Lezione 18
Contenuto degli Apocrifi
IL CÀNONE delle Scritture Ebraiche termina con la profezia di Malachia, scritta probabilmente verso la fine del governatorato di Nehemia. Eppure nelle versioni cattoliche della Bibbia si trovano altri sette libri aggiunti al cosiddetto “Antico Testamento”, oltre alle pagine non ispirate aggiunte ai libri canonici di Ester e Daniele. Perché dunque? Ecco, questi scritti spuri si trovano nella versione greca dei Settanta delle Scritture Ebraiche, e per mezzo di questo canale s’inserirono nelle moderne Bibbie cattoliche. Però, questi libri apocrifi non erano contenuti nelle prime copie della versione dei Settanta.
Fu solo quando il cattolico romano “Santo” Agostino, al Concilio di Cartagine nel 397 d.C., presentò un cànone ingrandito contenente i libri apocrifi che tali scritti acquistarono qualche riconoscimento. Questo concilio cattolico decretò che gli Apocrifi fossero considerati libri ispirati e canonici della Bibbia. Nessuna organizzazione ecclesiastica dell’Oriente accettò questo decreto, e anche nell’Occidente molti eminenti cattolici romani rifiutarono questa aggiunta al cànone ebraico. Questo disaccordo continuò fino al 1546, anno in cui il Concilio di Trento, sperando di eliminare la controversia, decretò che i libri apocrifi fossero di “venerazione uguale” alle ispirate Scritture Ebraiche e pronunciò un anatema contro chiunque non li avesse accettati come sacri e canonici. Ma questo decreto non fu approvato senza opposizione, e fino ad oggi molti scrittori cattolici hanno cercato di addolcirne il vigore e l’effetto. In questo modo questi libri spuri s’insinuarono nelle versioni cattoliche della Bibbia. Segue un riassunto del contenuto dei libri apocrifi della Bibbia cattolica.
TOBIA. Questo fedele Giudeo e la sua famiglia sono portati in Assiria quali prigionieri di Salmanasar. Tobia fa continuamente del bene ai Giudei in cattività, principalmente seppellendo quelli che gli Assiri uccidono. Un giorno, esausto a causa del suo lavoro di seppellimento, si addormenta. Il racconto dice: “Mentre dormiva, da un nido di rondini gli cadde sugli occhi dello sterco caldo, e lo rese cieco”. In seguito egli visse a carico della moglie, la quale un giorno, ingiustamente accusata da lui, lo rimproverò per la loro miseria dovuta alle sue buone azioni. Allora egli si rivolge a Dio in preghiera chiedendo aiuto. Lo stesso giorno Sara, una sua parente, prega di essere liberata da uno spirito maligno. Tobia ricorda un debito di dieci talenti dovutigli da un parente della Media, e manda il figlio Tobia a prenderli. Un angelo guida il figlio, e durante il viaggio gli fa ottenere il cuore, il fegato e il fiele di un pesce. Arrivando da Sara ad Ecbatane egli adopera il cuore e il fegato per scacciare lo spirito maligno in Egitto, dove è confinato dall’angelo. Tobia si sposa con Sara e, con metà dei beni del padre di lei e i dieci talenti ricuperati, entrambi ritornano a Ninive. Quindi Tobia spalma il fiele del pesce sugli occhi di Tobia suo padre, e questi ricupera la vista.
Il libro è pieno di favole rabbiniche e di allusioni alla demonologia babilonese. Piuttosto che storico, il libro è artificioso e carico di superstizione. Le dottrine che sostiene sono di origine post-babilonese. Il maggior numero dei critici asserisce che il libro sia stato scritto nel secondo secolo a.C., sebbene alcuni sostengano come data il primo secolo a.C.
GIUDITTA. Le nazioni dell’Occidente avevano rifiutato di allearsi con Nabucodonosor re degli Assiri a Ninive, in una guerra contro i Medi, quindi dopo la sua vittoria al ritorno il monarca manda 132.000 soldati al comando del suo generale Oloferne per trarne vendetta. I Giudei si preparano per offrire resistenza. Furioso e stupito che essi osino combatterlo, Oloferne domanda ai capi di Ammon e Moab che popolo sia questo. Achior, capo degli Ammoniti, racconta la storia giudaica, e aggiunge che nessuna potenza potrà prevalere su di loro se non perché abbiano peccato contro il loro Dio. Quindi Achior viene gettato nel campo giudaico perché muoia con questa nazione temeraria. Dopo un assedio di quaranta giorni Oloferne sta per prendere la città giudaica di Betulia. Giuditta, devota vedova, prega Dio, si veste splendidamente, e accompagnata dalla sua serva esce dalla città per recarsi al campo di Oloferne. Mediante uno stratagemma ella inganna il generale, lo vince con la sua bellezza, e poi lo decapita. Insieme alla serva ritorna a Betulia e mostra l’orribile prova del suo successo; il popolo si rallegra, Achior si converte immediatamente al Giudaismo, e la mattina seguente i Giudei attaccano e sconfiggono gli Assiri.
