterà “in tutte le nostre prove” (2 Cor. 1:3, 4). w24.12 51:15-17

Venerdì 6 novembre

Ho in Dio la speranza, che anche questi uomini hanno, che ci sarà una risurrezione sia dei giusti che degli ingiusti (Atti 24:15)

Che gioia sarà accogliere i risuscitati! Immaginiamo anche come sarà bello imparare di più riguardo a Geova dalle numerose cose che ha creato (Sal. 104:24; Isa. 11:9). E soprattutto, come sarà bello adorare Geova senza il minimo senso di colpa! Varrebbe la pena di rinunciare a queste benedizioni future per “i piaceri momentanei del peccato”? (Ebr. 11:25). No di certo! Quelle benedizioni valgono qualsiasi sacrificio che potremmo dover fare adesso. Ricordiamo che il Paradiso sulla terra non rimarrà per sempre una prospettiva futura. Verrà il giorno in cui sarà la realtà quotidiana. Nulla di tutto questo sarebbe possibile se Geova non ci avesse amato abbastanza da offrire suo Figlio. w25.01 5:12

Sabato 7 novembre

La mano di Geova è forse troppo corta? (Num. 11:23)

Nella lettera agli Ebrei vengono menzionati tanti esempi di fede, tra cui lo straordinario esempio di Mosè (Ebr. 3:2-5; 11:23-25). La sua fede in Dio non fu malriposta, perché in quell’arido deserto Geova miracolosamente provvide cibo e acqua al suo popolo (Eso. 15:22-25; Sal. 78:23-25). Mosè aveva una forte fede; eppure, dopo circa un anno dalla liberazione miracolosa degli israeliti, mise in dubbio la capacità di Geova di provvedere carne al suo popolo. Non riusciva a immaginare in che modo Geova avrebbe provveduto abbastanza carne per sfamare milioni di persone che erano accampate nel deserto. Geova però gli disse: “La mano di Geova è forse troppo corta?” (Num. 11:21-23). Era come se Geova stesse chiedendo a Mosè: “Pensi davvero che io non sia in grado di fare quello che ho promesso?” w25.03 13:1-2

Domenica 8 novembre

[Dio] non si trattenne dal punire il mondo antico (2 Piet. 2:5)

Dovremmo considerare il racconto del diluvio un tipo profetico? La risposta è no. Perché? Perché non c’è una base scritturale che lo confermi. Gesù paragonò i giorni di Noè al tempo della sua presenza, ma non lasciò intendere che il diluvio fosse un tipo profetico, e quindi non possiamo dire che ogni persona e ogni avvenimento relativi al diluvio abbiano un antitipo corrispondente. Gesù non disse neanche che la chiusura della porta dell’arca avesse un qualche significato profetico (Matt. 24:37-39). Come reagì Noè dopo aver ascoltato il messaggio di avvertimento di Geova? Dimostrò di avere fede costruendo l’arca (Ebr. 11:7; 1 Piet. 3:20). In modo simile, le persone che ascoltano il messaggio della buona notizia del Regno di Dio devono agire sulla base di quello che imparano (Atti 3:17-20). Pietro definì Noè “predicatore di giustizia”. Noi oggi, con l’opera di predicazione, stiamo cercando di raggiungere le persone in tutta la terra, e partecipiamo con entusiasmo a quest’opera. Comunque, per quanto ci impegniamo, non riusciremo mai a parlare della buona notizia a ogni singola persona prima che arrivi la fine. w24.05 19:3-5

Lunedì 9 novembre

[Egli] onora chi teme Geova (Sal. 15:4)

Impegniamoci per mostrare gentilezza e rispetto a chi è amico di Geova (Rom. 12:10). Salmo 15:4 ci fa capire qual è un modo in cui possiamo farlo: dice che chi è ospite nella tenda di Geova “non si rimangia la parola, anche se dovesse rimetterci”. Se non mantenessimo le promesse danneggeremmo gli altri (Matt. 5:37). Geova ad esempio si aspetta che chi è suo ospite tenga fede al voto matrimoniale. Inoltre gli fa molto piacere che i genitori ce la mettano tutta per mantenere le promesse che fanno ai figli. L’amore che proviamo per Geova e per il prossimo ci spingerà a fare tutto il possibile per mantenere la parola data. Possiamo onorare chi è amico di Dio anche essendo ospitali e generosi (Rom. 12:13). Trascorrendo del tempo libero con i fratelli e le sorelle, renderemo più forte l’amicizia che abbiamo con loro e con Geova. E poi, quando mostriamo ospitalità imitiamo Geova. w24.06 24:15-16

