‘Vedono il bene a causa del loro duro lavoro’
LA CITTÀ coreana di Pusan brulica di persone. In meno di trent’anni, la popolazione è esplosa salendo da un quarto di milione a un milione e mezzo di abitanti, e aumenta ancora! Pusan acquistò notorietà durante la guerra di Corea quando fu per qualche tempo la capitale provvisoria del paese e un centro profughi per molte migliaia di Coreani che fuggivano dinanzi all’invasione comunista.
Fra questi profughi c’erano alcuni che credevano nelle promesse bibliche inerenti al Regno di Dio, ed essi fecero proprio quello che avevano fatto i primi cristiani quando “erano stati dispersi”: ‘continuarono a dichiarare la buona notizia della parola’. Fu così formata una congregazione di testimoni di Geova a Pusan. Era il 1950. Ma quella prima congregazione si ingrandì e nel 1976 c’erano cinquantaquattro congregazioni nella zona di Pusan. — Atti 8:4.
Questa espansione, insieme all’aumento della popolazione, ha causato problemi. In una città affollata era quasi impossibile ai testimoni di Geova affittare luoghi di assemblea per le assemblee di circoscrizione semestrali. Cosa si poteva fare? In molti paesi occidentali i Testimoni costruivano sale per tenervi queste assemblee. Se si poteva fare in America e in Europa, perché non in Asia? E i Testimoni coreani si accinsero a tale lavoro.
In una nazione con tanti problemi economici, come potevano finanziare una costruzione così grande? Un Testimone vendette la sua azienda e offrì gran parte del ricavato per questo scopo. Ciò diede impulso al progetto e le contribuzioni necessarie cominciarono ad arrivare, così che quando la sala venne ultimata era stata pagata quasi per intero. Lo spirito di Geova spronò innegabilmente i suoi servitori a sostenere con tutto il cuore questa impresa che a tempo debito recherà loro meravigliose benedizioni spirituali.
L’opera doveva essere fatta in fretta, tra la fine dell’inverno e l’inizio delle assemblee di circoscrizione di primavera. E fu ultimata in soli due mesi! La maggior parte del lavoro di costruzione fu fatta da volontari, e i Testimoni lavorarono così in fretta che i vicini sbalorditi non potevano credere che avevano rispettato il coprifuoco notturno di quattro ore. Ma l’avevano rispettato. E il risultato fu un bell’edificio in cemento, luminoso e ridente, con posti a sedere per circa 1.200 persone.
“Posti a sedere”? Sì, all’usanza coreana, sul bel pavimento rivestito in legno. Il giorno della dedicazione della sala delle assemblee — il 5 aprile — i presenti si accalcarono gli uni vicino agli altri così che vi se ne poté far entrare un gruppo limitato di 1.300. Al loro ingresso, fu dato a ciascuno un sacchetto di plastica per le scarpe e il tradizionale souvenir orientale, in quest’occasione una penna a sfera a ricordo della dedicazione. Tutti furono entusiasti del palco luminoso, dell’eccellente impianto acustico, della piscina per il battesimo e del giardino orientale che stava sorgendo davanti all’edificio.
Il discorso della dedicazione fu pronunciato da Milton Hamilton, uno dei laboriosi missionari che immediatamente dopo la guerra di Corea si impegnarono per gettare le basi dell’opera a Pusan. Nel corso degli anni circa venticinque missionari hanno lavorato a Pusan, e come si rallegrano tutti insieme ai Testimoni locali ‘vedendo il bene a causa del loro duro lavoro’! I testimoni di Geova di Pusan sono felici d’avere questa prima Sala delle Assemblee in Oriente, e le loro lagrime di gioia furono l’espressione della loro gratitudine. — Eccl. 2:24.
[Immagine a pagina 125]
Sala delle Assemblee di Pusan, in Corea