Vi sono molte difficoltà geografiche, storiche e cronologiche in relazione con questo libro; tante che la maggior parte dei critici lo considera favola più che storia. Si ignorano sia il nome dell’autore che il periodo di tempo in cui fu scritto, sebbene il libro stesso voglia indicare che gli avvenimenti siano posteriori all’esilio.
AGGIUNTA AL LIBRO DI ESTER (10:4–16:24). Le informazioni aggiunte comprendono un’amplificazione degli avvenimenti narrati nel libro canonico di Ester, e derivano da racconti nazionali che ingrandivano il glorioso trionfo narrato negli scritti canonici. Le informazioni sono considerate una semplice storiella, e sono state aggiunte con lo scopo di dare al libro uno stile più sacro. Nel libro canonico di Ester non è menzionato il nome di Dio, mentre nei capitoli e versetti spuri vi sono abbondanti riferimenti ad esso. Si ritiene che l’aggiunta sia stata fatta verso il secondo secolo a.C.
SAPIENZA (di Salomone). Lo scopo del libro è di confortare i fedeli mostrando che malgrado le sofferenze sopportate e malgrado la prosperità temporanea degli empi, alla fine i fedeli che seguono i saggi consigli mieteranno benedizioni e vedranno la retribuzione inflitta agli empi. La sapienza è spesso personificata in questo libro, e verso la metà di esso è riportata la preghiera di Salomone per ottenere la sapienza. In seguito il libro riassume un po’ di storia da Adamo fino alla conquista di Canaan, traendone alcuni esempi di benedizioni per la sapienza e di calamità per la sua mancanza. C’è anche una descrizione dell’origine, della stoltezza e dell’abominazione dell’idolatria. Speciale attenzione viene data alle piaghe d’Egitto, per mostrare la condanna degli empi e la liberazione dei giusti.
In questo libro è molto evidente l’influenza greca. Molti suppongono che contenga le idee di Platone, particolarmente la credenza nell’immortalità dell’anima, e anche della preesistenza dell’anima rispetto al corpo. Esso mette in evidenza la crescente tradizione e la corruzione dei Giudei durante i secoli prima di Cristo. Sebbene si pretenda che Salomone sia l’autore del libro, vi sono riportati versetti degli scrittori posteriori Isaia e Geremia, e citazioni dalla versione dei Settanta, traduzione cominciata verso il 280 a.C. Inoltre, il libro fa allusione ad avvenimenti storici inapplicabili all’epoca di Salomone. Né l’autore del libro né il tempo della sua composizione possono essere precisati, ma sembra essere stato scritto da un Giudeo di Alessandria, probabilmente nel secondo secolo a.C.
ECCLESIASTICO. Questo libro è l’opera di un filosofo. La filosofia aveva un’attrazione popolare in quei tempi ed esercitava una certa influenza sui Giudei. Il libro tratta la sapienza, la condotta, le relazioni dell’uomo col suo Creatore, la legge, i proverbi, e la gloria di Dio riflessa nelle opere della creazione. Talvolta esso sembra voler inculcare la gentilezza piuttosto che la virtù. Le informazioni sono raggruppate insieme alquanto casualmente, senza uno schema chiaro e discernibile degli argomenti trattati.
Ecclesiastico è l’unico libro apocrifo di cui l’autore sia conosciuto. Fu scritto da Gesù figlio di Sirach, un Giudeo di Gerusalemme, probabilmente verso il 200 a.C., con la probabilità di una data anteriore di circa cento anni. La tradizione giudaica preferisce la data più remota, e se questa è giusta, il libro è il più antico degli scritti apocrifi. In tutti i modi, è chiaro che l’adorazione giudaica già degenerava in ritualismo. Il libro è citato nel Midrash e anche nel Talmud.
BARUC. Questo libro è modellato secondo gli scritti profetici. Si suppone essere stato scritto da Baruc, segretario di Geremia, mentre si trovava in Babilonia con i prigionieri. Esso consiste di una confessione dei prigionieri di essere stati peccatori, un’esortazione ad usare la saggezza e ad osservare la legge, una descrizione di Gerusalemme quale vedova, una consolazione per i suoi figli con la speranza di un ritorno, e l’ultimo capitolo si suppone sia una lettera di Geremia indirizzata a quelli ancora in Gerusalemme destinati ad essere condotti schiavi in Babilonia, di cui egli condanna l’idolatria.
