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  • Una voce nel silenzio
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Svegliatevi! 1995
g95 22/8 p. 3

Una voce nel silenzio

CINQUANT’ANNI fa fu ucciso un mostro. Quando il mondo alzò il velo per osservare il Terzo Reich dopo la sua caduta, la scena raccapricciante che si presentò era un incubo troppo grande per essere compreso. Soldati e civili insieme potevano solo rimanere attoniti, in un muto orrore, di fronte ai resti agghiaccianti di una mostruosa macchina fatta per uccidere.

Quest’anno migliaia di persone hanno celebrato il 50º anniversario della liberazione dei campi di concentramento camminando in silenzio in quei luoghi desolati. Si sforzavano di concepire l’enormità dei crimini commessi: solo nel campo di sterminio di Auschwitz erano state uccise circa 1.500.000 persone! È stata un’occasione in cui stare in silenzio, un’occasione per riflettere su quanto l’uomo è stato disumano con i suoi simili. Tra i freddi forni crematori, nelle baracche vuote, fra i mucchi di scarpe echeggiavano domande inquietanti.

Oggi si prova orrore, indignazione. L’Olocausto, durante il quale diversi milioni di ebrei furono sistematicamente trucidati, rivela quanto era mostruoso e malvagio il nazismo. Ma che dire di allora? Chi ebbe il coraggio di parlare? Chi non lo ebbe?

Molti vennero a sapere per la prima volta delle stragi di massa solo alla fine della seconda guerra mondiale. Un libro spiega: “Le foto e i cinegiornali dei centri e dei campi di sterminio liberati dagli Alleati nel 1944 e nel 1945 portarono per la prima volta la scioccante realtà all’attenzione del grande pubblico, specie in occidente”. — Fifty Years Ago—Revolt Amid the Darkness.

Tuttavia, prima ancora che venissero istituiti i campi di sterminio una voce denunciava i pericoli del nazismo e lo faceva mediante Svegliatevi!, la rivista che avete in mano. All’inizio era nota come L’Età d’Oro e nel 1937 il titolo fu cambiato in Consolazione. A cominciare dal 1929 queste riviste, pubblicate dai testimoni di Geova, avvertirono coraggiosamente dei pericoli del nazismo, dimostrandosi all’altezza della dichiarazione che riportavano in copertina: “Una rivista di fatti, speranza e coraggio”.

“Come si può rimanere in silenzio”, chiedeva Consolazione nel 1939, “di fronte agli orrori di un paese, come la Germania, in cui 40.000 persone innocenti vengono arrestate in un colpo solo; in cui 70 di loro sono state messe a morte in una sola notte in una sola prigione; . . . in cui tutte le case, gli istituti e gli ospedali per gli anziani, i poveri e i bisognosi e tutti gli orfanotrofi vengono distrutti?”

Sì, come si poteva rimanere in silenzio? Mentre il mondo in generale non conosceva o non prestava fede alle orrende notizie che trapelavano dalla Germania e dai territori occupati, i testimoni di Geova non potevano starsene in silenzio. Essi conoscevano per esperienza diretta le crudeltà del regime nazista, e non avevano paura di parlare.

[Fonte dell’immagine a pagina 3]

Foto U.S. National Archives

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