Attività dei testimoni di Geova in Italia
RAPPORTO TRATTO DALL’ANNUARIO (INGLESE) DEL 1951
Mentre il papa annunzia che un “anno santo” viene celebrato a Roma durante il 1950, i testimoni di Geova progrediscono costantemente nel paese d’Italia, rendendo santa devozione a Geova Dio e operando per gli interessi del suo santo regno. Malgrado gli ostacoli e i problemi che incontrano qui i ministri di Dio, tutti sono stati in grado di fare un eccellente progresso durante l’anno di servizio. Una delle difficoltà che avrebbe potuto far ritardare l’opera in Italia è stato lo sforzo compiuto per mandare via da questo paese i diplomati di Galaad. Ma per grazia del Signore siamo riusciti a farli ritornare affinché continuino la loro opera di testimonianza.
I giornali hanno fatto buona pubblicità alla predicazione dell’evangelo in Italia, ma più importante di questo sono state le nuove pubblicazioni fornite dalla Società per l’edificazione dei fratelli, compreso l’opuscolo Consigli sull’organizzazione teocratica, ch’è risultato di grande aiuto ai gruppi. Il lavoro in Italia è stato favorito con un aumento del 69 per cento; quindi ora vi sono 1.211 proclamatori, il massimo dell’anno di servizio 1950. Il servitore di Filiale ha fatto un interessante rapporto, parti del quale sono riportate qui.
Anche prima che i ventotto missionari fossero arrivati in Italia nel marzo 1949 l’ufficio aveva fatto regolare domanda richiedendo il visto per un anno per tutti loro. Dapprima i funzionari fecero capire che il Governo guardava la questione da un punto di vista economico e la situazione sembrava quindi rassicurante per i nostri missionari. Dopo sei mesi ricevemmo improvvisamente una comunicazione dal Ministero degli Interni che ordinava ai nostri fratelli di lasciare il paese per la fine del mese, in meno di una settimana di tempo. Naturalmente, noi rifiutammo di accettare questo ordine senza una battaglia legale e ogni sforzo possibile fu compiuto per giungere al fondo della questione affin di appurare chi era responsabile di questo colpo sleale. Parlando con persone che lavoravano al Ministero sapemmo che i nostri schedari non mostravano nessun ricorso della polizia o di altre autorità e che, perciò, solo qualche “pezzo grosso” poteva esser responsabile. Chi poteva essere egli? Un amico del Ministero c’informò che l’azione contro i nostri missionari era assai strana poiché l’atteggiamento del Governo era molto tollerante e favorevole verso i cittadini americani.
Forse l’Ambasciata poteva essere d’aiuto. Visite personali all’Ambasciata e numerosi colloqui col segretario dell’Ambasciatore risultarono tutti inutili. Era più che evidente, come ammisero anche diplomatici americani, che qualcuno che esercitava molto potere nel Governo Italiano non voleva che i missionari della Watch Tower predicassero in Italia. Contro questo forte potere i diplomatici americani semplicemente scrollarono le loro spalle e dissero: “Ebbene, voi lo sapete, la Chiesa Cattolica è la Religione di Stato qui e praticamente essi fanno quello che loro piace”.
Da settembre a dicembre ritardammo l’azione del Ministero contro i missionari. Infine, fu stabilito un limite; i missionari dovevano essere fuori del paese per il 31 dicembre. Non c’era da fare altro che osservare questi ordini. Inviammo i missionari nella parte della Svizzera dove si parla l’italiano. Dopo pochi mesi l’intero gruppo tornò in Italia, predicando di nuovo. Questa volta furono assegnati a diverse città, e quindi, questo non avrebbe fatto altro che far progredire migliormente l’opera.
E che dire degli interessati di buona volontà che i missionari avevano trovato nelle precedenti città alle quali erano stati assegnati? Le “pecore” non dovevano essere abbandonate. Il fratello Knorr approvò la scelta di nuovi pionieri speciali italiani che occupassero le case dei missionari e compissero la buona opera. Non si perse tempo nell’effettuare il mutamento e l’opera non ne soffrì. Il risultato di questo avvenimento fu che la parola andò in nuovi campi vergini. — Atti 8:1.
Il continuo aumento di proclamatori richiedeva più servitori di circoscrizione per le cinque circoscrizioni che servono i diversi gruppi nella penisola. Perciò, tre fratelli furono scelti durante l’anno per questo servizio. Otto assemblee di circoscrizione furono tenute e queste contribuirono molto a far organizzare e preparare i fratelli per la più efficace testimonianza nel futuro. Più che mai le assemblee di circoscrizione cominciano ad assomigliare alle ben organizzate assemblee che vengono tenute negli Stati Uniti.
