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  • w77 15/11 pp. 675-677
  • “Far carriera” vi renderà felici?

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  • “Far carriera” vi renderà felici?
  • La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1977
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La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1977
w77 15/11 pp. 675-677

“Far carriera” vi renderà felici?

L’ODIERNO mondo commerciale e sociale è molto competitivo. Alcuni dicono: ‘È una corsa folle’. Generalmente si lotta per ottenere promozioni, al fine di guadagnare di più o avere più potere. Si cerca avidamente di conquistare una posizione di prestigio. Questo rende felici?

Il dott. Laurence J. Peter e Raymond Hull, nel loro libro Il principio di Peter,a osservano che in ogni organizzazione a struttura piramidale (con il compito o i compiti più importanti al vertice), in genere tutti desiderano conseguire una posizione più alta. Più importante è il titolo, più elevata è la condizione sociale. Ma, dicono gli autori del libro, il risultato è che tutti tendono infine a raggiungere un livello a cui sono incompetenti. Un uomo può essere molto competente in un lavoro di minore responsabilità, ma l’organizzazione tende a promuovere tali individui fino ad affidare loro lavori che non sono in grado di svolgere.

Il libro cita parecchi casi quasi umoristici ma reali, fra cui questo:

“E. Tinker era eccezionalmente zelante ed intelligente come apprendista presso la società di riparazioni auto G. Reece, e presto fu promosso meccanico specializzato. In questo lavoro egli mostrò un’abilità eccezionale nel diagnosticare strani guasti e una pazienza senza fine nel ripararli. Fu promosso capo operaio dell’officina riparazioni. Qui però il suo amore per la meccanica e il suo perfezionismo divennero difetti. Egli fa incominciare tutti i lavori che gli sembrano interessanti senza tenere conto degli impegni precedenti. ‘Ce la faremo in qualche modo’, dice. . . .

“Interferisce costantemente nel lavoro degli altri. Lo si può trovare raramente alla sua scrivania. Normalmente è immerso sino al gomito in un motore smontato e, mentre l’uomo che dovrebbe fare il lavoro sta a vedere, altri operai se ne stanno lì attorno aspettando che vengano loro assegnati nuovi compiti. Il risultato è che l’officina è sempre sovraccarica di lavoro, è sempre in disordine e spesso i tempi di consegna non sono rispettati.

“Tinker . . . era un meccanico competente ma ora è un capo operaio incompetente”.

La condizione dei dirigenti o dei dipendenti che hanno raggiunto il proprio livello di incompetenza è definita dal dott. Peter con l’espressione “Sindrome di Raggiungimento della Posizione Finale”. Frustrati dalla propria incompetenza, sia che comprendano qual è la causa o no, spesso soffrono di ulcera, ipertensione e numerosi altri disturbi fisici, e perfino di strane aberrazioni mentali. I loro superiori spesso non vogliono retrocederli perché ci farebbero una brutta figura, e così li lasciano a tempo indefinito nella loro scomoda posizione. Tali persone hanno prestigio fra coloro che non sanno della loro incompetenza, ma sono felici?

Questa non è una situazione nuova. Il re Salomone, il più saggio re dei tempi antichi, osservò le occupazioni e le aspirazioni dell’umanità. Ecco a quale conclusione giunse: “Io stesso ho visto tutto il duro lavoro e tutta l’abilità nell’opera, che significa rivalità [o invidia] dell’uno verso l’altro; anche questo è vanità e un correr dietro al vento”. — Eccl. 4:4.

In merito alla rivalità Salomone disse dell’altro nel libro di Proverbi. Egli dichiarò: “Il cuore calmo è la vita dell’organismo carnale, ma la gelosia [o rivalità] è marciume alle ossa”. (Prov. 14:30) Questo spiega perché coloro che hanno uno spirito invidioso e competitivo, inseguendo una posizione sempre più alta, si ammalano di ulcera o di qualche altra forma di malattia fisica vera e propria.

Naturalmente, non è sbagliato cercar di fare del proprio meglio, e fare ogni cosa con tutto il cuore, ‘aspirare’ per così dire a fare un lavoro migliore e ottenere maggiori risultati, nei limiti delle proprie capacità. Ma la Bibbia ci indica quale obiettivo prefiggerci, anziché la ricchezza o una posizione di prestigio. Essa consiglia: “Qualunque cosa facciate, fatela con tutta l’anima come a Geova [Dio], e non agli uomini, poiché sapete che da Geova riceverete la dovuta ricompensa”. (Col. 3:23, 24) La vera ricompensa, che include pace mentale e contentezza, è migliore di una posizione di prestigio accompagnata da preoccupazioni.