Martedì 10 novembre

Cos’è l’uomo mortale che tu ti ricordi di lui? (Sal. 8:4)

Geova rivela la verità a chi è umile (Matt. 11:25). All’inizio abbiamo accettato umilmente che qualcuno ci insegnasse la verità (Atti 8:30, 31). Ma dobbiamo stare attenti a non diventare orgogliosi. Se siamo orgogliosi potremmo cominciare a pensare che le nostre opinioni abbiano esattamente lo stesso valore dei princìpi biblici e delle istruzioni dell’organizzazione di Geova. Per rimanere umili dobbiamo ricordare quanto siamo piccoli in confronto alla grandezza di Geova (Sal. 8:3, 4). Possiamo anche pregare per sviluppare un atteggiamento umile e ricettivo. Geova ci aiuterà a mettere i suoi pensieri, che ci trasmette tramite la sua Parola e la sua organizzazione, al di sopra dei nostri. Quando leggiamo la Bibbia, sforziamoci di individuare i modi in cui Geova dimostra di amare l’umiltà e di odiare l’orgoglio, l’arroganza e la presunzione. E stiamo particolarmente attenti a rimanere umili se riceviamo un privilegio di servizio che ci dà una certa visibilità o autorità. w24.07 28:8-9

Mercoledì 11 novembre

Il piccolo diverrà mille e l’insignificante una nazione potente. Io stesso, Geova, affretterò le cose a suo tempo (Isa. 60:22)

Dal 1919 Gesù si serve di un piccolo gruppo di unti per organizzare l’opera di predicazione e provvedere cibo spirituale ai suoi discepoli (Luca 12:42). Geova sta chiaramente benedicendo tutto quello che questo gruppo fa (Isa. 65:13, 14). Se non fossimo organizzati, non riusciremmo a svolgere l’opera che Gesù ci ha affidato (Matt. 28:19, 20). Pensiamo a questo. Se non fossimo organizzati in modo tale che ognuno abbia un territorio in cui predicare, tutti potrebbero predicare dove vogliono. Se così fosse, però, alcuni territori verrebbero percorsi spesso da molti proclamatori, mentre altri verrebbero trascurati completamente. Vi vengono in mente altri vantaggi dell’essere organizzati? Il modo in cui oggi Gesù organizza i suoi discepoli non è cambiato rispetto a come li organizzava quando era sulla terra. w24.04 15:2-4

Giovedì 12 novembre

Se cambi atteggiamento e agisci bene, non otterrai di nuovo la mia approvazione? Ma se non cambi atteggiamento, il peccato è in agguato davanti alla porta, ansioso di prendere il sopravvento su di te (Gen. 4:7)

Caino era il primo figlio di Adamo ed Eva. Aveva ereditato da loro la tendenza a peccare. Inoltre la Bibbia dice che “le sue opere erano malvagie” (1 Giov. 3:12). Forse questo spiega il motivo per cui, quando Caino offrì un dono a Geova, Geova “non guardò con alcuna approvazione Caino e la sua offerta”. Anziché cambiare il suo comportamento, “Caino si infuriò e si sentì avvilito”. Cosa fece Geova a quel punto? Parlò con Caino (Gen. 4:3-7). Ragionò amorevolmente con lui, offrendogli una speranza e mettendolo in guardia dal pericolo del peccato. Purtroppo Caino si rifiutò di ascoltare. Non permise a Geova di aiutarlo a pentirsi. Dopo la reazione negativa di Caino, Geova smise forse di aiutare i peccatori a pentirsi? Assolutamente no. w24.08 32:8

Venerdì 13 novembre

Devi scegliere la vita così da vivere (Deut. 30:19)

