Domande dai lettori
È scritturale fare da padrini o designarli per i propri figli? — U.S.A.
La pratica di designare una o più persone che non siano i genitori perché facciano da padrini a un neonato o a un bambino al tempo del suo solenne battesimo e, più tardi, alla cresima della persona è un rito della Chiesa Cattolica. La pratica è seguita anche per gli adulti quando si battezzano o si cresimano.
Nel battesimo dei neonati i padrini o compari (di solito parenti o amici che sono persone battezzate) chiedono “fede alla Chiesa di Dio nel nome del bambino”. (The Catholic Encyclopedia) Fanno anche una professione e dichiarazione di fede e chiedono il battesimo nel nome del bambino. In caso che non lo facciano i genitori, cioè che non allevino il figlio nella fede cattolica, i padrini sono obbligati ad ammaestrarlo intorno alla fede e alla morale.
Nel rito della confermazione (considerata un sacramento come il battesimo) di solito un’altra persona (o persone), diversa dal padrino (o dai padrini) designato al tempo del battesimo del bambino, fa da compare o padrino. Il padrino o la madrina deve conoscere bene la fede cattolica.
Qual è il punto di vista scritturale riguardo a questa pratica? Anzitutto, il battesimo dei neonati non è scritturale. In considerazione del fatto che ‘l’aprirsi degli orecchi alle parole’ e il ‘pentirsi’ precedono il battesimo in acqua, e che il battesimo richiede che si prenda una solenne decisione, è evidente che la persona deve avere l’età per fare da sola queste cose. (Atti 2:14, 38, 41, La Sacra Bibbia annotata da G. Ricciotti) L’apostolo Paolo scrive: “Poiché col cuore si crede per la giustizia, e con la bocca si fa la confessione per la salute”. (Rom. 10:10, Ri) Un neonato o un bambino molto piccolo non potrebbe farlo. Pertanto, il battesimo dei neonati è escluso dalle Scritture.
Inoltre, nessuno può effettivamente credere col cuore o fare confessione con la bocca per un altro. È vero che l’apostolo Paolo indicò che i figli minorenni ubbidienti sono “santi” a motivo del genitore fedele. Questo perché Dio considera i genitori, non qualche estraneo, responsabili dei figli. (1 Cor. 7:14) Dio prende con ciò un amorevole provvedimento a favore dei suoi fedeli servitori. Ma quando tali figli raggiungono l’età in cui sono responsabili di se stessi non ricevono più i benefici di tale disposizione. Ciascuno deve stare in piedi o cadere secondo la sua propria fede personale. — Rom. 14:4; Ezec. 18:20.
È vero che l’apostolo Paolo disse alla congregazione di Corinto: “Poiché se anche avete migliaia di precettori in Cristo, ma non avete di molti padri; e per mezzo del Vangelo io in Cristo Gesù vi ho generati”. (1 Cor. 4:15, Ri) Comunque, Paolo non era un “padrino” per questa congregazione. Piuttosto, aveva in origine recato loro il vangelo mediante cui erano divenuti credenti. In senso spirituale era divenuto loro padre per mezzo di questo vivificante messaggio, benché altri in seguito facessero la loro parte per ammaestrarli. Paolo fu costretto a rammentare ai cristiani di Corinto questo fatto perché erano sedotti lungi da Cristo da falsi apostoli. Egli non chiedeva d’essere chiamato “padre”, né si riferiva alla posizione di padrino stabilita dalla chiesa. — 2 Cor. 11:3, 13.
Oggi la pratica di designare padrini è in molti luoghi solo una formalità. Il padrino fa di solito un dono al bambino, e in seguito ha spesso poco a che fare con il bambino, per quanto riguarda l’ammaestrarlo nella fede. Ciò nondimeno, giacché il principio si basa solo sulla tradizione cattolica ed è contrario alle Scritture, i veri cristiani eviteranno di avere in qualsiasi modo a che fare con tale pratica.