Nota in calce
c Nell’edizione dell’Encyclopædia Judaica del 1971, Volume 7, nelle colonne 1235-1237, troviamo un articolo intitolato “Hamez . . . ‘pasta fermentata’”. Nella colonna 1237, sotto l’intestazione “Il lievito nel pensiero giudaico”, leggiamo quanto segue:
“Il lievito è considerato simbolo di corruzione e impurità. Il ‘lievito nella pasta’ è una delle cose che ‘ci impediscono di compiere la volontà di Dio’ (Ber. 17a). L’idea era molto sviluppata nella cabala. Il Nuovo Testamento si riferisce anche al ‘lievito di malizia e malvagità’ che è messo in contrasto con ‘il pane non lievitato di sincerità e verità’ (1 Cor. 5:8). Similmente la parola viene applicata a ciò che era considerato come dottrina corrotta dei Farisei e dei Sadducei (Matt. 16:12; Mar. 8:15).
“Si applicava particolarmente alla mescolanza di elementi di discendenza impura in una famiglia. La ‘pasta’ (fermentata) era messa in contrasto in questo contesto con la ‘farina pura setacciata’. . . .”