La nazione d’Israele aveva davanti a sé un futuro meraviglioso. Con la benedizione di Geova, gli israeliti avrebbero potuto vivere a lungo nella terra che lui aveva promesso loro. E quella era una terra davvero bella e fertile. Mosè la descrisse con queste parole: “Città grandi e belle che non hai costruito, case piene di ogni cosa buona per cui non hai lavorato, cisterne che non hai scavato, e vigne e olivi che non hai piantato” (Deut. 6:10, 11). Diede agli israeliti anche un avvertimento: per continuare a vivere in quel paese così prospero, avrebbero dovuto ubbidire ai comandamenti di Geova. Mosè li esortò a “scegliere la vita” ascoltando Geova e tenendosi stretti a lui (Deut. 30:20). Gli israeliti però rigettarono Geova. Quindi in seguito lui permise prima agli assiri e poi ai babilonesi di conquistare il paese e di portare il popolo d’Israele in esilio (2 Re 17:6-8, 13, 14; 2 Cron. 36:15-17, 20). w24.11 45:5-6

Sabato 14 novembre

Nessuno può venire da me a meno che non lo attiri il Padre, che mi ha mandato (Giov. 6:44)

Molti che si professano cristiani pensano che saranno salvati semplicemente credendo in Gesù e accettandolo come proprio salvatore (Giov. 6:29). Eppure, alcuni della folla in Galilea che inizialmente credevano in Gesù lo abbandonarono. Come mai? La maggior parte di quelli che Gesù aveva sfamato erano disposti a seguirlo solo finché lui avesse provveduto loro quello che desideravano. A loro interessava essere guariti, ricevere cibo gratuitamente o ascoltare ragionamenti che corrispondessero alle loro aspettative. Gesù però fece capire che dai suoi discepoli era richiesto qualcosa in più. Lui non era venuto sulla terra semplicemente per soddisfare desideri di natura fisica. Un vero discepolo avrebbe dovuto rispondere al suo invito di andare da lui accettando tutte le cose che insegnava e ubbidendo (Giov. 5:40). w24.12 49:12-13

Domenica 15 novembre

Mariti, continuate ad amare le vostre mogli, come il Cristo ha amato la congregazione (Efes. 5:25)

In che modo un marito può riuscire ad abbandonare comportamenti violenti e atti che sviliscono la moglie? Sforzandosi di imitare Gesù. Il modo in cui Gesù trattò i suoi discepoli costituisce un esempio di come un marito dovrebbe trattare la moglie. Vediamo cosa possono imparare i mariti dal modo in cui Gesù trattava gli apostoli e dal modo in cui si rivolgeva loro. Gesù trattava i suoi apostoli in modo gentile e dava loro dignità. Non era mai aspro o autoritario. Non sentiva la necessità di usare la forza per dimostrare che aveva autorità su di loro. Al contrario, li serviva umilmente (Giov. 13:12-17). Disse ai suoi discepoli: “Imparate da me, perché io sono mite e modesto di cuore, e troverete ristoro per voi stessi” (Matt. 11:28-30). Questo passo dice che Gesù era mite. Chi è mite non è debole. Piuttosto, ha la forza interiore per dominarsi. Davanti alle provocazioni rimane calmo e non perde il controllo. w25.01 2:10-11

Lunedì 16 novembre

Affida a Geova tutto ciò che fai (Prov. 16:3)

Man mano che la fine di questo sistema di cose si avvicina possiamo aspettarci che la situazione economica peggiori. A causa di disordini politici, conflitti armati, disastri naturali o pandemie, potremmo dover affrontare spese impreviste oppure perdere il lavoro, i nostri beni o la nostra casa. Cosa può aiutarci a prendere decisioni che dimostrino che confidiamo nella capacità di Geova di aiutarci? È fondamentale parlare con Geova di quello che ci preoccupa. Chiediamogli di darci la sapienza di cui abbiamo bisogno per prendere buone decisioni e la tranquillità che ci serve per non ‘angosciarci’ (Luca 12:29-31). Chiediamogli aiuto per imparare ad accontentarci delle cose necessarie (1 Tim. 6:7, 8). Facciamo ricerche per trovare nelle nostre pubblicazioni buoni consigli su cosa fare quando si hanno problemi economici. Molti hanno trovato davvero utili le informazioni pubblicate a questo riguardo su jw.org. w25.03 13:10-11