Gesù Cristo avvertì di non cercare posizioni elevate, dicendo:

“Quando sarai invitato da qualcuno a una festa nuziale, non giacere [a tavola] nel posto più eminente. Forse qualcuno più distinto di te è stato invitato da lui, e colui che ha invitato te e lui verrà e ti dirà: ‘Lascia che quest’uomo abbia il posto’. E tu andrai quindi con vergogna a occupare il posto più basso. Ma quando sarai invitato, va a giacere nel posto più basso, affinché quando viene l’uomo che ti ha invitato ti dica: ‘Amico, sali più in alto’. Quindi avrai onore dinanzi a tutti quelli che sono ospiti con te”. — Luca 14:8-10.

Com’è per la posizione sociale, così è per la ricchezza. L’apostolo Paolo descrive cosa accade a chi fa della ricchezza la propria meta. Egli scrisse al suo collaboratore Timoteo: “Quelli che hanno determinato d’arricchire cadono in tentazione e in un laccio e in molti desideri insensati e dannosi, che immergono gli uomini nella distruzione e nella rovina. Poiché l’amore del denaro è la radice di ogni sorta di cose dannose, e correndo dietro a questo amore alcuni sono stati sviati dalla fede e si sono del tutto feriti con molte pene”. (1 Tim. 6:9, 10) Queste pene possono essere fisiche, mentali o spirituali, e possono causare grande infelicità e far perdere le cose veramente importanti della vita.

D’altra parte, Gesù non disse che non si doveva avere denaro o che non si dovevano possedere alcune delle buone cose materiali della vita. Non fu né un asceta né un eremita. Mangiò a casa delle persone, anche di alcuni ricchi, che lo invitarono a pasti e feste nuziali. Aveva un mantello che i soldati che lo inchiodarono al palo ritennero abbastanza pregiato da dividerlo fra quattro di loro, e una veste tutta intera che non vollero rovinare dividendola, ma su cui tirarono a sorte. (Luca 5:27-29; 19:1-6; Giov. 2:1-10; 19:23, 24) Naturalmente, Gesù fu criticato perché provava piacere in queste cose buone. Egli rispose a chi lo criticava:

“Giovanni [il Battezzatore] è venuto senza mangiare né bere, e dicono: ‘Egli ha un demonio’; il Figlio dell’uomo è venuto mangiando e bevendo, e dicono: ‘Ecco, un ghiottone e un bevitor di vino, amico di esattori di tasse e peccatori’. Ciò nondimeno, che la sapienza sia giusta è provato dalle sue opere”. (Matt. 11:18, 19) L’equilibrio che Gesù mostrò a questo riguardo e le opere che compì furono la prova che non cercava né la ricchezza né il prestigio. Il fatto è che i suoi oppositori cercavano queste cose e lo giudicavano in base al loro punto di vista corrotto.

Nessuno dovrebbe dunque trovar da ridire su un altro che ha o guadagna denaro. È affar suo. Né gli altri dovrebbero invidiarne la posizione o la ricchezza. E se la persona non è disonesta e tiene la ricchezza sotto controllo anziché lasciarsene dominare, può essere contenta. Tale persona aiuterà gli altri con ciò che ha. Infatti, l’apostolo Paolo raccomanda di non essere indifferenti o senza uno scopo, ma d’avere dignità e uno scopo nella vita. Egli disse che i cristiani devono ‘lavorare quietamente per mangiare il cibo che essi stessi guadagnano’, e che si dovrebbe ‘faticare, facendo con le proprie mani ciò che è buon lavoro, onde avere qualche cosa da distribuire a qualcuno nel bisogno’. — 2 Tess. 3:12; Efes. 4:28.

Imparando e seguendo i saggi princìpi della Bibbia, che sono le parole del Creatore, il quale conosce a fondo la natura umana, si può trarre grande guadagno sotto forma di contentezza ed evitare le molte ‘ferite’ che si procura chi cerca la ricchezza e una posizione elevata. — 1 Tim. 6:6, 10.

[Nota in calce]

a Trad. dall’ingl. di Michele Facconi, Milano, Bompiani, 1970.

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