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  • Perché il distacco è così difficile per i genitori

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  • Perché il distacco è così difficile per i genitori
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Svegliatevi! 1983
g83 8/7 pp. 3-4

Perché il distacco è così difficile per i genitori

“CIAO MAMMA! CIAO PAPÀ!” dice per la terza volta. Fra un ciao e l’altro, ha trovato ogni scusa immaginabile per trattenersi un po’ di più.

Ma il “ciao” di adesso ha un accento definitivo. Un ultimo triste abbraccio, una ferma stretta di mano e se ne va. Voi, i genitori, vi guardate e vi rendete conto molto bene che non tornerà più per rimanere. La casa che un tempo risuonava della sua voce e del suo riso sembra ora molto vuota.

Quanto tempo, quante fatiche e quante preoccupazioni per i figli! Per una ventina d’anni essi sono stati il perno della vostra vita. “Ieri” il pianto del vostro bambino vi riempiva quasi di panico. Quando a sei anni aveva la febbre avete misurato ansiosamente a lunghi passi lo studio del medico. Avete trattenuto il respiro nell’aprire la loro pagella, dando poi un sospiro di sollievo nel vedere che erano stati promossi. Avete protestato quando i vostri figli adolescenti ascoltavano musica a volume troppo alto, ma avete pianto quando hanno parlato di andarsene di casa. E ora, a uno a uno, sono cresciuti e se ne sono andati tutti.

Non è strano che molti considerino una vera e propria impresa abituarsi al “nido vuoto”. “Per la prima volta nella mia vita”, ha confessato un uomo dopo che sua figlia se ne era andata di casa, “ho pianto a calde lacrime”.

Renato ed Eva avevano preparato i figli all’indipendenza. Eppure, quando i figli se ne sono andati, “c’è voluto un bel po’ per abituarsi”, hanno detto. “Si era così occupati a correre di qua e di là. E poi loro se ne vanno e si rimane solo in due. La cosa peggiore è tornare a casa e vedere che i ragazzi non ci sono”. Norma, che ha una figlia adulta, ammette: “C’è voluto un po’ per abituarmi al fatto che Lina non era nella sua stanza. Così tenevo la porta chiusa perché, se la lasciavo aperta, avevo sempre l’impressione che ci fosse e desideravo parlare con lei”.

Quasi tutti i genitori provano tali sentimenti contrastanti quando i “ragazzi” se ne vanno di casa. Il fatto che un figlio sia diventato maggiorenne è fonte di orgoglio e si è contenti alla prospettiva d’avere più tempo per se stessi. Nondimeno possono anche esserci tormentosi dubbi (“L’abbiamo tirata su bene?”), paura (“Nostra figlia è veramente pronta per cavarsela da sola?”), delusione (“Perché non ha sposato quel bravo Giovanni invece di questo perdigiorno?”) e sentimenti di colpa. Un recente studio mostra che specialmente gli uomini si rammaricano “di non avere dedicato più tempo ai figli quando erano piccoli”.

Il “nido vuoto” può far avvenire un cambiamento anche nel vostro matrimonio. Alcune coppie vanno più d’accordo. Altre no. “Oggi molti matrimoni finiscono con la separazione o il divorzio quando i figli se ne vanno di casa”, dicono gli autori di Ourselves and Our Children (Noi e i nostri figli).

Il distacco dai figli, inoltre, avviene spesso in un periodo della vita in cui le difficoltà non mancano. Per le donne ha inizio la menopausa, che, come ha scritto qualcuno, a una donna “può apparire come un voler porre inutilmente l’accento sull’affermazione ‘Non avrai più figli’”. Molti uomini vanno incontro a crescenti difficoltà nel lavoro o sono sempre più insoddisfatti della loro occupazione. Forse all’orizzonte si profila la pensione. L’inflazione può avere mangiato i loro risparmi. La salute può cominciare a declinare. Apparentemente spogliati della condizione di genitori, alcuni cominciano addirittura a domandarsi se valgano qualcosa.

Non è strano che alcuni genitori si rifiutino ostinatamente di lasciare che i figli vivano la propria vita! L’impulso di tenerseli stretti può sembrare irresistibile. Ma il fatto che se ne vadano non significa che perdiate i vostri figli. Significa mettere la vostra relazione con loro su un altro piano e riempire il vuoto che la loro partenza ha lasciato nella vostra vita.

Ma come? E perché è così importante concedere la libertà ai figli adulti se si vuol mantenere un rapporto sereno con loro?

[Testo in evidenza a pagina 3]

“Per la prima volta nella mia vita ho pianto a calde lacrime”

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