Martedì 17 novembre

Dio mi ha mostrato che non devo considerare nessun uomo contaminato o impuro (Atti 10:28)

Era arrivato il tempo che anche non ebrei incirconcisi entrassero a far parte del popolo di Dio. L’apostolo Pietro fu incaricato di predicare a Cornelio, che sarebbe stato uno dei primi non ebrei incirconcisi a diventare un adoratore di Geova. Gli ebrei facevano tutto il possibile per evitare i contatti con i non ebrei, quindi non ci sorprende che Pietro avesse bisogno di aiuto per essere pronto ad assolvere quell’incarico. Quando capì qual era la volontà di Geova al riguardo, Pietro cambiò il suo modo di vedere le cose. Di conseguenza, quando Cornelio lo mandò a chiamare, lui andò “senza fare obiezioni” (Atti 10:28, 29). Predicò a Cornelio e ai suoi familiari, e tutti loro si battezzarono (Atti 10:21-23, 34, 35, 44-48). Anni dopo, Pietro incoraggiò gli altri cristiani a essere “tutti concordi”, o ad avere “unità di pensiero” (1 Piet. 3:8; nt.). Possiamo essere concordi nel pensiero rispecchiando il punto di vista di Geova rivelato nella sua Parola. w25.03 10:7-8

Mercoledì 18 novembre

Non lasciatevi sviare da vari e strani insegnamenti (Ebr. 13:9)

Gli atteggiamenti e le opinioni del mondo si stanno allontanando sempre di più dal perfetto modo di pensare di Dio (Prov. 17:15). Quindi noi dobbiamo rafforzare la nostra capacità di riconoscere e respingere le idee di cui gli oppositori si servono per scoraggiarci o addirittura farci sviare. Dovremmo fare tesoro del consiglio che l’apostolo Paolo diede ai cristiani ebrei, quello di avanzare verso la maturità spirituale. Questo implica acquisire una profonda conoscenza della verità e adottare il modo di pensare di Geova. Si tratta di un processo che continua anche dopo la dedicazione e il battesimo. Sia che siamo nella verità da tanto o da poco tempo, tutti dobbiamo leggere e studiare la Parola di Dio regolarmente (Sal. 1:2). Buone abitudini di studio personale ci aiuteranno a rafforzare una qualità che Paolo mise in risalto nella sua lettera agli Ebrei: la fede (Ebr. 11:1, 6). w24.09 37:7-8

Giovedì 19 novembre

Avvicinatevi a Dio, ed egli si avvicinerà a voi (Giac. 4:8)

Se Geova è reale per noi, ci sarà più facile rimanergli fedeli. Nel caso di Giuseppe fu proprio così. Lui si rifiutò fermamente di commettere immoralità. Per lui Dio era reale, e non voleva fare niente che lo addolorasse (Gen. 39:9). Se vogliamo che Geova sia reale anche per noi, dobbiamo prenderci il tempo per pregarlo e per studiare la sua Parola. In questo modo la nostra amicizia con lui diventerà più forte. Se come Giuseppe abbiamo una forte amicizia con Geova non vorremo mai fare niente che possa dispiacergli. Chi si dimentica che Geova è “l’Iddio vivente” può facilmente allontanarsi da lui. Pensiamo a cosa accadde agli israeliti quando erano nel deserto. Loro sapevano che Geova esiste, ma iniziarono a mettere in dubbio che avrebbe provveduto ai loro bisogni (Eso. 17:2, 7). In seguito si ribellarono contro di lui. Noi non vogliamo assolutamente seguire il loro esempio di disubbidienza (Ebr. 3:12). w24.06 25:14-15

Venerdì 20 novembre

Gli occhi di Geova sono sui giusti e i suoi orecchi ascoltano le loro grida d’aiuto (Sal. 34:15)