Si pensa che i Giudei di Babilonia abbiano mandato questo libro, insieme a un po’ di denaro, a quei Giudei che ancora si trovavano a Gerusalemme. Nella sua pretesa che Baruc e Geremia ne siano gli autori il libro è falso, e a questa colpa aggiunge molte inesattezze. Che sia fondato su qualche prova storica documentata oppure che sia interamente una finzione è incerto. Si suppone che sia stato scritto nel secondo secolo a.C.
AGGIUNTE A DANIELE. Il cantico dei tre giovani. Questo consiste di 67 versetti spuri inseriti fra i versetti 23 e 24 del terzo capitolo del libro canonico di Daniele. È una lunga amplificazione della narrazione dei tre giovani ebrei nella fornace ardente. Prima, una preghiera è innalzata a Dio mediante Azaria, e la supplica viene esaudita quando Dio manda un angelo per rimuovere la vampa del fuoco della fornace facendovi spirare un vento fresco, dopo di che i tre giovani ad una voce irrompono in un cantico di lode che costituisce i rimanenti versetti spuri. Questi versetti si contraddicono e costituiscono una leggenda che si è sviluppata nella tradizione dei Giudei; quindi non sono ispirati.
Susanna e gli anziani. Questo tredicesimo capitolo aggiunto al libro di Daniele è un racconto della concupiscenza di due anziani per la virtuosa Susanna, che passeggia regolarmente nel giardino di suo marito. Un giorno essi la sorprendono sola nel giardino e le fanno proposte illecite. Susanna le respinge nonostante le minacce dei due anziani di accusarla falsamente di condotta immorale con un giovane. Le minacce vengono messe in atto, e Susanna è condannata a morte. A questo punto cruciale Daniele interviene e interrogando separatamente i due anziani smaschera la loro falsa testimonianza. L’innocente Susanna vive; i due anziani che cospirarono contro di lei muoiono. L’autore fu un Giudeo di lingua greca.
La distruzione di Bel e il dragone. Girolamo chiama giustamente una favola questo aggiunto quattordicesimo capitolo di Daniele. Il re Ciro cerca d’indurre Daniele ad adorare l’idolo di Bel, ma invece Daniele scopre l’inganno praticato dai sacerdoti di Bel, i quali mangiavano il cibo che simulavano fosse consumato dall’idolo a cui l’offrivano. Gli ingannatori muoiono e Daniele abbatte Bel. Di nuovo pregato dal re di adorare un serpente vivo, Daniele rifiuta e distrugge il serpente o dragone. In seguito gli adirati Babilonesi lo gettano nella fossa dei leoni per sette giorni, ma alla fine di questo tempo Daniele esce vivo dalla fossa e i suoi persecutori vi sono gettati dentro al suo posto per essere divorati. Le inesattezze storiche abbondano in questa favola dimostrandola non ispirata. Alcuni brani della leggenda si trovano nel Midrash.
PRIMO LIBRO DEI MACCABEI. Vi sono in tutto cinque libri dei Maccabei, ma soltanto due s’introducono illecitamente nel cànone della Bibbia cattolica. Non è necessario riassumere il contenuto del Primo Libro dei Maccabei, essendo ciò stato fatto nella precedente lezione. L’autore è sconosciuto; il libro fu scritto probabilmente verso l’inizio del secondo secolo a.C.
SECONDO LIBRO DEI MACCABEI. I primi due capitoli contengono due lettere con un invito ai Giudei in Egitto a celebrare una festa e con la narrazione di racconti leggendari. La seconda lettera termina con un riassunto dell’autore riguardante la sua fonte d’informazioni. Quindi il libro offre particolari sull’origine di alcune persecuzioni dei Giudei e aggiunge alcuni ragguagli sulla storia del Primo Libro dei Maccabei. La Chiesa Cattolica adopera II Maccabei 12:43-46 per sostenere la dottrina del “purgatorio” e le “preghiere per i morti”, ma un attento esame rivela che i versetti sostengono piuttosto la verità che “ci sarà una risurrezione dei giusti e degli ingiusti”. Il libro fu scritto durante la seconda metà del secondo secolo a.C., prima del Primo Libro dei Maccabei, ed è meno valevole di questo. Il libro contiene esagerazioni e ricorre alla tradizione.
[Domande per lo studio]
1. Quali fonti rigettarono i libri apocrifi?
2. Come e quando s’inserirono nel cànone della Bibbia cattolica?
3. Riassumete e commentate il contenuto di (a) Tobia. (b) Giuditta. (c) Aggiunta al libro di Ester. (d) Sapienza. (e) Ecclesiastico. (f) Baruc. (g) Il cantico dei tre giovani. (h) Susanna e gli anziani. (i) La distruzione di Bel e il dragone. (l) Primo Libro dei Maccabei. (m) Secondo Libro dei Maccabei.