Citiamo alcuni passi di una lettera d’un nostro servitore di circoscrizione. “Domenica mattina disposi per la testimonianza in comitiva in un piccolo paese che è arroccato sul fianco di un monte. Ne eravamo undici nella comitiva. Cominciammo il nostro lavoro alle ore 7 circa e mai io ebbi una casa così piena di persone che ascoltavano il messaggio. Mentre facevamo il servizio, nella strada principale sopra di noi era scoppiato un tumulto presso la piazza. Due preti impedivano ai fratelli di andare di casa in casa. Una folla di più di 100 persone si radunò prestamente, e i fratelli decisero che rimanendo lì non avrebbero potuto far niente. Ora l’intero paese era in subbuglio. Ogni persona che vedevo parlava dell’“evangelista”. Malgrado l’agitazione suscitata dai preti, tenemmo la nostra adunanza pubblica precedentemente annunziata e alle 11,30, solo un’ora dopo il tempo stabilito, cominciai il discorso di un’ora con 44 presenti. Questo era un buon numero considerando quanti ne erano stati impauriti dai preti.
“Dopo il discorso i fratelli andarono via e la famiglia presso la quale avevo pronunziato il discorso m’invitò a mangiare un piatto di spaghetti. Dopo una mattina così occupata io accettai volentieri questa opportunità di mettermi a sedere e mangiare in pace. Ma, avevo appena iniziato quando cominciarono ad entrare persone da tutte le parti, uomini e donne, giovani e vecchi. Quindi, fra un boccone di spaghetti e l’altro dovetti pronunziare un altro discorso che durò delle ore. Un gruppo di ragazze mi circondarono rivolgendomi una domanda dopo l’altra. Mentre rispondevo a una ragazza, un’altra mi afferrava il braccio chiedendo informazioni. Furono discussi molti soggetti: immagini, guerra, Pietro, inferno di fuoco, purgatorio, il Nuovo Mondo, ecc. Questo durò fino alle ore 21 quella notte. lo ero sfinito, perciò pensai ch’era tempo di rimandare la nostra discussione alla sera seguente. Mentre uscivo, la figlia del servitore di gruppo che era stata del tutto indifferente verso la verità e non mi avrebbe voluto nemmeno parlare i primi due giorni della mia visita mi seguì fuori di casa e disse: ‘Io pure voglio diventare una di quei proclamatori.’ Io le assicurai che saremmo stati lieti d’aiutarla a divenire una proclamatrice”.
Quindi, mentre questo quarto anno di espansione teocratica giunge alla fine con un nuovo massimo mensile, il decimo dell’anno, non possiamo non richiamare alla mente le parole d’incoraggiamento del fratello Knorr dette nella sua ultima visita in Italia nel maggio 1947. Sì, la sua speranza che presto vi sarebbero stati 1000 annunziatori del Regno da un capo all’altro del paese non soltanto è stata realizzata, ma anche di molto superata. In marzo abbiamo avuto i nostri primi 1000 proclamatori e in agosto abbiamo chiuso l’anno di servizio con più di 1200 proclamatori. La nostra meta è ora 2000 e con la grazia di Dio faremo il nostro meglio per raggiungere questa meta durante il 1951. Benché Roma sia un centro di concorso in questi giorni per migliaia di “pellegrini”, i testimoni di Geova son qui occupati degli interessi del loro Padre, gli interessi del Regno. Noi siamo grati a Geova perché abbiamo una salda organizzazione stabilita, perché abbiamo tenuto otto stimolanti assemblee di circoscrizione, perché vi sono 29 missionari di Galaad in nove città che fanno opera speciale, perché abbiamo superato la cifra di 1200 proclamatori, perché abbiamo avuto un nuovo libro e parecchi nuovi opuscoli assieme al nostro opuscolo di Consigli, e perché ora vengono fatti i preparativi per tenere la più grande assemblea nazionale mai tenuta, nella città di Milano la fine d’ottobre. Sì, per tutte queste benedizioni noi ringraziamo Geova perché è mediante la Sua misericordia, mediante la Sua immeritata benevolenza, che tutto questo è stato possibile e noi inviamo questo rapporto con grande gioia riconoscendo che tutto l’onore e il credito vanno a Lui solo.