Viviamo nella parte finale degli ultimi giorni e ci aspettiamo che i motivi per versare lacrime aumentino. Geova vede le nostre lacrime ed è profondamente toccato dalla nostra sofferenza. Le nostre lacrime sono davvero preziose per lui. Quindi, quando affrontiamo situazioni angoscianti, riversiamo i nostri sentimenti su Geova in preghiera. Non isoliamoci dai cari fratelli e sorelle della congregazione. E continuiamo a trarre conforto dalle rassicuranti parole riportate nella Bibbia. Possiamo star certi che se continueremo a perseverare con fede Geova ci ricompenserà. Tra le altre cose adempirà la sua promessa di asciugare dai nostri occhi ogni lacrima versata per un profondo dolore, per un tradimento o per la disperazione (Riv. 21:4). Allora verseremo soltanto lacrime di gioia. w24.12 51:3, 19

Sabato 21 novembre

“Voi siete i miei testimoni”, dichiara Geova (Isa. 43:12)

Geova ci ha nominato suoi Testimoni e ci promette che ci aiuterà a essere coraggiosi (Isa. 43:10, 11). Pensiamo a quattro modi in cui riceviamo il suo aiuto. Primo, Gesù è con noi ogni volta che predichiamo la buona notizia (Matt. 28:18-20). Secondo, Geova ha affidato a degli angeli il compito di aiutarci (Riv. 14:6). Terzo, Geova ci ha dato il suo spirito santo, che è come un soccorritore e ci ricorda ciò che abbiamo imparato (Giov. 14:25, 26). Quarto, Geova ci ha dato fratelli e sorelle che svolgono insieme a noi il ministero. Con il sostegno di Geova e dei nostri cari fratelli e sorelle, abbiamo tutto quello che ci serve per essere coraggiosi e continuare a predicare. Se però ti scoraggi quando trovi poche persone a casa, prova a chiederti: “Dove si trovano adesso le persone del mio territorio?” (Atti 16:13). “Sono al lavoro o a fare la spesa?” In questo caso, troveresti più persone svolgendo l’opera stradale? w24.04 16:10-11

Domenica 22 novembre

Se un uomo non sa dirigere la propria casa, come potrà aver cura della congregazione di Dio? (1 Tim. 3:5)

Se sei sposato e desideri servire come anziano, la reputazione della tua famiglia influirà sulla tua idoneità. Quindi devi dirigere la tua casa in maniera eccellente. Devi avere la reputazione di essere un capofamiglia amorevole e responsabile. Tra le altre cose, questo significa che devi prendere l’iniziativa e guidare la tua famiglia in ogni aspetto dell’adorazione. Se sei un genitore e hai figli minorenni, questi devono essere figli sottomessi e rispettosi (1 Tim. 3:4). Devi istruirli ed educarli con amore. Ovviamente anche i tuoi figli saranno vivaci e giocheranno come tutti i bambini, ma se li educhi bene saranno ubbidienti e rispettosi. Inoltre dovresti fare il possibile per aiutare i tuoi figli a sviluppare una stretta amicizia con Geova, a vivere seguendo i princìpi biblici e a fare progressi in vista del battesimo. w24.11 47:10-11

Lunedì 23 novembre

Nessuno ha un amore più grande di chi cede la vita per i suoi amici (Giov. 15:13)

Più siamo impegnati nel servire Geova, più sperimenteremo il suo aiuto, e di conseguenza la nostra fiducia in lui si rafforzerà (1 Cor. 3:9). Non dimentichiamoci però che Geova non paragona quello che facciamo noi con quello che fanno gli altri; guarda quello che abbiamo nel cuore. È felice quando nota la nostra sincera gratitudine per il prezioso dono del riscatto (1 Sam. 16:7; Mar. 12:41-44). È solo grazie al riscatto che abbiamo il perdono dei peccati, un’amicizia con Geova e la prospettiva della vita eterna. Continuiamo a essere grati per l’amore che Geova ci ha mostrato e che rende possibili queste benedizioni (1 Giov. 4:19). Mostriamo riconoscenza anche nei confronti di Gesù, che ci ha amato così tanto da dare la sua vita per noi. w25.01 5:16-18

