Domande dai lettori
◆ Deuteronomio 21:10-13 indica che gli uomini israeliti potevano sposare le prigioniere straniere, mentre altri testi proibivano il matrimonio con le straniere. Non è questo contradditorio? — M. H., Pennsylvania, Stati Uniti.
Geova dice il motivo della generale proibizione concernente mogli straniere come segue: “Affinché non avvenga che esse, dopo aver fornicato coi loro dèi, non faccian fornicare anche i tuoi figli”. Il divino avvertimento fu pronunciato pure in questo modo: “Non prenderai le loro figliuole per i tuoi figliuoli, perché stornerebbero i tuoi figliuoli dal seguir me per farli servire a dèi stranieri”. (Eso. 34:16, Ti; Deut. 7:4) Il divieto non era basato su alcun pregiudizio razziale né su qualche ragione nazionalistica, ma unicamente allo scopo di proteggere gli israeliti dalla contaminazione della religione. Era per evitare contatti che potevano compromettere la purità di adorazione resa a Geova.
Ma osservate come le speciali circostanze implicate nel caso trattato in Deuteronomio 21:10-13 scansano questo pericolo di contaminazione: “Quando andrai alla guerra contro i tuoi nemici e l’Eterno, il tuo Dio, te li avrà dati nelle mani e tu avrai fatto de’ prigionieri, se vedrai tra i prigionieri una donna bella d’aspetto, e le porrai affezione e vorrai prendertela per moglie, la menerai in casa tua; ella si raderà il capo, si taglierà le unghie, si leverà il vestito che portava quando fu presa, dimorerà in casa tua, e piangerà suo padre e sua madre per un mese intero; poi entrerai da lei, e tu sarai suo marito, ed ella tua moglie”.
Ella si tagliava i capelli, il che era il consueto segno di dolore. (Giobbe 1:20; Isa. 15:2; Ger. 7:29; Amos 8:10; Mich. 1:16) Inoltre tagliava le unghie basse, in modo da eliminare questo mezzo di ornamento, dato che venivano dipinte per renderle attraenti; oppure le lasciava crescere e le trascurava, privandole della consueta attrattiva ottenuta con la manicure. (Deut. 21:12) Si spogliava degli abiti nel quali fu fatta prigioniera, poiché le donne delle forze sconfitte indossavano i loro abiti più belli e gli ornamenti nella speranza di trovar favore agli occhi dei loro conquistatori. Per un mese ella era in lutto, piangendo la perdita dei suoi cari e avrebbe così provato la completa distruzione fatta dalla guerra al momento della sua cattura. Le donne prigioniere erano probabilmente le uniche superstiti, e gli dèi pagani erano senza dubbio distrutti dai guerrieri israeliti. Non rimaneva quindi alcun legame con la nazione pagana, né sociale né religioso. Non c’erano suocere pagane con le quali gli uomini israeliti potevano unirsi.
Pertanto sposare una donna straniera così completamente priva di rapporti coi falsi dèi e i falsi adoratori era ammissibile. La cosa era molto diversa dall’unione con una donna straniera non prigioniera i cui parenti sarebbero vivi, i cui dèi religiosi sarebbero ancora adorati dalla sua famiglia, e che avrebbe di tanto in tanto avuto dei contatti coi suoi parenti pagani e coi loro dèi, e potrebbe mettere in contatto con loro anche il proprio marito israelita, contaminando così la sua pura adorazione. Erano dunque le speciali circostanze di Deuteronomio 21:10-13 che facevano una eccezione al divieto generale di contrarre matrimoni con donne straniere.