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  • “Dimensioni dell’ignoranza umana”

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  • “Dimensioni dell’ignoranza umana”
  • Svegliatevi! 1981
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Svegliatevi! 1981
g81 22/1 p. 26

“Dimensioni dell’ignoranza umana”

Secondo il noto biologo e ricercatore dott. Lewis Thomas, l’uomo dovrebbe provare un maggior senso di meraviglia per la creazione che lo circonda. La rivista “Smithsonian” [pubblicata dal museo omonimo negli U.S.A.) osserva che gli scritti di Thomas sottolineano quanto poco sappiamo ancora noi uomini del mondo. Le dimensioni della conoscenza umana, ci rammenta, sono nulla in paragone con le dimensioni dell’ignoranza umana”.

Intervistato dalla suddetta rivista, Thomas ha fatto notare che ora “c’è molta più perplessità sulle leggi della natura che non un secolo fa”. Illustrando questo punto, ha narrato: “Lord Kelvin, eminente figura nel campo della fisica vissuto nel secolo scorso, disse che sapevamo tutto della fisica e che se fosse stato giovane non si sarebbe occupato di fisica perché non c’era più niente da fare se non mettere in ordine alcune cose. Poi vennero la teoria quantistica, la relatività, la meccanica quantistica e tutto il resto.

“Penso che tutto questo non finirà mai, visto che siamo una specie insaziabilmente curiosa, che esplora, che si guarda attorno e cerca di capire. Non troveremo mai la soluzione. Non riesco a immaginare un punto finale in cui tutti tireranno un sospiro di sollievo e diranno: ‘Ora comprendiamo tutto’. Continuerà ad essere oltre le nostre possibilità. . . . Stiamo studiando la natura molto più da vicino di quanto sia stato mai possibile. E invece di diventare più chiara e più facilmente comprensibile, è più difficile da capire”.

Timothy Ferris, l’intervistatore della “Smithsonian”, ha rammentato allora ciò che Thomas aveva scritto su come gli uomini dovrebbero reagire davanti alle meraviglie che vedono. “Parlando di embriologia, di come il cervello viene all’esistenza da ciò che a un certo punto era solo una cellula in embrione, lei scrive: ‘La gente dovrebbe andare in giro tutto il giorno, per tutto il tempo in cui sono svegli, dichiarando l’un l’altro l’infinita meraviglia, non parlando d’altro che di quella cellula!’” E non si dovrebbe anche esprimere meraviglia e parlare di Colui che progettò quella meravigliosa cellula? — Aprile 1980, pagine 127-142.

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