Il miglior modo di aiutare il prossimo
Il mio più grande desiderio era quello di diventare missionario. Così, in giovane età, entrai in un istituto religioso come seminarista per iniziare gli studi che mi avrebbero permesso di raggiungere questo obiettivo. Ero pieno di fiducia nel prossimo e intenzionato a servire Dio e ad aiutare la gente. Le suggestive cerimonie religiose suscitavano in me intense emozioni. La vita programmata che svolgevo mi piaceva. Tuttavia alcune situazioni presentatesi in seguito mi indussero a poco a poco a riflettere di più sulle mie scelte.
Ricordo, ad esempio, che per giustificare la scarsità del vitto, i nostri tutori ci dicevano di pensare a quelli che soffrono la fame nel mondo e di mostrare il nostro amore per loro rinunciando a qualcosa. Mi sembrava un gesto nobile. Mi sacrificavo volentieri, pensando di piacere a Dio. Ma che delusione provai quando mi accorsi che i sacrifici erano richiesti solo a noi seminaristi, e non ai religiosi che insegnavano, i quali facevano ben poche rinunce! Poiché mangiavo poco e male mi ammalai, e la cosa mise in allarme i miei genitori. Il medico di famiglia mi consigliò di lasciare l’istituto per potermi curare meglio a casa. Tornato a casa, nel mio ambiente familiare, mi ripresi molto rapidamente.
Durante il periodo in cui ero stato lontano da casa, i miei genitori avevano iniziato delle conversazioni bibliche con due testimoni di Geova che andavano a trovarli ogni settimana. Incuriosito, decisi di ascoltare anch’io quello che avevano da dire. Che linguaggio semplice usavano! Mi colpì molto il loro modo di pregare. Io avevo imparato a invocare Dio recitando preghiere a memoria o leggendole da un libro. I Testimoni erano molto più spontanei, perché le loro non erano parole imparate a memoria, ma parole che scaturivano dal cuore.
Cominciai a leggere la Bibbia e a confrontarla con quel che già sapevo. Un giorno, esaminando il capitolo 20 del libro biblico di Esodo, notai un comandamento che per me era nuovo. Vi si vietava l’uso di immagini nell’adorazione. Ma gli edifici religiosi che ero solito frequentare ne erano pieni! Con questo in mente presi un libricino che leggevo ad alta voce durante le processioni. Vi trovai il Salmo 115 scritto in latino. Andai subito a leggerne la traduzione in italiano. Quel salmo contiene una ferma e chiara condanna dell’uso delle immagini. E io che lo recitavo proprio mentre seguivo un’immagine! Mi resi conto ben presto di aver seguito molte usanze di cui in realtà non comprendevo il significato.
Non volendo rimanere nell’ignoranza, proseguii lo studio della Bibbia. Tutti i componenti della mia famiglia divennero testimoni di Geova e anch’io ebbi la gioia di schierarmi con l’organizzazione di Dio, battezzandomi il 3 aprile 1965.
Ero entusiasta delle verità che apprendevo. Ma desideravo mostrare la mia riconoscenza a Geova Dio in modo più tangibile. Una delle cose che mi spinse a impegnarmi più intensamente nell’opera di predicazione della buona notizia fu il continuo aumento del popolo di Dio. Cercai allora di trovare un lavoro part time. Trovai sì un lavoro, ma non mi lasciava il tempo di compiere il servizio così pienamente come io volevo. Il tempo passava e io mi sentivo frustrato comprendendo di non utilizzarlo al meglio. Poi venne l’occasione che aspettavo: fui invitato a prestare servizio alla Betel, la sede dei testimoni di Geova in Italia. In seguito mi sposai. E dopo un periodo di intenso lavoro trascorso lì, fummo incaricati di svolgere l’opera a tempo pieno in una zona dell’Italia centromeridionale.
In tale zona abbiamo potuto aiutare varie famiglie a conoscere la Parola di Dio e ad applicare i princìpi biblici nella vita quotidiana. Abbiamo provato molte soddisfazioni impegnandoci ad aiutare il prossimo. In alcune occasioni è stata proprio la gente del posto a venirci a cercare per conoscere le verità bibliche. Una mattina una famiglia venne da noi perché voleva studiare la Bibbia. Tre o quattro giorni dopo ne venne un’altra con la stessa intenzione. Poi fu la volta di una signora . . . Insomma, era entusiasmante vedere tutte quelle persone che ci ascoltavano, il progresso spirituale che facevano e la felicità che conseguivano.
Ora siamo stati ulteriormente benedetti: mia moglie ed io siamo infatti impegnati nel visitare le congregazioni per incoraggiarle spiritualmente, svolgendo l’opera di circoscrizione.
Volevo fare il missionario per aiutare il prossimo! Mi è stato concesso il privilegio di far conoscere ad altri i sani insegnamenti di Geova Dio e di suo Figlio Gesù Cristo contenuti nella Bibbia. Dedicare tutto il proprio tempo e le proprie energie a quest’opera è senza dubbio il modo più significativo di aiutare il prossimo! — Da un collaboratore.