Martedì 24 novembre

Sono stato angosciato tutto il giorno (Sal. 73:14)

Rifletti sui sentimenti che provò lo scrittore del Salmo 73. Lui vedeva persone che non servivano Geova ma che sembravano essere in salute, avere ricchezze e godere di una vita tranquilla (Sal. 73:3-5, 12). Osservando quelle persone e il loro apparente successo, ebbe l’impressione che i sacrifici che aveva fatto per servire Geova fossero stati inutili. A causa di questi pensieri scoraggianti era “angosciato tutto il giorno” (Sal. 73:13, 14). Cosa fece allora il salmista? Andò al santuario di Geova (Sal. 73:16-18). Lì, in quell’ambiente tranquillo, riuscì a pensare in modo lucido. Si rese conto che, anche se alcuni avevano una vita comoda, il loro futuro era incerto. Questa consapevolezza gli fece ritrovare la pace. Capì che mettere al primo posto le cose spirituali era la decisione migliore in assoluto. Di conseguenza fu ancora più determinato a continuare a servire Geova (Sal. 73:23-28). w24.10 43:11-12

Mercoledì 25 novembre

Tutti sappiano che tu, il cui nome è Geova, tu solo sei l’Altissimo su tutta la terra! (Sal. 83:18)

Geova ci ha scelto perché fossimo suoi “testimoni” (Isa. 43:10-12). Alcuni anni fa una lettera del Corpo Direttivo diceva: “Essere conosciuto come testimone di Geova è il più grande onore che ciascuno di noi possa avere”. Perché possiamo dire questo? Facciamo un esempio. Se ci trovassimo in tribunale e avessimo bisogno di qualcuno che testimoniasse in nostra difesa, sceglieremmo una persona che conosciamo e di cui ci fidiamo, qualcuno che abbia la reputazione di essere affidabile. Scegliendoci come suoi testimoni, Geova dimostra di conoscerci bene e di avere fiducia che faremo sapere agli altri che lui è il solo vero Dio. Per noi essere suoi testimoni è un privilegio così grande che cogliamo ogni opportunità per far conoscere il suo nome e per confutare le tante bugie dette su di lui. Facendo questo dimostriamo di essere all’altezza del nome che siamo così orgogliosi di portare: Testimoni di Geova (Rom. 10:13-15). w24.05 20:13

Giovedì 26 novembre

Guarì tutti quelli che stavano male (Matt. 8:16)

Per Gesù servire gli altri era una grande gioia. Una volta, quando stava insegnando a una folla di persone, si preoccupò anche dei loro bisogni fisici. Provvide miracolosamente del cibo e poi chiese ai suoi discepoli di distribuirlo (Mar. 6:41). Così insegnò ai suoi discepoli cosa significa servire gli altri. Inoltre mostrò loro che svolgere compiti di natura pratica è importante. Quanta gioia avranno provato gli apostoli collaborando con Gesù alla distribuzione miracolosa di cibo finché tutti non ebbero mangiato a sazietà! (Mar. 6:42). Ovviamente quello non fu l’unico caso in cui Gesù mise il benessere degli altri al di sopra del suo. Lui spese tutta la sua vita terrena al servizio del prossimo (Matt. 4:23). Quando insegnava agli altri e si prendeva umilmente cura dei loro bisogni, Gesù provava gioia e si sentiva soddisfatto. w24.11 46:10-11

Venerdì 27 novembre

Negli ultimi giorni ci saranno tempi difficili (2 Tim. 3:1)

Man mano che le condizioni del mondo peggioreranno in questi “ultimi giorni”, avremo senza dubbio più opportunità per aiutarci l’un l’altro. Possiamo anche dare rifugio ai nostri fratelli dal punto di vista emotivo e spirituale. Possiamo, ad esempio, accoglierli con affetto nella Sala del Regno. Quindi, quando i nostri fratelli e le nostre sorelle assistono alle adunanze, vogliamo fare tutto il possibile perché si sentano amati, ristorati e al sicuro. Gli anziani possono essere un rifugio per i componenti della congregazione che stanno affrontando situazioni difficili. Quando si verificano disastri o emergenze sanitarie, gli anziani prendono l’iniziativa perché venga dato aiuto pratico. Offrono anche aiuto spirituale. Se un anziano è conosciuto come una persona gentile, comprensiva e disposta ad ascoltare, i fratelli e le sorelle si sentiranno liberi di rivolgersi a lui. Caratteristiche come queste fanno sentire gli altri amati, e così per loro è più facile mettere in pratica qualsiasi istruzione basata sulla Bibbia venga trasmessa da un anziano (1 Tess. 2:7, 8, 11). w24.06 26:12-13

