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  • Un genetista contro l’evoluzione
  • Svegliatevi! 1982
Svegliatevi! 1982
g82 8/9 p. 24

Un genetista contro l’evoluzione

GIUSEPPE SERMONTI — professore di genetica all’Università di Perugia (Italia), già presidente dell’Associazione Genetica Italiana e vicepresidente all’ultimo Congresso Internazionale di Genetica tenuto a Mosca —è fra gli studiosi che hanno riaperto in Italia il discorso contro la teoria dell’evoluzione delle specie. Egli ha così introdotto il suo recente volume Le forme della vita (Armando editore, Roma):

“Vi siete mai soffermati a vedere i gabbiani sospesi nel vento? Se tutti gli esseri della terra scomparissero e restassero solo i gabbiani, e magari i pesciolini per la loro alimentazione, pensate forse che dai gabbiani, col passare di milioni di anni, rinascerebbero gli animali che popolano la terra, e anche l’uomo e forse persino rane, farfalle e pesciolini?

“E seppure i gabbiani scomparissero, vi riesce di immaginare che i pesciolini del mare, per graduali trasformazioni, darebbero origine, alla fine dei tempi, a nuovi gabbiani o comunque a qualche nuovo genere di uccello marino capace di librarsi nell’aria?

“Sono convinto che nessun naturalista pensi e abbia mai pensato in cuor suo che qualcosa del genere accadrebbe mai. Naturalmente tutto questo è fantastico e nessuno vivrà abbastanza per assistervi (e poi ho supposto la scomparsa di ogni altro vivente). Eppure, verso la metà del secolo scorso, furono proprio i naturalisti a convincere l’uomo della strada che queste poco naturali trasformazioni si fossero verificate e quindi anche in futuro avrebbero dovuto compiersi.

“Diciamo che i naturalisti usarono argomenti più filosofici che scientifici, e infatti derivarono queste idee dai filosofi, e che tra tutti gli argomenti avanzati il più inoppugnabile era ed è rimasto questo: che se le specie che attualmente popolano la terra un tempo non c’erano, e ce n’erano altre, da qualche specie passata le specie attuali dovevano pur essere derivate. E poiché noi non vediamo le specie cambiarsi d’abito convertendosi l’una nell’altra, ciò deve essere avvenuto in qualche modo graduale e impercettibile, mediante il quale funzioni e forme si sono modificate e moltiplicate, realizzando sostanziose trasformazioni col passare dei milioni di anni o dei milioni di secoli.

“Questo è il fondamento della teoria dell’evoluzione. Io ne parlerò in questo libro, ma non mi soffermerò su di essa per più d’un capitolo, perché la logica su cui si fonda mi pare astratta ed estranea allo spirito della natura, nel quale (ancorché ineffabile) ripongo maggior fiducia che negli argomenti dei positivisti e degli economisti. Diffido poi profondamente di ogni pensiero che si faccia alleato del buonsenso, perché il buonsenso non è che l’assuefazione ad un’idea ripetuta e convenuta abbastanza a lungo da essere divenuta un’abitudine mentale. La verità non è cosa cui ci si abitua. Richiede sempre nuovo impegno”.

Egli conclude così il suo libro:

“Sulla riva del mare seguiterò ad osservare un gabbiano sospeso, immobile nel vento e a chiedermi come è entrato nell’esistenza, così perfetto e bello ed eterno. Sono convinto di una cosa: che mai abbandonerà la sua forma essenziale, se non per uscire dall’esistenza”.

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