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  • La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1964
La Torre di Guardia annunciante il Regno di Geova 1964
w64 15/7 pp. 447-448

Domande dai lettori

● Quanti anni aveva Timoteo quando Paolo gli consigliò: “Nessuno disprezzi la tua giovinezza”? (1 Tim. 4:12) — C. S., Stati Uniti.

L’impressione generale è che Timoteo fosse a quel tempo molto giovane, forse adolescente, ma non è così. Benché il racconto scritturale non dica specificamente quanti anni avesse a quel tempo, vi sono abbastanza fatti per stabilire la sua età con approssimazione.

Secondo le migliori informazioni disponibili, Paolo cominciò il suo secondo giro missionario nel 49 d.C. L’aveva appena cominciato quando incontrò Timoteo, che era già un maturo cristiano e non soltanto un ragazzo, come si può comprendere dal racconto di Luca: “Ivi era un certo discepolo di nome Timoteo, figlio di una Giudea credente ma di padre greco, e di lui parlavano bene i fratelli di Listra e di Iconio. Paolo espresse il desiderio che quest’uomo andasse con lui, e presolo, lo circoncise a causa dei Giudei che erano in quei luoghi, poiché tutti sapevano che il padre era greco”. È ragionevole pensare che per godere di una reputazione simile Timoteo doveva avere almeno quasi vent’anni se non qualche anno di più. — Atti 16:1-3.

Le parole di Paolo in 1 Timoteo 4:12, che Timoteo non doveva permettere a nessuno di disprezzare la sua giovinezza, furono scritte da dodici a quindici anni dopo, fra il 61 e il 64 d.C. Ne consegue dunque che a quell’epoca Timoteo doveva avere circa trent’anni. Ma anche a quest’età Timoteo si sarebbe sentito relativamente giovane in paragone con gli anziani che era autorizzato a nominare come sorveglianti nelle varie congregazioni; oltre a ciò, era senza dubbio un giovane piuttosto diffidente. — 1 Cor. 16:10, 11; 1 Tim. 1:3; 3:1-15.

A quel tempo e in quel luogo era comune parlare di una persona della sua età come di un giovane o addirittura di un ragazzo. Infatti ci è detto: “Il termine pais (‘ragazzo’) . . . è a volte esteso a un periodo più avanzato della vita. Eusebio, per esempio, chiama Origene ragazzo quando era insegnante di teologia, e aveva certamente più di diciott’anni . . . e Costantino parla di sé nello stesso modo all’inizio della persecuzione di Diocleziano quando aveva quasi trent’anni”. E troviamo anche uno scrittore che si riferisce ai suoi “primi anni”, intendendo qualsiasi momento dai diciotto ai quarant’anni. — Schaaf-Herzog Encyclopedia of Religious Knowledge, pag. 1117.

Anche nelle Scritture Ebraiche troviamo i termini “fanciullo” e “ragazzo” usati in senso relativo. Per esempio, Ruben si riferisce a Giuseppe come al “fanciullo” benché avesse diciassette anni. (Gen. 37:2, 30, VR) In Genesi 44:20, 22, Giuda parla di Beniamino, che a quel tempo doveva avere trent’anni, come di “un fanciullo” e del “ragazzo”. Similmente Geremia, quando disse: “Non sono che un fanciullo”, poteva esserlo benissimo solo ai suoi occhi. Infatti, c’è da dubitare che Geremia venisse incaricato di un compito così gravoso se fosse stato letteralmente un ragazzo, un giovanetto, appena adolescente. — Ger. 1:6, VR.

Da quanto precede, tuttavia, non dobbiamo concludere che Geova Dio non usi persone di tenera età per servirlo. Samuele era molto giovane quando serviva nel tabernacolo e gli apparve l’angelo di Geova, il quale gli diede il messaggio di avvertimento riguardo ai giudizi di Geova sul suo popolo. Secondo Giuseppe Flavio, Samuele aveva dodici anni a quel tempo, e questo era possibilissimo. Sappiamo che Gesù aveva questa età quando stupì tanto gli insegnanti nel tempio con le sue domande e risposte. — 1 Sam. 1:24; 3:1-18; Luca 2:42-47.

Anni dopo, durante il ministero di Gesù, anzi, verso la fine, nel tempio alcuni ragazzi acclamarono Gesù, dicendo: “Salva, preghiamo, il Figlio di Davide!” Quando i capi sacerdoti e gli scribi fecero obiezione, Gesù rispose: “Non avete mai letto questo: ‘Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto lode’?” (A proposito, i termini “bambini” e “lattanti” sono usati pure in questo caso in senso relativo). — Matt. 21:15, 16.

È chiaro che quando leggiamo espressioni come quella di Paolo riguardo a Timoteo, dobbiamo prendere in considerazione il contesto per vedere se devono essere comprese in senso letterale o in senso relativo.

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