Sabato 28 novembre

Non ha risparmiato nemmeno il proprio Figlio (Rom. 8:32)

Non dovremmo pensare che Dio, dato che è onnipotente, non abbia dei sentimenti. Siamo stati creati a sua immagine, con la capacità di provare sentimenti, quindi è logico ritenere che Dio abbia dei sentimenti. La Bibbia dice che lui può sentirsi ferito e addolorato (Sal. 78:40, 41). Quanto avrà sofferto Geova vedendo suo Figlio che veniva brutalmente torturato fino alla morte da uomini malvagi! Il riscatto ci insegna che nessuno ci ama quanto Geova, nemmeno il nostro più stretto familiare o amico (Rom. 8:32, 38, 39). Senza dubbio Geova ci ama più di quanto noi amiamo noi stessi. Vogliamo vivere per sempre? Geova desidera che noi viviamo per sempre più di quanto lo desideriamo noi. Vogliamo che i nostri peccati siano perdonati? Geova lo vuole molto più di noi. Tutto quello che ci chiede è che accettiamo il suo prezioso dono esercitando fede ed essendo ubbidienti. Il riscatto è davvero una profonda espressione dell’amore di Geova (Eccl. 3:11). w25.01 4:8-9

Domenica 29 novembre

Continuate ad assicurarvi di ciò che è gradito al Signore (Efes. 5:10)

Tutti a volte prendiamo decisioni basandoci su quello che vediamo, sentiamo o proviamo. Ma i nostri sensi a volte possono ingannarci. E anche quando questo non succede, se camminiamo soltanto per visione potremmo finire per ignorare la volontà o i consigli di Dio (Eccl. 11:9; Matt. 24:37-39). Se camminiamo per fede, invece, sarà più probabile che prenderemo decisioni “[gradite] al Signore”. Seguendo i consigli di Dio avremo pace interiore e saremo davvero felici (Sal. 16:8, 9; Isa. 48:17, 18). Inoltre, se continuiamo a camminare per fede potremo vivere per sempre (2 Cor. 4:18). Come facciamo a capire se stiamo camminando per fede o per visione? Fondamentalmente esaminando i fattori che guidano le nostre decisioni. Ci lasciamo guidare solo da quello che possiamo vedere? Oppure ci facciamo guidare dalla nostra fiducia in Geova e dai suoi consigli? w25.03 12:3-4

Lunedì 30 novembre

Siate pacifici gli uni con gli altri (1 Tess. 5:13)

Ognuno di noi può fare la propria parte per rendere il paradiso spirituale più bello agli occhi degli altri. Possiamo riuscirci se imitiamo Geova. Lui non costringe le persone a entrare nella sua organizzazione. Al contrario, le attira a sé con delicatezza (Ger. 31:3; Giov. 6:44). Quando una persona dal cuore buono scopre le bellissime qualità di Geova e la sua meravigliosa personalità, è solo naturale che desideri avvicinarsi a lui. Anche noi, con le nostre belle qualità e il nostro buon comportamento, possiamo far provare ad altri il desiderio di entrare nel paradiso spirituale. Come? Un modo è quello di trattare i nostri fratelli con amore e bontà. Quando qualcuno assiste per le prime volte alle nostre adunanze, vogliamo che arrivi alla stessa conclusione a cui sarebbe arrivato un non credente assistendo alle adunanze nell’antica Corinto. Avrebbe affermato: “Dio è davvero fra voi!” (1 Cor. 14:24, 25; Zacc. 8:23). Quindi dobbiamo continuare a seguire l’esortazione contenuta nella scrittura di oggi. w24.04 17:16-17

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